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Cianciullo: Crescita ed ecologia possono e debbono stare insieme

sabato 10 marzo 2018
3' di lettura

Roma, (askanews) - Crescita ed ecologia possono e debbono viaggiare insieme. E' la tesi che Antonio Cianciullo, storica firma di Repubblica sui temi ambientali, espone nel suo ultimo libro "Ecologia del desiderio, curare il pianeta senza rinunce". Un testo in cui si spiega come coniugare il tema della crescita e il tema dell'ecologia che sono tutt'altro che antitetici. Questi due aspetti che spesso vengono considerati, evidentemente a torto, come antitetici l'autore sostiene invece possano andare nella stessa direzione. Ospite negli studi di Askanews, Cianciullo ha illustrato il suo pensiero. "L'ambientalismo è stato presentato come un elenco di rinunce, di cose che non bisogna fare, niente automobili, niente petrolio, le case costruiamole poco e niente. E questo è quindi un messaggio che è stato veicolato come l'anti industria. In realtà a ben guardare le cose non stanno così. Noi abbiamo creato un dissesto tale nel pianeta che per poter andare avanti e poter continuare a migliorare la nostra condizione siamo costretti a mettere mano su quello che già abbiamo fatto e passare da un tipo di industrializzazione ormai arcaico, vecchio e superato, a un nuovo modello di produzione e di convivenza tra esseri umani. Quindi questo è un modello che è proiettato in avanti e non all'indietro. E questo è il messaggio che non è passato. "E' passato un messaggio tutto in negativo che ha anche un senso anti industriale, mentre invece la base di un progetto di riconversione verde è quello di un miglioramento: un miglioramento della qualità della vita. E questo non è una rinuncia. Uscire di casa senza immergersi in una nuvola di smog, sedersi comodamente in un autobus, girare in bicicletta o a piedi, è una rinuncia? Lasciare meno case invendute e fare un po' di spazio agli alberi che ci aiutano a respirare è una rinuncia? Vivere in case che hanno meno esalazioni tossiche o niente esalazioni tossiche è una rinuncia? Non sono rinunce e non sono nemmeno atti di contrasto con una sana industrializzazione". Un tema interessante che lei pone nel suo libro è che per combattere questi rischi, i rischi ambientali, oltre alle denunce servirebbe costruire un immaginario positivo per far capire alla gente, come sosteneva lei, che non bisogna aver paura di questi temi, anzi, ma bisogna guardarli con speranza e positività perché la crescita va in quella direzione. L'ambientalismo è stato presentato come una fuga, una grande fuga dal problema che ci minaccia che è l'inquinamento. E questo da un certo punto di vista è giusto perché oggi sono le Nazioni unite a dire che l'inquinamento uccide 200 volte più delle guerre. E sta destabilizzando intende aree della pianeta attraverso il cambiamento climatico e la desertificazione. Questo è un fenomeno che tra l'altro aumenta la pressione migratoria con le conseguenze che ben conosciamo. Quindi l'inquinamento è un problema centrale e motiva la spinta ad abbandonarlo, ad andare via, a fuggire, ma dobbiamo anche sapere dove ci dirigiamo perché una fuga non ha senso se poi non c'è un luogo in cui andare. Quindi noi dobbiamo puntare i riflettori, l'attenzione su questo luogo, sulle città che sono città in cui si vive meglio, sulle campagne che danno cibi più sicuri, su un modello di convivenza che è meno verticale e più orizzontale, che produce più lavoro, che aumenta la coesione sociale e che quindi allenta tensioni; tutto questo sta dentro un progetto di riconversione verde e deve essere però illuminato dall'attenzione e dall'intelligenza". Il corollario di quello che lei dice, mi sembra di capire è l'economia circolare. Questa è la soluzione che lei individua dal punto di vista economico per coniugare i due aspetti di crescita ed ecologia e, se si può fare un riferimento alla politica, vede dei segnali di attenzione in questa direzione oppure no? "In realtà è l'Unione europea a individuarlo come un motore di sviluppo. Le proiezioni dell'Unione europea sono 580mila posti di lavoro e il 7% del pil come sviluppo economico legato al modello di economia circolare. L'economia circolare è un economia che copia dalla natura l'efficienza. In natura i rifiuti non ci stanno perché sono uno spreco e la natura ha un sistema molto efficace di selezionare chi spreca: esce dalla catena produttiva, esce dalla vita, esce dal circuito. Noi non vorremmo fare questa fine e quindi sarebbe bene che imparassimo dalla natura che ha, attraverso il sistema della vita, una scuola molto antica, sono quasi quattro miliardi di anni, abbiamo qualcosa da imparare".

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