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Il senso di Zeffirelli per il "Rigoletto": all'Opera di Muscat

sabato 10 novembre 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - Ancora animato dalla passione, Franco Zeffirelli nella sua villa romana ha presentato il progetto di un nuovo "Rigoletto": è previsto in scena nel settembre del 2020 a Muscat, capitale dell'Oman. Presentazione particolare, illustrata alla stampa fra i cimeli di una carriera smisurata, in grande pompa e alla presenza anche della ministra dell'Alta Educazione dell'Oman, Rawya Saud Al Busaidi. Ministra in rappresentanza dell'immenso teatro omanita che vuole essere sintesi di tradizione e modernità. Umberto Fanni, dal 2014 Direttore Artistico della Royal Opera House Muscat, spiega che per Zeffirelli è un ritorno. "Il teatro era stato inaugurato nel 2011 proprio con una produzione magnifica di Turandot e abbiamo pensato di reinvitarlo nuovamente come omaggio a uno dei più grandi se non il più grande regista d'opera di tutti i tempi." La produzione commissionata dal teatro omanita è in collaborazione con Arena di Verona, Opera di Roma per i costumi e Fondazione Franco Zeffirelli. Per Fanni, la sfida in prospettiva è trasformare Muscat; da teatro ospitante della tradizione lirica occidentale, anche di grandi allestimenti e grandi artisti, perché non sono i mezzi a mancare, a teatro di produzione. Zeffirelli a 95 anni resta un nome di enorme richiamo. In effetti il progetto del Rigoletto è un recupero: già in cantiere per l'inaugurazione, in lizza con Turandot, torna adesso in auge, spiega Pippo Corsi Zeffirelli, vicepresidente Fondazione Zeffirelli. "Noi siamo molto contenti, il maestro è felice naturalmente; per sua fortuna era una produzione già preparata con gli assistenti da tutti i punti di vista, registico, scenografico, per cui è uno spettacolo pronto e siamo contenti che l'Oman lo abbia reinvitato". Un sogno nel cassetto insomma. Il maestro ci ha lavorato con il suo storico assistente alla regia Stefano Trespidi. Perché nella carriera di Zeffirelli manca una regia matura del capolavoro verdiano. Ha lavorato con tutti i cantanti, tutti i direttori, tutti i registi; Callas, Pavarotti, Visconti, tutti i grandi della terra; ma in scena, la storia terribile del gobbo maledetto con tutte le sue contraddizioni, "Rigoletto", non la portava dagli anni Sessanta.

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