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Più grano duro italiano di alta qualità, cresce patto di filiera

sabato 7 luglio 2018
2' di lettura

Roma, (askanews) - Aumentare la produzione di grano duro italiano di alta qualità per rinsaldare la leadership italiana nel settore della pasta: è lo scopo del patto di filiera tra mondo agricolo e cooperativo e industria di trasformazione, siglato nel dicembre 2017, che vede ora l'ingresso di due nuovi membri, Assosementi e Compag. Paolo Barilla, presidente di Aidepi (Associazione delle Industrie del dolce e della Pasta italiane): "Il contratto nasce da una storia già di successo; questo qui vuole allargare perché c'è un gran bisogno di qualità, la pasta italiana deve essere la migliore del mondo e noi vogliamo che il nostro territorio continui ad esprimere grani di alta qualità, sempre migliorati perché ci sono alcune aree dove non è evidente che la qualità sia sempre migliore e noi abbiamo intenzione di rendere la filiera sempre più forte". Tra le principali novità, a sei mesi dal patto di filiera, la collaborazione con l'università della Tuscia per mappare il grano duro italiano e definire disciplinari e contratti quadro di coltivazione. In questo modo, si punta ad avere maggiori garanzie sulla qualità della materia prima già dalla prossima campagna di mietitura. Quella in atto, la 2018-2019, è già terminata al Sud e le stime parlano di 4,2 milioni di tonnellate di grano duro, con un probabile leggero decremento nella quantità. I dati sono stati illustrati da Cosimo De Sortis, presidente di Italmopa: "Il dato qualitativo nelle regioni che hanno già terminato è sostanzialmente buono; abbiamo delle problematiche sui pesi specifici mentre il tenore proteico dovrebbe risultare a consuntivo piuttosto soddisfacente. Il centro Italia ha cominciato la raccolta da poco per quest'area e per il nord il dato è da aggiornare". E se il mondo delle associazioni, delle cooperative e dell'industria sta facendo la sua parte, il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, chiede che anche il Governo faccia il suo: "Sono ormai quarant'anni che non si fanno grandi programmi politici per l'agricoltura italiana, siamo sempre a rincorrere le urgenze e le emergenze, credo sia arrivato il momento di fare della programmazione". Secondo Giansanti serve un piano cerealicolo nazionale e più investimenti nella ricerca: "Negli ultimi anni poca ricerca ha dato risultato importanti. Dovremmo chiedere al ministro di rilanciare forte sulla ricerca in Italia".

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