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Cure nel cuore dei conflitti, al via la campagna di Msf

sabato 17 novembre 2018
1' di lettura

Milano (askanews) - Yemen, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan e Libano. Sono alcuni dei Paesi del mondo alle prese con conflitti aperti o con le conseguenze dirette di un conflitto, come il Libano che ospita migliaia di profughi siriani. E sono anche 4 dei posti in cui Medici senza frontiere opera ha aperto quattro ospedali che affrontano emergenze quotidiane e che hanno bisogno di supporto. "Cure nel cuore dei conflitti" è la campagna di raccolta fondi lanciata da Msf per sostenere il lavoro dei suoi operatori in quelle terre di conflitto, come Gennaro Giudetti che racconta la sua esperienza nella Repubblica Centrafricana. "Msf è presente nella Repubblica Centrafricana da 21 anni e abbiamo 12 progeti aperti in varie zone; portare cure mediche qui non è facile perché alcune zone sono molto difficili da raggiungere anche a causa della sicurezza, però oggi anche grazie a un tuo aiuto mandando un sms al 45598 puoi aiutarci a portare cure medice qui e in altre zone dove ci sono i conflitti".

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Archiviato il procedimento a carico di Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni): "Precedente prezioso per tutte le persone che si trovano e si troveranno nelle loro condizioni. Ora il Parlamento non cancelli questo diritto"

"L'archiviazione conferma che abbiamo agito per rendere effettivi diritti già riconosciuti dalla Costituzione e dalla Corte costituzionale," afferma Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni. "Quando il Parlamento continua a non intervenire, sono le persone malate a far affermare, anche nei tribunali, principi di libertà, dignità e uguaglianza. Questa decisione dice con chiarezza che lo Stato non può costringere una persona a subire trattamenti che rifiuta solo per poter poi vedere riconosciuto un proprio diritto. Sono grato a Elena, a Romano e alle persone che li amavano per la fiducia che hanno avuto in me, negli altri disobbedienti civili, nella squadra giuridica dell'Associazione Luca Coscioni coordinata da Filomena Gallo. Insieme, siamo riusciti a porre fine alla condizione di tortura che Elena e Romano stavano subendo. Insieme, abbiamo ottenuto un precedente che prezioso per tutte le persone che si trovano e si troveranno nelle loro condizioni. Ora bisogna fare sì che il Parlamento italiano non cancelli questo diritto: sarebbe gravissimo. Ci mobiliteremo affinchè questo non accada e continueremo ad aiutare le persone che ce lo chiedono, se necessario anche ricorrendo ad azioni di disobbedienza civile, fino al pieno riconoscimento del diritto ad accedere all'aiuto alla morte volontaria."

La GIP di Milano, dott.ssa Sara Cipolla, ha disposto l'archiviazione del procedimento nei confronti di Marco Cappato per l'aiuto prestato a Elena e Romano, accompagnati in Svizzera dove hanno potuto accedere al suicidio medicalmente assistito. La GIP riconosce e applica il principio affermato dalla Corte costituzionale, da ultimo con la sentenza n. 66 del 2025, secondo cui il requisito del trattamento di sostegno vitale non può essere interpretato in modo restrittivo e meramente tecnico-formale.

La non punibilità, prevista dalla sentenza 242/2019, secondo la GIP di Milano opera anche nei confronti di persone che, pur non essendo sottoposte a un trattamento salvavita in corso, avrebbero dovuto esserlo secondo valutazione medica, ma lo hanno rifiutato, esercitando un diritto costituzionalmente garantito, perché ritenuto inutile, sproporzionato, futile e contrario alla propria dignità. Il decreto di archiviazione recepisce così l'evoluzione della giurisprudenza costituzionale: dalla sentenza 242/2019, alla 135/2024, fino alla 66/2025, che ha chiarito in modo definitivo come il riferimento al "trattamento di sostegno vitale" debba essere letto alla luce degli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, della legge 219/2017 sul consenso informato e sulle DAT e del diritto della persona malata di rifiutare qualsiasi trattamento.

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Intitolato "(Dis)Connessioni" il programma culturale di BAM è stato presentato ad askanews da Francesca Colombo, direttrice generale culturale di BAM, Fondazione Riccardo Catella.

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