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"L'albero della Fortuna" di Carmine Abate è una pianta di fico

sabato 21 dicembre 2019
2' di lettura

Torino, 19 dic. (askanews) - Un albero di fico attorno a cui ruotano le storie degli abitanti di un paesino della Calabria, Spillace. È "L'albero della Fortuna", il nuovo romanzo di Carmine Abate, edito da Aboca. Protagonista della vicenda è il piccolo Carminù, un ragazzino che ha appena finito la scuola elementare e si appresta a trascorrere le vacanze estive. L'autore, intervistato a margine della presentazione al Circolo dei lettori di Torino, racconta: "È la storia di un ragazzino che cresce in un paese del Sud e che durante l'estate di passaggio tra la quinta elementare e le medie conosce un vecchio di 92 anni che si chiama Nuni Argentì e che prende la sedia di casa sua per metterla sotto un albero di fico. Un albero che appartiene a tutto il vicinato e che è stato accudito quando era una piantina tenera, poi è cresciuto, è stato potato ed è diventato l'albero di tutti". Ed è proprio sotto quell'albero che si dipanano le storie che si intrecciano nel romanzo, quelle raccontate dai personaggi e quelle vissute. Aboca ha lanciato recentemente una collana di libri di narrativa "Il bosco degli scrittori". Ad ogni scrittore coinvolto è stato chiesto di scegliere un albero attorno a cui imbastire un racconto o un romanzo. Abate da subito non ha avuto dubbi sulla sua scelta. "L'albero del fico è straordinario. Fruttifica due volte all'anno e fin da quando ero bambino mi piaceva perché è una pianta tenace, che resiste all'insensatezza degli uomini. È il simbolo della natura che resiste. Partendo dall'albero ho quindi raccontato una storia di formazione, in sintonia con la collana, che si chiama 'Il bosco degli scrittori'. È stato affidato a diversi scrittori italiani il compito di raccontare il proprio mondo attraverso un albero. E io ho scelto il mio albero del cuore: il fico". Nel libro il fico diventa una presenza evocativa, che ascolta i desideri del protagonista e non solo, molti dei quali poi si avverano. Una vicenda quella di Carminù non priva di suggestioni autobiografiche. "Come in ogni mio libro lo spunto iniziale è al 100% autobiografico. In questo caso il protagonista si chiama Carminù, io mi chiamo Carmine. C'è molto di autobiografico. Anche io sono cresciuto in un piccolo paese e anche io come il protagonista ho avuto un padre che ha vissuto in paese ma sempre con la spada di Damocle sulla testa dell'emigrazione. Anche io ho vissuto le amicizie che racconto in questo libro, che è anche un romanzo sull'amicizia, quella più pura e più vera dell'infanzia e che noi consolidavamo scambiandoci un garofano rosso il giorno di San Giovanni o San Pietro e Paolo".

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