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Sea-Watch: la nostra nave ferma a Malta, impedito il soccorso

sabato 7 luglio 2018
2' di lettura

La Valletta (askanews) - La nave della Ong Sea-Watch è sottoposta a fermo, e non può lasciare il porto di Malta per effettuare le sue operazioni di soccorso in mare. A denunciare la situazione è la portavoce della Ong, Giorgia Linardi. "Sea-Watch ha ricevuto dall'autorità portuale di Malta comunicazione di non poter lasciare il porto, previsto per questa sera. Non abbiamo alcuna motivazione tecnico-legale alla base di questa restrizione al libero movimento della nostra nave per poter svolgere le nostre attività. "Sea-Watch fa base logistica a Malta da due anni a questa parte. È rientrata dalla sua ultima missione poco dopo la metà di giugno, è stata ferma una decina di giorni perché era prevista una revisione. La nave è ora pronta a lasciare il porto di Malta per poter prestare soccorso in mare. Ci è stato negato, non possiamo lasciare il porto". In un Tweet, la Ong ha sottolineato: "Alla richiesta di lasciare il porto apprendiamo che la nave è sottoposta a fermo. L'autorità portuale non fornisce motivazioni tecnico-legali. La riceviamo come una deliberata restrizione della nostra libertà volta a impedire l'attività di soccorso" In un altro tweet, il capitano dichiara: "Mentre ci viene impedito di lasciare il porto, la gente sta annegando. Qualsiasi ulteriore morte in mare è sul conto di coloro che impediscono il salvataggio di prendere posto. Salvare vite umane in mare non è negoziabile". E in un messaggio a Salvini, Linardi dice: "Si tratta di riportare alla ragione. Quello che vediamo è una società che ha smesso di ragionare. Voglio sperare che se il Ministro Salvini avesse visto con i suoi occhi come queste persone si trovano in mare, come viaggiano, avesse raccolto con le sue mani questi corpi, si renderebbe conto di come la politica che sta attuando sia insensata e disumana e come le politiche migratorie non si discutono in mare. Spero che non sappia quello che sta facendo perché non ne ha fatta reale esperienza. Altrimenti è preoccupante più di quanto già non lo sia. C'è una restrizione di libertà di cittadini europei che in maniera regolare stanno svolgendo attività che dovrebbero essere svolte da enti governativi. Denunciamo la situazione, anche se la politica prevarica il diritto. Ong prima entità civile a fare le spese di un governo che calpesterà anche altri diritti".

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