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Whistleblowing: per le banche strumento di tutela già sviluppato

sabato 10 marzo 2018
2' di lettura

Milano (askanews) - Whistleblowing: per banche un elemento importante delle procedure contro corruzione e comportamenti illegali, che va però inserito, per integrarlo, nel quadro complessivo di tutti gli strumenti di tutela che già danno concretezza ai valori etici e di responsabilità dell'istituto. E' quanto è emerso dal confronto tra avvocati, giuristi, e uomini di impresa organizzato nell'ambito del workshop di Intesa Sanpaolo "Luci e ombre del Whistleblowing", svoltosi a Milano. "Dal punto di vista delle banche lo strumento del whistleblowing va letto in modo particolare - dice Claudio Testa, Chief Audit Officer di Intesa Sanpaolo - le banche si sono già organizzate con codici di comportamento, con codici etici, con sistemi integrati di controlli interni. Tutti questi sistemi già mettono in condizione la banca di avere a disposizione informazioni su eventuali violazioni; per cui il whistleblowing si va a integrare rispetto ad altri sistemi che negli anni si sono consolidati per la gestione di questi casi o eventi". Se nel sistema bancario la recente normativa sul whistleblowing va a inserisi in un approccio alla tutela già sviluppato, per il complesso delle imprese private il nuovo strumento costituisce invece una spinta importante a un cambiamento anche di mentalità. "E' una normativa magari non necessaria, ma senza dubbio opportuna - prosegue Testa - sicuramente spinge le aziende ad essere più sensibili a questi temi e a organizzarsi per garantire la giusta tutela a chi dispone di informazioni delicate da mettere a disposizione dell'azienda". Non vanno comunque celate le resistenze culturali ad utilizzare il nuovo strumento. In Italia, tra il 2016 e il 2017 solo il 4 per cento delle frodi all'interno di aziende finanziarie è stato intercettato grazie a segnalazioni dirette, ben il 67 per cento invece è stato evidenziato dalla procedure aziendali. Il whistleblowing insomma nel nostro paese sconta ancora un forte resistenza legata soprattutto al fatto che la segnalazione è anonima. "Ancora oggi è percepita ancora un po' come una forzatura dal punto di vista culturale, bisogna lavorarci: in Italia siamo cresciuti con il principio che chi fa la segnalazione "fa la spia" - conclude il Chief Audit Officer di Intesa Sanpaolo - sembra ancora un invito alla delazione, ma fa parte di certamente di schemi futuri. Quindi credo che nel futuro di segnalazioni ce ne saranno molte di più". Al workshop Banca Intesa hanno partecipato, tra gli altri Livia Pomodoro, docente UNESCO all'Università di Milano e consigliere di amministrazione Intesa Sanpaolo; Giovanni Barbara, docente di Diritto Societario all'Università LUM Jean Monnet di Bari e Marcello Fumagalli, direttore Area Consulenza Banche ed Intermediari Finanziari Unione Fiduciaria.

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Henner indaga la fotografia nell'era dell'intelligenza artificiale

Modena, 12 mar. (askanews) - La moglie di Lot trasformata in sale, Giona nella balena, la Creazione del mondo: fotografie scattate con una Polaroid molto prima che la Polaroid esistesse. E' il paradosso che abita "Seeing is Believing - Vedere per Credere", prima personale italiana di Mishka Henner a Fondazione Ago di Modena. Un artista che usa l'intelligenza artificiale per rimettere in discussione tutto quello che crediamo di sapere sull'immagine fotografica.

"Nel 2026 - spiega la curatrice Chiara Dall'Olio - ricorrono i duecento anni dall'invenzione della fotografia e Modena, città della fotografia e riconosciuta dall'UNESCO per le media arts, voleva rendere omaggio a questa arte. Abbiamo quindi unito le due cose, chiedendo a un artista che lavora con i nuovi strumenti di creazione dell'immagine - dall'intelligenza artificiale in poi - di rispondere a una domanda: cos'è oggi la fotografia?".

Quattro sezioni: dalla parola - con 1.400 definizioni di "cos'è la fotografia" raccolte sul web italiano - agli episodi biblici resi Polaroid, fino ai ritratti di San Francesco, San Pietro, Santa Brigida: icone generate dall'IA che risultano più realistiche dei dipinti medievali da cui nascono. Credibili. Ma non reali.

"Mi affascina l'idea che con l'intelligenza artificiale la fotografia si sia finalmente liberata dalla macchina fotografica - racconta Mishka Henner -: in teoria è oggi possibile tornare indietro nel tempo e fotografare eventi accaduti molto prima che le fotocamere esistessero".

Il percorso si chiude con un'unica opera: uno schermo che scorre lentamente attraverso tutti i sedici milioni di colori che la luce digitale può generare. Come una vetrata istoriata. Ma contemporanea. "Il modo in cui usiamo schermi e dispositivi oggi - spiega l'artista - li portiamo con noi quasi come reliquiari. Sono oggetti sacri".

"Noi - conclude Dall'Olio - chiediamo al visitatore di fare come tabula rasa e innanzitutto chiedersi, quasi prima di entrare, che cos'è per me la fotografia oggi".

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"Imprese italiane più attente a rischi digitali, ma ancora non basta"

Roma, 12 mar. (askanews) - Generali ha presentato a Roma il terzo rapporto Cyber Index PMI, l'indice che valuta il livello di consapevolezza e maturità delle piccole e medie imprese italiane nella gestione dei rischi digitali. Dal Rapporto merge che le piccole e medie imprese italiane raggiungono un livello di consapevolezza in materia di sicurezza digitale pari a 55 punti su 100, in crescita di 3 punti rispetto al 2024 e di 4 punti rispetto al 2023.

