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Professionalità nuove e multitasking, la strategia di Ubi Banca

sabato 7 luglio 2018
2' di lettura

Milano (askanews) - Innovazione digitale e affermazione di nuovi modelli di servizio alla clientela guidano la strategia di evoluzione di Ubi Banca, che sta attuando un profondo cambio generazionale, anche a fronte degli esodi previsti, con l'inserimento di 1.100 persone in tre anni, di cui oltre 330 nel 2018. Oltre ai profili tradizionali si cercano nuove figure e competenze professionali, più specialistiche. "I profili più specialistici hanno taglio quantitativo, curricula di persone che provengono da percorsi accademici, laureati in matematica, fisica, ingegneria, informatica. Oggi la professionalità che si discosta di più dal passato nel mondo del banking è quella del Data scientist, in grado di valorizzare e leggere il patrimonio di dati oggi disponibile più che mai" ha detto Marco Fardin, responsabile Selezione ed Employer Branding Ubi Banca. "Tutto il mondo della rete commerciale oggi è ancora governato dai curricula accademici di tipo economico e giuridico ma caratterizzati da un mindset diverso dal passato in cui è sempre più importante l'approccio di evoluzione e accompagnamento verso la strategia digitale e multi canale della banca". In un contesto in continua trasformazione, così come i profili e le caratteristiche delle risorse interne che le banche hanno interesse a far crescere, si inquadra il programma di valorizzazione dei talenti UbiNext, lanciato a maggio e che proseguirà fino ad ottobre: si è partiti da un bacino di 500 giovani al di sotto dei 32 anni. "La selezione si fa attraverso un processo di auto candidatura, per noi molto importante perchè ritenevamo importante che l'azienda desse un'opportunità a tutti, indipendentemente da performance o altre considerazioni, e volevamo cogliere la motivazione, quindi ci interessava sapere chi fosse motivato, intraprendente e volesse candidarsi. Si sono auto candidati in 300, 50 attiveranno a fine selezione e poi partirà il programma" ha detto Leonardo Orlando, responsabile Gestione e Sviluppo Dirigenti e Talenti di Ubi Banca. Il programma sarà molto intenso, ci sarà molta formazione tecnica e comportamentale, la possibilità di partecipare a eventi e osservatori internazionali, di avere una job rotation molto più sviluppata, di partecipare a dei master e fare degli stage anche nelle sedi di rappresentanza all'estero. "L'obiettivo è formare dei giovani che siano in grado di traghettare questa grande trasformazione, aperti al cambiamento, capaci di creare dei network all'interno e all'esterno dell'azienda per creare la banca del futuro".

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Missile colpisce edificio in quartiere centrale di Beirut

Beirut, 12 mar. (askanews) - Missili hanno colpito un edificio nel quartiere Bashoura di Beirut, vicino al centro città, dopo che l'esercito israeliano aveva emesso un avviso di un attacco imminente nella capitale libanese. Lo scrive Afp.

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Henner indaga la fotografia nell'era dell'intelligenza artificiale

Modena, 12 mar. (askanews) - La moglie di Lot trasformata in sale, Giona nella balena, la Creazione del mondo: fotografie scattate con una Polaroid molto prima che la Polaroid esistesse. E' il paradosso che abita "Seeing is Believing - Vedere per Credere", prima personale italiana di Mishka Henner a Fondazione Ago di Modena. Un artista che usa l'intelligenza artificiale per rimettere in discussione tutto quello che crediamo di sapere sull'immagine fotografica.

"Nel 2026 - spiega la curatrice Chiara Dall'Olio - ricorrono i duecento anni dall'invenzione della fotografia e Modena, città della fotografia e riconosciuta dall'UNESCO per le media arts, voleva rendere omaggio a questa arte. Abbiamo quindi unito le due cose, chiedendo a un artista che lavora con i nuovi strumenti di creazione dell'immagine - dall'intelligenza artificiale in poi - di rispondere a una domanda: cos'è oggi la fotografia?".

Quattro sezioni: dalla parola - con 1.400 definizioni di "cos'è la fotografia" raccolte sul web italiano - agli episodi biblici resi Polaroid, fino ai ritratti di San Francesco, San Pietro, Santa Brigida: icone generate dall'IA che risultano più realistiche dei dipinti medievali da cui nascono. Credibili. Ma non reali.

"Mi affascina l'idea che con l'intelligenza artificiale la fotografia si sia finalmente liberata dalla macchina fotografica - racconta Mishka Henner -: in teoria è oggi possibile tornare indietro nel tempo e fotografare eventi accaduti molto prima che le fotocamere esistessero".

