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Dallo smartphone alla tavola: viaggio nel mondo di Deliveroo

sabato 27 gennaio 2018
3' di lettura

Milano (askanews) - Le consegne di cibo a domicilio rappresentano un settore che, negli ultimi anni, è cresciuto in maniera esponenziale. Leader del mercato a livello globale è Deliveroo, marchio fondato da Will Shu a Londra che ora opera in 12 Paesi del mondo e che in un anno ha generato oltre un miliardo di euro per il settore della ristorazione. Siamo andati alla scoperta della realtà italiana, partendo dagli uffici di Deliveroo a Milano, dove ci ha accolto il general manager per il nostro Paese, Matteo Sarzana. "Deliveroo - ci ha spiegato Sarzana - ha portato non più il cibo in generale a domicilio, ma ha permesso ai migliori ristoranti di consegnare a casa di tantissimi clienti nuovi, come se mettessero un piccolo tavolo a casa di ogni persona che ordina". Tra i ristoranti che lavorano con la piattaforma digitale a Milano c'è anche la pizzeria Lievità di Gianmaria D'Angelo, casertano che, partito dall'Italia ha poi scoperto Deliveroo e, in particolare, le cucine virtuali di Deliveroo Editions a Londra. Forte di quell'esperienza è poi tornato nel nostro Paese e oggi sottolinea il circolo virtuoso della collaborazione con la piattaforma digitale. "Sia lato ristorante sia lato piattaforma ci sono dei benefici reciproci". Elemento decisivo, e talvolta messo sotto i riflettori della critica, sono i rider che ritirano e consegnano le ordinazioni dei clienti. Michele Topuntoli è uno di loro che, grazie alla sua bici cargo, può effettuare anche consegne voluminose e che, nella vita, oltre a lavorare con Deliveroo gestisce anche una officina ciclistica. "Grazie a Deliveroo - ci ha raccontato Michele - oltre alla mia attività principale riesco ad avere una seconda fonte di reddito, perché posso lavorare negli orari del pranzo e le sere, grazie alla flessibilità che Deliveroo offre. Vedi tante cose, tante case in centro anche particolari. Si vedono tante cose facendo questo lavoro". Al centro del business di Deliveroo c'è il tragitto dall'ordine alla consegna in casa dei clienti. Primo passo naturalmente è la scelta dei piatti online, poi la palla passa ai ristoranti. "Una volta ricevuta la comanda da parte della piattaforma - ha proseguito D'Angelo - quest'ultima viene gestita più o meno come se fosse la comanda di una sala normale. Si cerca di preparare il prodotto quanto più possibile a ridosso dell'arrivo del rider, affinché il cliente lo riceva nelle condizioni migliori e alla temperatura migliore". Il cuore tecnologico di Deliveroo è un algoritmo, che ha un nome, Frank. "L'algoritmo - ci ha spiegato Sarzana - fa ciò che gli umani non sono bravi a fare, ovvero prendere in considerazione tutti quelli che sono gli elementi, tutti quelli che sono gli ordini in un momento, tutti quelli che sono i rider e i ristoranti disponibili in un certo momento e prendere la decisione migliore in termini di efficienza. Che cosa vuol dire per chi è coinvolto: per i rider vuol dire diminuire il più possibile le distanze, da quando l'ordine gli viene proposto, fino al ristorante e poi dal ristorante al cliente. Per il ristorante vuol dire aiutarli a gestire la mole di ordini, sapendo esattamente quanto tempo il ristorante impiega in media per ogni piatto, e infine efficienza per il cliente, perché se raggiungiamo l'efficienza nei primi due passaggi, poi anche al cliente arriva il pasto che ha ordinato in un tempo minore". La sensazione, da osservatori esterni, è quella che ci sia una sempre maggiore interazione tra la vita digitale e la vita reale, che nel mondo del cibo prende connotazioni molto concrete e, ovviamente, gustose, da tanti punti di vista. Compresi, nell'ottica dell'azienda, i grandi risultati a livello di numeri. "Nel 2017 sul 2016 - ha concluso Matteo Sarzana - Deliveroo è cresciuta del 195%, abbiamo aperto otto città. I passi per i prossimi anni sono in primis continuare il piano di espansione, Deliveroo ha l'obiettivo di diventare un player nazionale, il che vuol dire andare anche oltre quelle che sono le classiche grandi città o metropoli. La voglia di avere cibo di qualità c'è in tutte le città d'Italia".

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