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Siria, Usa smentiscono Macron: le nostre forze via al più presto

sabato 21 aprile 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - La missione delle forze americane in Siria "non è cambiata" e il presidente Donald Trump punta a farle rientrare negli Stati Uniti "il prima possibile". La Casa Bianca, attraverso la sua portavoce Sarah Sanders, ha smentito il presidente francese Emmanuel Macron che in un'intervista in tv, dopo aver rivendicato la legittimità dell'attacco lanciato in Siria da Francia, Stati Uniti e Regno Unito, aveva rivelato di aver convinto il presidente Usa a restare a lungo nel Paese. "La missione non è cambiata - ha fatto sapere invece Sanders - il presidente ha detto chiaramente che vuole riportare a casa le forze americane il prima possibile - siamo determinati a distruggere l'Isis e a creare le condizioni che ne impediscano il ritorno. E ci aspettiamo che i nostri alleati e partner regionali assumano maggiori responsabilità, sia militarmente che finanziariamente, per garantire la sicurezza della regione". Intanto, gli ispettori dell'Opac, l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, iniziano la loro indagine sul presunto uso di armi chimiche a Douma e all'Aia, in Olanda, dove si tengono colloqui d'emergenza sull'attacco, sono già arrivati gli ambasciatori russo e francese in Olanda. Dopo la bocciatura della risoluzione russa sui raid, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno fatto circolare una bozza di risoluzione congiunta al Consiglio di sicurezza Onu che punta ad aiuti umanitari senza ostacoli, a una tregua immediata e in cui si chiede a Damasco di impegnarsi nei negoziati di pace sotto egida Onu. Ci sarebbe anche la questione più spinosa: un'inchiesta indipendente sulle armi chimiche in Siria.

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Carburanti, Salvini: "No lockdown, ma Ue si svegli o a maggio è caos"

Roma, 25 apr. (askanews) - "Non stiamo prendendo in minima considerazione la chiusura di scuole, fabbriche, ospedali, razionamenti, lockdown. Quello che è urgente è che a Bruxelles qualcuno si svegli, sospenda le regole ferree dei bilanci europei e ci permetta di usare tutti i soldi che abbiamo per aiutare gli italiani in difficoltà. Il mio problema non è la mancanza di carburante, il mio problema sono i costi, del diesel, del gas, della luce, del carrello della spesa. Noi possiamo mettere miliardi nelle tasche dei lavoratori e imprenditori, le regole europee oggi ce lo impediscono. Per assurdo, oltre a questa stramaledetta guerra, il primo problema per le tasche degli italiani è a Bruxelles". Lo ha detto il leader della Lega e vice premier Matteo Salvini parlando con i giornalisti a Tavarnuzze, alle porte di Firenze, al Florence american cemetery dove si è recato in occasione del 25 aprile.

Il monitoraggio dell'Ue? "Non ci serve, dobbiamo poter usare i soldi degli italiani per aiutare gli italiani in difficoltà, altrimenti a maggio si fermano migliaia di camion e se si fermano i negozi sono vuoti ed è il caos. Bruxelles intervenga nell'arco di pochi giorni, chi dice ne riparleremo a giugno o è in malafede o è un cretino, bisogna parlarne adesso" ha aggiunto.

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Salvini al Florence American Cemetery: "25 aprile di tutti, per tutti"

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Al corteo 25 aprile a Roma "Partigiani della pace" e "Free palestine"

Roma, 25 apr. (askanews) - "Partigiani della pace" si legge su uno striscione rosso fuoco firmato FC (Fronte Comunista) e FGC (Fronte Gioventù Comunista), "Viva l'Italia che resiste" o "Noi con i fascisti abbiamo finito di parlare il 25 aprile 1945", recitano altri striscioni con la sigla della CGIL e poi bandiere della Pace o della Palestina e l'immancabile grido "Free Palestine": sono le immagini di alcuni partecipanti al tradizionale corteo promosso dall'Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) in occasione del 25 aprile a Roma, che da Piazza di Porta San Paolo si è diretto a Parco Schuster.

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Al via elezioni locali palestinesi, primo voto a Gaza dopo 20 anni

Roma, 25 apr. (askanews) - I palestinesi della Cisgiordania e di una zona centrale della Striscia di Gaza hanno iniziato a votare alle 7 del mattino per le elezioni municipali, le prime dalla guerra di Gaza e il primo voto nella Striscia dopo 20 anni.

"Siamo a Deir el-Balah, cari concittadini. Oggi, 25 aprile 2026, presso il Centro Hussein Baraka n. 1, sono iniziate le votazioni. I seggi sono pronti ad accogliervi e siete tutti i benvenuti", dice un volontario ai seggi.

Sono circa 70.000 gli aventi diritto nella zona di Deir el-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, città scelta come banco di prova per il rilancio del processo democratico dato che ha subito relativamente meno danni rispetto ad altre aree nel conflitto con Israele.

Questo è il primo voto nella Striscia di Gaza dal 2006, quando Hamas vinse le elezioni legislative e prese poi il controllo dell'enclave dopo scontri con Fatah, il partito del presidente dell'Autorità Palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas).

"Chiedo a Dio che questo sia l'inizio di ulteriori sviluppi positivi, come elezioni legislative o presidenziali. Se Dio vuole, sarà un buon inizio e le organizzazioni internazionali ricominceranno a impegnarsi con la Striscia di Gaza dopo 20 anni di abbandono dovuti ad accuse di illegittimità", ha commentato ad Afp Ibrahim Al-Azaizeh, pensionato.

Secondo la Commissione elettorale centrale con sede a Ramallah - scrive Afp - quasi un milione e mezzo di persone sono iscritte nelle liste elettorali della Cisgiordania occupata da Israele. La maggior parte delle liste elettorali è allineata con il partito laico-nazionalista Fatah del presidente Mahmud Abbas, oppure si presenta come indipendente. Non ci sarebbero liste affiliate con Hamas, l'acerrimo rivale di Fatah, che controlla quasi metà della Striscia di Gaza.

"In questo giorno si celebra davvero la democrazia. Per noi conferma che questo popolo, il popolo palestinese, nonostante tutte le tragedie, nonostante l'assedio e nonostante tutto ciò che l'occupazione israeliana sta facendo, ha deciso di esercitare il proprio diritto democratico eleggendo i propri consigli e organi locali", afferma un candidato, Munif Taridh.

Abbas, che ora ha 90 anni ed è rimasto al potere per oltre 20 anni senza mai essere rieletto, promette spesso elezioni legislative e presidenziali che non si sono mai tenute.

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