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Spreco alimentare genera 8% delle emissioni globali di gas serra

sabato 21 aprile 2018
3' di lettura

Milano (askanews) - La lotta allo spreco alimentare ha cifre impressionanti a livello mondiale. Costituisce uno dei più grandi paradossi della società contemporanea. Eppure nonostante le dimensioni, non sempre c'è consapevolezza del problema. Quello che occorre è una nuova cultura rispetto alla produzione e al consumo di cibo, a tutte le latitudini del Pianeta. E in occasione della Giornata mondiale della Terra, che si celebra il 22 aprile, il Barilla center for food and nutrition ha scelto proprio la lotta allo spreco alimentare come tema chiave, offrendo cifre e spunti di riflessione su questa piaga globale. "Un terzo di tutto il cibo che viene prodotto a livello mondiale - ha spiegato Ludovica Principato ricercatrice della Fondazione BCFN ad askanews - viene sprecato, buttato via lungo l'intera catena alimentare. Nei Paesi sviluppati il problema è a livello di consumatori, consumo domestico sia dentro che fuori casa, siamo noi che più o meno inconsapevolmente sprechiamo del cibo. Invece nei Paesi in via di sviuppo c'è un problema molto grosso nelle prime fasi della filiera agroalimentare soprattutto per la mancanza di investimenti e infrastrutture adeguate per consentire trasporto e stoccaggio degli alimenti". Tutto questo non ha solo ricadute economiche e sociali, ma impatta profondamente sull'ecosistema: "In termini di impatto ambientale lo spreco alimentare pesa sicuramente tanto: è stato calcolato che se lo spreco alimentare fosse un Paese questo sarebbe il terzo più grande emettitore di gas serra dopo la Cina e gli Stati Uniti, causando ben l'8% di tutte le emissioni globali e di gas serra". In Italia, come ha dimostrato l'indice di Sostenibilità della Fondazione Barilla, la situazione è migliorata nell'ultimo anno grazie alla legge Gadda per la donazione di cibo in scadenza o scaduto da parte degli esercenti. Ma tra i consumatori c'è ancora poca consapevolezza del problema: "Purtroppo siamo messi ancora male a livello di consumi domestici e di spreco alimentare basta pensare che secondo l'indice di sostenibilità alimentare ben 145 chilogrammi di spreco ogni anno ricadono su ognuno di noi, un quantitativo che potrebbe sfamare una famiglia di 3 persone in un anno. In termini di costi a livello familiare è stato stimato un costo di 450 euro all'anno per ogni famiglia". Sul fronte delle aziende, la riduzione dello spreco è un impegno che ha anche un suo ritorno economico visto che per ogni dollaro investito nella riduzione degli sprechi si stima se ne guadagnino in media 14. I margini di miglioramento ci sono sempre ma ora quello che serve è un cambio di passo nel processo decisionale e di acquisto del consumatore, che tradotto vuol dire seguire abitudini semplici come fare la lista della spesa, o non andare al supermercato troppo affamati, o ancora ridurre le porzioni di cibo a tavola e magari riscoprire la cucina degli avanzi. "Noi della fondazione Barilla abbiamo proposto un decalogo per i consumatori che porta consapevolezza nel consumatore e con delle piccole pratiche a ridurre gli sprechi Attenzione alle date di scadenza: consumare preferibilmente entro è diverso da consumare entro e non oltre; poi gli alimenti in scadenza andrebbero messi nel frigorifero e nella credenza davanti rispetto a quelli con scadenza più lunga". E se questi sono i consigli per i consumi domestici vale la pena ricordare che quando si va a cena o a pranzo fuori è buona pratica richiedere la doggy bag se non consumiamo tutto: "Purtroppo in Italia ci sono ancora diverse ritrosie a livello sociale e culturale nel chiedere la doggybag cosa che per esempio non avviene in America dove è accettato culturalmente anche nei ristoranti più di livello" .

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