Il percorso si chiude con un'unica opera: uno schermo che scorre lentamente attraverso tutti i sedici milioni di colori che la luce digitale può generare. Come una vetrata istoriata. Ma contemporanea. "Il modo in cui usiamo schermi e dispositivi oggi - spiega l'artista - li portiamo con noi quasi come reliquiari. Sono oggetti sacri".

"Noi - conclude Dall'Olio - chiediamo al visitatore di fare come tabula rasa e innanzitutto chiedersi, quasi prima di entrare, che cos'è per me la fotografia oggi".

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"Imprese italiane più attente a rischi digitali, ma ancora non basta"

Roma, 12 mar. (askanews) - Generali ha presentato a Roma il terzo rapporto Cyber Index PMI, l'indice che valuta il livello di consapevolezza e maturità delle piccole e medie imprese italiane nella gestione dei rischi digitali. Dal Rapporto merge che le piccole e medie imprese italiane raggiungono un livello di consapevolezza in materia di sicurezza digitale pari a 55 punti su 100, in crescita di 3 punti rispetto al 2024 e di 4 punti rispetto al 2023.

"È un rapporto - ci ha spiegato Massimo Monacelli, General Manager di Generali Italia - che mette in luce che dei progressi si stanno facendo, in media la consapevolezza delle nostre imprese aumenta, ma c'è una percentuale ancora troppo ridotta di imprese che possiamo considerare mature nell'affrontare questi rischi. Ci si deve continuare a impegnare, tenendo conto del fatto che i rischi digitali riguardano sia la singola piccola media impresa sia intere filiere che possono essere contagiate da questi rischi e con un effetto domino generare una instabilità di tutto il nostro sistema Paese".

Solo il 16% delle PMI presenta una postura di sicurezza adeguata, ma per la prima volta le imprese "mature" superano numericamente le "principianti" Il rapporto evidenzia quindi un percorso di maturazione delle imprese, sebbene complessivamente non si raggiunga la soglia di sufficienza fissata a 60 punti su 100, ma sottolinea pure una marcata polarizzazione tra un nucleo ristretto di imprese più mature e una vasta platea ancora esposta ai rischi.

"Abbiamo un rischio - ha aggiunto Barbara Lucini, Responsabile Country Sustainability & Social Responsibility di Generali Italia - se siamo eccessivamente ottimistici rischiamo che questo messaggio faccia abbassare la guardia in un momento in cui le sfide offensive dei cybercriminali crescono. D'altra parte dobbiamo evitare anche sfiducia e allarmismi, perché invece una corretta postura cyber si può rivelare, benché presente oggi in una parte ancora minoritaria delle imprese italiane, in una grande leva di competitività e di crescita. Quindi è lì che vogliamo arrivare: passare dal sapere che c'è un rischio a sapere cosa fare. Questa è una sfida che, come Generali e insieme ai nostri partner abbiamo preso con convinzione e che porteremo nei prossimi mesi anche in tanti territori italiani, proprio per andare vicini alle imprese".

Cyber Index PMI è l'iniziativa promossa da Confindustria e Generali con il contributo scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e la partnership istituzionale dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

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Iran: "Non abbiamo minato Hormuz, ad alcune navi concesso transito"

Teheran, 12 mar. (askanews) -L'Iran non ha posato mine nello Stretto di Hormuz. A sostenerlo è il viceministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi, dopo che il presidente americano Donald Trump ha detto che le forze statunitensi avrebbero colpito 28 navi posamine iraniane nella via d'acqua da cui transita un quinto del petrolio mondiale e che rimane chiusa a quasi tutte le petroliere.

"Non è vero che l'Iran ha posato delle mine nello Stretto di Hormuz", ha dichiarato Takht-Ravanchi in un'intervista ad Afp a Teheran, quando gli è stato chiesto di confermare o meno la notizia.

Teheran ha tuttavia confermato di avere consentito alle navi di alcuni paesi di attraversare lo Stretto, mentre Hormuz rimane di fatto chiuso dopo gli attacchi israelo-americani contro la Repubblica islamica.

"Alcune navi, alcuni Paesi ci hanno già parlato della possibilità di attraversare lo Stretto e abbiamo collaborato con loro", ha dichiarato Takht-Ravanchi durante l'intervista.

"Per quanto riguarda l'Iran, riteniamo che quei Paesi che hanno aderito all'aggressione non dovrebbero beneficiare di un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz", ha concluso.

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