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Spief, la Davos russa pensa cinese ma sogna italiano

sabato 8 giugno 2019
2' di lettura

San Pietroburgo (Russia), 8 giu. (askanews) - E si chiude anche questa edizione del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, dopo due giorni molto intensi di incontri e una partecipazione cinese per certi versi, debordante. La Russia di Vladimir Putin è apparsa, più che isolata, molto orientata verso Est, con un ospite d'onore come Xi Jinping che ha dominato per tutti i giorni dello Spief, organizzato da Roscongress. E proprio nel bel mezzo della guerra commerciale tra Washington e Pechino, tra un panel e l'altro Huawei ha condiviso i piani di cooperazione con la Russia, durante un incontro del presidente russo con gli imprenditori, secondo quanto ha riferito l'amministratore delegato del Fondo di investimento diretto russo Kirill Dmitriev. Parterre comunque di alto profilo. Italia rappresentata Manlio Di Stefano, sottosegretario per gli Affari esteri e la Cooperazione internazionale e dall'ambasciatore Pasquale Terracciano; ma pure da numerosi capitani di industria, come Francesco Starace, l'amministratore delegato di Enel. La compagnia italiana è ormai da oltre 10 anni in pole nell'incontro annuale che il leader del Cremlino tiene con i top investitori. "Noi dall'Italia compriamo tecnologia - ci dice il neo commendatore Andrey Melnichenko, patron di EuroChem - ad esempio nel progetto che abbiamo presentato oggi: per 800 milioni di euro di investimento, una parte significativa è tecnologia italiana. Abbiamo poi un altro progetto in Kazakhstan, e anche lì, una parte significativa della tecnologia sarà italiana". E c'è molta Italia anche in un progetto più russo che mai: la Aurus, automobile gioiello di Putin come ha spiegato il vice presidente dell'associazione di business Gim Unimpresa, Vittorio Torrembini durante un panel. La limousine presidenziale vede infatti la partecipazione di PMI italiane. Ad esempio per gli interni, eseguiti da una azienda insediata nella Regione russa di Samara. Ma anche altre PMI del nostro Paese hanno collaborato. Insomma quella rete economica che manca alla Russia e che potrebbe salvare la sua produttività. Per il resto, come diceva Dostoevskij a salvare il mondo, ci pensa la bellezza.

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