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E' morto Sergio Marchionne, "eroe dei due mondi" dell'automotive

sabato 28 luglio 2018
2' di lettura

Milano (askanews) - E' morto a 66 anni a Zurigo, Sergio Marchionne, da fine giugno 2018 era ricoverato in Svizzera per un intervento chirurgico dal quale non si è mai ripreso. Marchionne è l'"eroe dei due mondi" dell'automotive. È il manager che prima ha risollevato le sorti della Fiat dopo la più grave crisi nella sua storia, poi è andato oltreoceano e ha fatto lo stesso con la Chrysler, riuscendo in breve tempo a realizzare la prima vera fusione nel settore auto nel segno del Made in Italy. Applaudito all'estero, osannato o demonizzato in Italia, il manager che ha rivoluzionato la Fiat assumendone la guida il 1 giugno 2004, pochi giorni dopo la morte di Umberto Agnelli, è nato a Chieti il 17 giugno 1952. Ha doppia nazionalità, italiana e canadese. Laureato in Filosofia e in Legge a Toronto e in Economia e commercio a Windsor. Fino al '94 ha lavorato tra Canada e Stati Uniti, prevalentemente nel campo legale, tornato in Europa, invece, ha iniziato a ricoprire incarichi manageriali in diverse grandi aziende, fino ad approdare alla svizzera Sgs. In Fiat arriva nel 2003 come consigliere di amministrazione, l'anno dopo diventa amministratore delegato, carica che mantiene quando la casa del Lingotto, dopo aver acquisito la Chrysler, diventa Fca (Fiat Chrysler Automobiles). Diventa ad e presidente di Ferrari e presidente di Cnh Industrial. Quando Marchionne arriva al timone di Fiat, il gruppo vale solo 4 miliardi di euro, non produce utili ed è schiacciato dai debiti. Oggi non solo ha raggiunto il traguardo del "debito zero" ma la somma delle parti che fanno capo alla holding Exor: Fca, Ferrari e Cnh, capitalizza 65 miliardi di euro. E non finisce qui. Il testimone che il manager lascia ai suoi successori, mette sul tavolo sfide epocali come le future supercar ibride ed elettriche, il Suv Ferrari e il "polo del lusso" Alfa-Maserati.

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Il brano, scritto e prodotto da Danilo Amerio, nasce da una storia realmente accaduta: quella di una bambina che, ignara dell'accaduto, perde il padre ucciso in servizio e si presenta dal comandante chiedendo dove sia finito, convinta che qualcuno possa ancora richiamarlo a casa. Un episodio autentico, tanto drammatico quanto umano, che Amerio e Mengoli trasformano in una ballad intensa, essenziale e profondamente italiana.

La canzone si apre con lo sguardo della bambina, descritto con delicatezza e realismo: otto anni, forse meno, un berretto troppo grande e la capacità istintiva di "aspettare come solo i figli di chi parte sanno fare". Il dialogo con il comandante è lacerante nella sua innocenza: "Comandante papà oggi non è a casa. Se lo chiama lei magari gli risponde." Parole che diventano un crollo emotivo, un dolore che nessuna divisa prepara ad affrontare.

Il coro dei bambini, presente nei passaggi più toccanti, diventa la voce universale di chi ha perso un padre, un riferimento, una guida: "Ciao papà dove sei, perché hai preso il volo lasciando il vuoto "

Il brano non si limita a raccontare un evento: lo trasforma in una testimonianza, in un atto di memoria e rispetto verso le famiglie dei servitori dello Stato che affrontano sacrifici enormi, spesso invisibili agli occhi del mondo.

La collaborazione tra Danilo Amerio e Paolo Mengoli dà forza alla narrazione. Le loro voci si alternano come due prospettive della stessa ferita: quella dell'uomo che osserva la bambina e non trova parole; quella dell'adulto che porta il peso di ciò che resta non detto.

"Papà dove sei" è una ballad costruita senza artifici, lasciando spazio alla verità della storia: archi, pianoforte, voci pulite, una produzione asciutta che privilegia emozione e ascolto.

La canzone diventa così un omaggio ai padri che non ci sono più, alle famiglie che restano, ai bambini che aspettano risposte, e a tutti coloro che servono il Paese tra sacrifici e silenzi.

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