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Il contemporaneo nel sacro: Stefano Arienti a Sant'Eustorgio

giovedì 28 marzo 2019
2' di lettura

Milano, 26 mar. (askanews) - Un progetto di ampio respiro, che presenta lavori diversi e prova a stabilire una relazione consapevole tra il contemporaneo e il sacro. Stefano Arienti, uno degli artisti italiani più importanti, arriva nel complesso museale dei Chiostri di sant'Eustorgio a Milano con una mostra diffusa su più spazi e in costante dialogo con l'arte classica. "Fiori" è curata da Angela Vettese e si apre all'interno del Museo Diocesano con un confronto diretto tra il "Compianto sul Cristo morto" del pittore cremonese del Cinquecento Altobello da Melone e una serie di nuovi lavori di Arienti. "Altobello - ha detto ad askanews - è un artista che mi interessa molto, mi piacciono molto gli artisti del Rinascimento e in questo caso ho cercato di avvicinarmi a quelle che potevano essere le sue prime intuizioni quando ha cominciato a tracciare la disposizione delle figure nello spazio di questa scena molto complessa che è un compianto su Cristo morto". Il tema della relazione con il sacro è l'alimento principale della mostra e Arienti, brillante nel riconoscere come anche il sistema dell'arte contemporaneo pensi se stesso come una sorta di congrega di adepti, colloca il proprio lavoro nei diversi ambienti con delicatezza, ma senza rinunciare alla sua poetica, che a volte pare nascondersi, ma in realtà si giova della relazione con il luogo. "E' veramente stimolante - ha aggiunto Arienti - perché si tratta di cercare di portare una sensibilità contemporanea dentro una tradizione molto antica, che ha prodotto della grande arte soprattutto in Italia e ha prodotto anche dell'arte pubblica, che tutti possono fruire". E poi ci sono i fiori che danno il titolo alla mostra, opere che hanno tecniche diverse, dai poster di Van Gogh su cui l'artista interviene pittoricamente alle fotografie sulle quali applica pezzi di puzzle come se fossero tessere colorate di mosaico, senza dimenticare i tappeti tinti o la grande installazione, un'opera unica alla fine, che cambia il volto del cimitero paleocristiano. "Avevo voglia di fare una mostra sui fiori - ha concluso Stefano Arienti - e mi ha spinto a confrontarmi con i fiori il fatto che qui ci sono tutte le tracce del culto dei morti. Tracce che vanno indietro fino a 2mila anni fa. Il cimitero romano e quello cristiano, le tombe dei Magi o di Pietro martire, le tombe gentilizie: e accanto al culto dei morti c'è spesso l'uso dei fiori, che spesso si trovano anche nello spazio sacro". La mostra milanese, che nella parte della basilica di Sant'Eustorgio è liberamente visitabile come fosse un intervento di arte pubblica, resta aperta nel complesso dei Chiostri fino al 5 maggio.

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