"È un rapporto - ci ha spiegato Massimo Monacelli, General Manager di Generali Italia - che mette in luce che dei progressi si stanno facendo, in media la consapevolezza delle nostre imprese aumenta, ma c'è una percentuale ancora troppo ridotta di imprese che possiamo considerare mature nell'affrontare questi rischi. Ci si deve continuare a impegnare, tenendo conto del fatto che i rischi digitali riguardano sia la singola piccola media impresa sia intere filiere che possono essere contagiate da questi rischi e con un effetto domino generare una instabilità di tutto il nostro sistema Paese".

Solo il 16% delle PMI presenta una postura di sicurezza adeguata, ma per la prima volta le imprese "mature" superano numericamente le "principianti" Il rapporto evidenzia quindi un percorso di maturazione delle imprese, sebbene complessivamente non si raggiunga la soglia di sufficienza fissata a 60 punti su 100, ma sottolinea pure una marcata polarizzazione tra un nucleo ristretto di imprese più mature e una vasta platea ancora esposta ai rischi.

"Abbiamo un rischio - ha aggiunto Barbara Lucini, Responsabile Country Sustainability & Social Responsibility di Generali Italia - se siamo eccessivamente ottimistici rischiamo che questo messaggio faccia abbassare la guardia in un momento in cui le sfide offensive dei cybercriminali crescono. D'altra parte dobbiamo evitare anche sfiducia e allarmismi, perché invece una corretta postura cyber si può rivelare, benché presente oggi in una parte ancora minoritaria delle imprese italiane, in una grande leva di competitività e di crescita. Quindi è lì che vogliamo arrivare: passare dal sapere che c'è un rischio a sapere cosa fare. Questa è una sfida che, come Generali e insieme ai nostri partner abbiamo preso con convinzione e che porteremo nei prossimi mesi anche in tanti territori italiani, proprio per andare vicini alle imprese".

Cyber Index PMI è l'iniziativa promossa da Confindustria e Generali con il contributo scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e la partnership istituzionale dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

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Iran: "Non abbiamo minato Hormuz, ad alcune navi concesso transito"

Teheran, 12 mar. (askanews) -L'Iran non ha posato mine nello Stretto di Hormuz. A sostenerlo è il viceministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi, dopo che il presidente americano Donald Trump ha detto che le forze statunitensi avrebbero colpito 28 navi posamine iraniane nella via d'acqua da cui transita un quinto del petrolio mondiale e che rimane chiusa a quasi tutte le petroliere.

"Non è vero che l'Iran ha posato delle mine nello Stretto di Hormuz", ha dichiarato Takht-Ravanchi in un'intervista ad Afp a Teheran, quando gli è stato chiesto di confermare o meno la notizia.

Teheran ha tuttavia confermato di avere consentito alle navi di alcuni paesi di attraversare lo Stretto, mentre Hormuz rimane di fatto chiuso dopo gli attacchi israelo-americani contro la Repubblica islamica.

"Alcune navi, alcuni Paesi ci hanno già parlato della possibilità di attraversare lo Stretto e abbiamo collaborato con loro", ha dichiarato Takht-Ravanchi durante l'intervista.

"Per quanto riguarda l'Iran, riteniamo che quei Paesi che hanno aderito all'aggressione non dovrebbero beneficiare di un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz", ha concluso.

TMNews

Aziende ucraine producono droni all'estero per aumentare capacità produttiva

Milano, 12 mar. (askanews) - Aumentare la capacità produttiva di droni aprendo stabilimenti all'estero. Da qualche settimana alcune aziende ucraine di armi che cercano di proteggere le catene di approvvigionamento dagli attacchi russi, stanno costruendo stabilimenti fuori dal paese.

In un edificio poco appariscente vicino alla base aerea britannica di Mildenhall, il produttore di droni Ukrspecsystems si appresta ad aprire una nuova linea di produzione che tra poche settimane, sarà in grado di produrre fino a 200 droni di sorveglianza (ISR) al mese, e fino a 1.000 a lungo termine.

"È un grande passo coraggioso che abbiamo compiuto al di fuori dell'Ucraina", afferma Rory Chamberlain, direttore di Ukrspecsystems UK. "Il nostro piano è quello di proteggere la catena di approvvigionamento, questo è il posto migliore per farlo e poi consegnare i prodotti da qui."

Sebbene l'Ucraina abbia incrementato la produzione di droni dopo l'invasione russa del 2022 - con oltre quattro milioni di unità prodotte nel 2025,- la domanda rimane enorme. Kiev ha allentato l'embargo sulle esportazioni di armi, consentendo il trasferimento di tecnologia ai paesi alleati, che possono quindi ospitare linee di assemblaggio e i prodotti finiti vengono reimportati in Ucraina. Mai come oggi la domanda di droni da combattimento è in vertiginoso aumento.

"Per quanto riguarda l'IA che abbiamo introdotto sulla piattaforma, ha la capacità di alleggerire il carico di lavoro dell'operatore, è lo Shark a fare tutto il lavoro duro. Una volta lanciato, troverà i bersagli e li porterà alla tua attenzione. E poi puoi decidere cosa farne. Abbiamo addestrato la nostra IA su ciò che abbiamo visto negli ultimi quattro anni" aggiunge Chamberlain che afferma che la sua azienda è leader mondiale nel settore.

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