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Brexit, Ue: "impazienti" di ricevere Libro bianco di Londra

sabato 7 luglio 2018
1' di lettura

Strasburgo (askanews) - I leader europei hanno fatto pressioni sul Regno Unito perchè presenti in tempi rapidi la propria visione riguardo ai rapporti economici tra Londra e Bruxelles dopo la Brexit, sottolineando che non verranno accettati piani che non siano convenienti per il governo irlandese. "Siamo in attesa da mesi del Libro bianco di Downing Street, 10 e analizzeremo cosa c'è scritto - ha detto il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker davanti agli europarlamentari riuniti in sessione plenaria a Strasburgo - ma voglio dire qui che non accetteremo che la questione irlandese sia isolata al punto da essere l'unica questione non risolta alla fine dei negoziati", concludendo poi, in lingua inglese, con "siamo tutti irlandesi"! "Attendiamo con impazienza il Libro bianco del Regno Unito e speriamo vivamente che porti chiarezza, realismo e lo slancio necessario a questi negoziati", ha aggiunto dal canto suo il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Il Libro bianco è un documento in cui esporrà gli obiettivi del governo riguardo ai futuri rapporti commerciali che intende instaurare con l'Ue dopo l'uscita dall'Unione europea, prevista per la fine di marzo del 2019. I termini di questo nuova relazione tra Londra e Bruxelles dovranno garantire che non si torni a un confine fisico tra l'Irlanda del Nord e la Repubblica d'Irlanda.

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"Mi affascina l'idea che con l'intelligenza artificiale la fotografia si sia finalmente liberata dalla macchina fotografica - racconta Mishka Henner -: in teoria è oggi possibile tornare indietro nel tempo e fotografare eventi accaduti molto prima che le fotocamere esistessero".

Il percorso si chiude con un'unica opera: uno schermo che scorre lentamente attraverso tutti i sedici milioni di colori che la luce digitale può generare. Come una vetrata istoriata. Ma contemporanea. "Il modo in cui usiamo schermi e dispositivi oggi - spiega l'artista - li portiamo con noi quasi come reliquiari. Sono oggetti sacri".

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"È un rapporto - ci ha spiegato Massimo Monacelli, General Manager di Generali Italia - che mette in luce che dei progressi si stanno facendo, in media la consapevolezza delle nostre imprese aumenta, ma c'è una percentuale ancora troppo ridotta di imprese che possiamo considerare mature nell'affrontare questi rischi. Ci si deve continuare a impegnare, tenendo conto del fatto che i rischi digitali riguardano sia la singola piccola media impresa sia intere filiere che possono essere contagiate da questi rischi e con un effetto domino generare una instabilità di tutto il nostro sistema Paese".

Solo il 16% delle PMI presenta una postura di sicurezza adeguata, ma per la prima volta le imprese "mature" superano numericamente le "principianti" Il rapporto evidenzia quindi un percorso di maturazione delle imprese, sebbene complessivamente non si raggiunga la soglia di sufficienza fissata a 60 punti su 100, ma sottolinea pure una marcata polarizzazione tra un nucleo ristretto di imprese più mature e una vasta platea ancora esposta ai rischi.

"Abbiamo un rischio - ha aggiunto Barbara Lucini, Responsabile Country Sustainability & Social Responsibility di Generali Italia - se siamo eccessivamente ottimistici rischiamo che questo messaggio faccia abbassare la guardia in un momento in cui le sfide offensive dei cybercriminali crescono. D'altra parte dobbiamo evitare anche sfiducia e allarmismi, perché invece una corretta postura cyber si può rivelare, benché presente oggi in una parte ancora minoritaria delle imprese italiane, in una grande leva di competitività e di crescita. Quindi è lì che vogliamo arrivare: passare dal sapere che c'è un rischio a sapere cosa fare. Questa è una sfida che, come Generali e insieme ai nostri partner abbiamo preso con convinzione e che porteremo nei prossimi mesi anche in tanti territori italiani, proprio per andare vicini alle imprese".

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