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Pakistan, la telemedicina aiuta i pazienti e le donne-medico

sabato 24 marzo 2018
2' di lettura

Bhosa Mansehra, Pakistan (askanews) - Il bimbo di Mohammed ha due anni e sta male; il papà lo porta nella clinica del suo villaggio, in un remoto angolo del Pakistan. Qui il piccolo viene visitato - in videoconferenza - da una dottoressa che materialmente si trova a centinaia di Km di distanza. In queste sperdute aree rurali del Pakistan, lo sviluppo di internet e delle moderne tecnologie di comunicazione hanno dato un importante impulso alle cure sanitarie a distanza, rivoluzionando anche la carriera delle donne medico che ora, grazie alla rete, possono superare le diffidenze culturali e le difficoltà causate dalle distanze e dalla geografia delle regioni che rende difficoltoso recarsi da un posto all'altro. "Avevo già portato qui mio figlio perché continuava a vomitare - spiega il giovane papà - grazie a Dio ora sta molto meglio dopo aver preso le sue medicine. Oggi sono tornato per un ulteriore controllo ma la sua salute va meglio in seguito alla cura che gli ha prescritto la dottoressa". Prima, per essere visitati, bisognava affrontare veri e propri viaggi di centinaia di Km, molto costosi e a volte addirittura a piedi. Nei laboratori di telemedicina, oggi, invece, un'infermiera fa un primo esame dei pazienti, poi si collega con una dottoressa in videoconferenza per una diagnosi più accurata. Questo aiuta i pazienti ma, al tempo stesso, dà alle dottoresse una nuova possibilità di carriera. "Una cosa molto importante nel nostro Paese è che molte donne medico spesso lasciano il lavoro dopo il matrimonio o dopo aver avuto dei figli - spiega la dottoressa Nadia Rasheed - a volte non possono lavorare perché non hanno il permesso dei loro mariti, di conseguenza sono costrette a lasciare". È proprio la telemedicina, dunque, che sta risollevando le sorti dell'assistenza sanitaria in Pakistan portando importanti cambiamenti nella vita delle comunità rurali che, grazie al web, non sono più abbandonante al loro destino. Il servizio è nato grazie a una startup di Karachi che ha implementato l'app "Skype" per ottenere il duplice risultato: salvaguardare e valorizzare il lavoro delle donne medico e offrire un'assistenza sanitaria diffusa ed economicamente sostenibile in tutto il Paese.

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