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In Crimea al via il Koktebel Jazz Party 2018, musica sul Mar Nero

sabato 25 agosto 2018
1' di lettura

Koktbel, (askanews) - Tutto pronto a Koktebel, in Crimea, la penisola annessa alla Russia con un referendum nel 2014, per il tradizionale appuntamento del "Koktebel Jazz Party", il festival internazionale di Jazz, al via venerdì 24 agosto. Quest'anno, per la prima volta, l'evento si terrà simultaneamente in cinque sedi della Crimea: oltre al Main e Voloshin e alla Grand Arena di Gurzuf, gli ospiti si alterneranno sul palco sul lungomare di Koktebel e sul delfinario, affacciati sul Mar Nero. Per tre giorni consecutivi suoneranno musicisti provenienti da Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna, India, Cina, Armenia. Il Festival è stato ideato nel 2013 da una iniziativa privata, grazie al fondatore, il giornalista Dmitry Kiselev. Con il tempo ha assunto sempre più popolarità tra gli amanti del jazz, e non solo.

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L'Avana, 16 mar. (askanews) - Tra continui black out, carburante quasi introvabile e minacce da Trump, la tensione Cuba continua a salire. Il cibo scarseggia, mancano ormai tutti i beni di prima necessità, ferme quasi tutte le attività commerciali, gli ospedali, e gli uffici. E tra la popolazione dilaga la protesta, i manifestanti hanno preso d'assalto anche la sede del partito Comunista nella città di Moròn, comune agricolo nella provincia di Ciego de Avila, considerato uno dei baluardi della Cuba comunista. Si è così passati ai disordini, agli assalti e alle auto bruciate in tutta l'isola.

Sotto accusa il governo di Miguel Dìaz-Canel, ma anche il blocco petrolifero imposto dagli Stati Uniti che ha fermato l'arrivo di greggio dal Venezuela del deposto Maduro, che si aggiunge all'embargo economico imposto da Washington da decenni.

Il presidente Donald Trump ha più volte detto esplicitamente di volere un cambio di regime all'Avana dichiarando che Cuba il prossimo obiettivo.

Miguel Dìaz-Canel ha riconosciuto il malcontento popolare per la carenza di energia elettrica e la crisi economica sull'isola, ma ha avvertito che "non saranno tollerati" atti di vandalismo come quelli registrati nelle ultime ore.

In questa situazione il turismo, importante fonte di reddito per l'isola caraibica, è in crisi totale e gli arrivi sono quasi azzerati.

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"È normale che quanti traggono profitto da questo stretto contribuiscano a fare in modo che non accada nulla di spiacevole laggiù", ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti ricordando che Europa e Cina dipendono fortemente dal petrolio del Golfo, a differenza degli Stati Uniti. Teheran sta prendendo di mira lo Stretto di Hormuz come rappresaglia contro gli attacchi israelo-americani, con l'obiettivo di renderlo impraticabile: una strategia che mira a danneggiare l'economia mondiale per fare pressione su Washington, mentre i prezzi del petrolio continuano a salire.

Dalla Cina un invito a fermare immediatamente le operazioni militari nell'area dello stretto di Hormuz, dopo le dichiarazioni di Trump sulla possibile creazione di una coalizione internazionale incaricata di scortare le navi attraverso il passaggio strategico del Golfo Persico.

"La Cina invita ancora una volta tutte le parti a fermare immediatamente le operazioni militari a Hormuz, ed evitare un'ulteriore escalation delle tensioni e prevenire un deterioramento della situazione regionale che potrebbe avere conseguenze ancora più gravi per l'economia globale", ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian.

In occasione del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles i ministri degli Esteri Ue discutono delle difficili situazioni in Medio Oriente. Secondo l'Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas l'Unione europea valuta l'ipotesi di un'iniziativa internazionale per garantire il passaggio di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz, ispirata all'accordo che durante la guerra in Ucraina ha consentito l'esportazione di grano dal Mar Nero.

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Secondo l'agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, quartieri residenziali e alcune infrastrutture sarebbero stati colpiti in nuovi attacchi a Teheran attribuiti a Stati Uniti e Israele.

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