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Le Regioni contro il decreto sicurezza ricorrono alla Consulta

sabato 12 gennaio 2019
2' di lettura

Roma, (askanews) - Dopo i sindaci, contro il decreto sicurezza si muovono le regioni, e sono quelle governate dal centronistra: Toscana, Umbria e Piemonte annunciano il ricorso alla Corte costituzionale e altre regioni lo stanno valutando. Il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, candidato alle primarie del PD, inquadra la questione in una più generale rivolta contro l'azione di governo. "Noi in primo luogo abbiamo messo in bilancio 1,2 milioni di euro per mitigare in parte gli effetti devastanti di questo decreto sicurezza - ha detto Zingaretti - perché permetteremo agli Sprar di non chiudere. Stiamo valutando anche il ricorso ovviamente che deve essere un ricorso cogente e preparato dal punto di vista normativo nel migliore dei modi. "Io credo che quello che stiamo pagando in questo paese sia quello che io chiamo 'il costo dell'odio'. Il costo dell'odio che è dietro ormai quasi ogni scelta che questo governo mette in campo, la ricerca del capro espiatorio". A differenza dei comuni che da giorni si sono schierati per esempio con Orlando a Palermo e De Magistris a Napoli, le regioni possono fare ricorso direttamente alla Corte Costituzionale, abbreviando notevolmente i termini dell'azione giudiziaria. L'azione ormai annunciata da numerosi comuni dovrebbe invece passare per l'intermediazione di un giudice. Lo scopo è lo stesso: dimostrare che la revoca della protezione umanitaria come dice Orlando è una "norma inumana che contrasta con la Costituzione e con i valori fondamentali dell'Italia". Per conto suo l'artefice del decreto, il ministro dell'Interno Matteo Salvini, continua la sua battaglia social contro i sindaci che hanno guidato la rivolta e contro i politici che li spalleggiano. Per Salvini essere contro il decreto sicurezza significa essere a favore dei clandestini e contro gli italiani.

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