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Da Torino all'Iss, 450 studenti per la Zero Robotics Competition

sabato 13 gennaio 2018
2' di lettura

Torino (askanews) - I liceali russi indossano una maglietta rosso fuoco col cappellino uguale e il professore che li accompagna non smette di incoraggiarli e fotografarli. Ma la pattuglia più nutrita è quella dei ragazzi italiani con 13 scuole. Al Politecnico di Torino sono arrivati 150 allievi delle scuole superiori, 21 team da tutta Europa, per partecipare alla finale di Zero Robotics Competition, un torneo di programmazione tra le scuole superiori di tutto il mondo. Con l'aula magna del Politecnico di Torino, dove siedono studenti provenienti da diverse città di Italia, Federazione Russa, Francia, Germania, Grecia, Polonia, Romania e Regno Unito sono collegati 150 studenti statunitensi, dal Mit di Boston e altrettanti australiani sono collegati dall'Università di Sidney. Tutti i team interagiscono con la Stazione Spaziale Internazionale. La sfida consiste nel programmare gli Spheres, oggetti molto simili a R2D2 di Star Wars, che sono in realtà piccoli robot sferici ospitati all'interno dell'Iss, utilizzati per la manutenzione e l'assemblaggio di satelliti. A spiegarci come funziona Zero Robotics Competition, Leonardo Reyneri, docente del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino "Ogni anno - ha detto - agli studenti è richiesto di portare a termine compiti diversi. Quest'anno i ragazzi dovevano ricercare sulla luna di Saturno, Encelado, delle forme di vita. E quindi dovevano andare a recuperare dei campioni di terreno, in maniera virtuale ovviamente, per selezionare batteri da portare sulla Terra. Chi prima porta una quantità maggiore di batteri a terra vince la gara". La simulazione avviene sotto l attenta supervisione degli astronauti in orbita. La "Zero Robotics Competition" è stata organizzata in Europa dal Politecnico di Torino insieme all Agenzia spaziale italiana (asi), all Università degli Studi di Padova, all Ufficio scolastico piemontese e alla Rete Robotica a scuola.

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