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Normale di Pisa, Sant'Anna e Iuss: una Federazione di eccellenze

sabato 15 aprile 2017
3' di lettura

Roma (askanews) - C'è un progetto innovativo nel mondo delle università: la federazione di tre atenei di eccellenza, la Scuola normale superiore di Pisa, la Scuola superiore Sant'Anna di Pisa e la Scuola universitaria superiore Iuss di Pavia. Il progetto è stato illustrato nel corso di un evento alla Camera, all'auletta dei gruppi. Ma qual è il cuore e l'obiettivo di questa Federazione di eccellenze nel panorama della formazione? "Siamo tutte istituzioni di eccellenza anche sui ranking internazionali ma ci siamo resi conto che per essere competitivi a livello internazionale dobbiamo crescere", ha spiegato il professor Vincenzo Barone, rettore della Scuola normale di Pisa, aggiungendo: "Noi non vogliamo diventare una grande università ma dobbiamo raggiungere una dimensione che raggiungiamo con la federazione, inoltre le tre istituzioni hanno competenze complementari, grazie a cui offrire una formazione ancora più articolata alle nuove generazioni". Un progetto che è mosso anche da "una voglia di apertura forte" e "una forte volontà di sperimentare strade nuove, mettersi insieme ed esplorare nuovi cammini, fermo restando la ricerca del merito e dell'eccellenza". La Normale di Pisa da sempre è nel novero delle eccellenze, ed è anche molto selettiva, esclusività o pura meritocrazia? Il Rettore della Normale non ha dubbi: "Il nostro concorso di ingresso è pura meritocrazia supererebbe qualunque vaglio, ma il tema è che tipo di persone stiamo cercando. Noi cerchiamo persone dalla mentalità aperta, che abbiano voglia di imparare, formarsi e crescere insieme, e con i test d'ingresso cerchiamo queste persone, aperte e flessibili che si possano adeguare agli sviluppi sempre più veloci di scienza, tecnica, e lettere". E in questo mondo tecnologico, veloce e internazionalizzato, la formazione classica di stile continentale-europeo vince per il rettore della Normale di fronte al modello americano o anglosassone: "E' competitiva oggi e lo sarà nel futuro perché l'iper-specializzazione che ha portato alla ricerca di un sempre maggior numero di dati e alla loro analisi è superata dal problema di indagare tra questi dati, dobbiamo trovare modi innovativi di indagare fra quei dati, non dobbiamo più o soltanto acquisire informazioni, bensì trovare modi innovativi di usare le informazioni". Così "il linguaggio logico-deduttivo delle scienze dure si deve accompagnare a quello più descrittivo, ampio e filosofico delle scienze umane, per un nuovo approccio alla conoscenza, un nuovo umanesimo", "una nuova formazione come Leonardo, Aristotele, ma innovati, può essere considerata centrale" e - rivendica Barone - "se non lo facciamo noi, non capisco chi lo possa fare". Un tema che continua a far molto dibattere è quello della cosiddetta fuga dei cervelli all'estero. Il rettore della Normale di Pisa ha su questo idee chiare e un modello da proporre: "Il fatto di andare a fare un periodo di formazione all'estero è un fatto positivo, diventa negativo sotto due profili, se non ci sono studenti stranieri che vengono in Italia e se gli studenti italiani che si sono formati all'estero non possono poi ritornare e avere una prospettiva di carriera in Italia". Per affrontare il duplice rischio, il professor Barone propone un "modello toscano" - "dico toscano perché lo esemplifico meglio ma si può applicare a tutto il territorio italiano" - e spiega: "Se una persona deve studiare il rinascimento o i beni culturali, tendenzialmente va dove queste cose ci sono. Se deve studiare chimica, una reazione chimica è uguale a Pisa e a Monaco, se deve vedere il David di Michelangelo non lo vede a Monaco, allora su questo dobbiamo lavorare questa dovrebbe essere la parte centrale su cui costruire sviluppo. Sviluppo pe le lettere ma sviluppo anche per le scienze dure, come restauro, conservazione, come intervento sul paesaggio e qualità della vita, e vendere un pacchetto integrato di queste cose". E siccome l'Italia è il Bel Paese, questo modello come suggerisce il rettore della Normale, si può moltiplicare per tutta l'Italia e ha molto da offrire. Anzi ha da offrire ciò che altri non hanno.

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È stato sottolineato anche da Elias Khalil, Presidente e General Manager Italy Hub di Lilly: "Non inauguriamo un progetto, ma inauguriamo una visione, una visione molto diversa per un futuro della salute. Dopo i giochi invernali di Milano Cortina 2026 abbiamo già annunciato, che vogliamo lasciare un'eredità duratura, che va al di là dei giochi olimpici, di lasciare qualcosa anche per la società."

Partecipare agli screening gratuiti è semplice: basta prenotare sul sito ioprevengo.com sui link digitali accessibili dai canali social di Lilly o direttamente nelle piazze coinvolte, a partire da quella di Varese, il cui sindaco Davide Galimberti ha espresso ampia soddisfazione per l'iniziativa di Lilly.

Queste le parole: "Un'occasione importante per garantire a tutti una prevenzione efficace. È importante che le piazze del nostro paese siano sempre più frequentate da iniziative di questo tipo, a tutela di tutti i cittadini, ma dell'intera collettività".

All'interno della clinica mobile, completamente accessibile anche alle persone con mobilità ridotta, saranno presenti tre postazioni cliniche per esami rapidi e non invasivi presidiati da professionisti sanitari, un'area dedicata alle consulenze nutrizionali e spazi per attività educative e interattive. Si tratta di un'iniziativa dall'alto valore preventivo.

Aspetto fondamentale come spiegato anche dal Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia, con delega alle Relazioni Internazionali ed Europee, Raffaele Cattaneo: "La Regione lombardia sta investendo sulla prevenzione, sulla sanità territoriale, anche perché andando avanti con l'invecchiamento della popolazione e l'aumento dei costi delle cure dovremo sempre di più investire in prevenzione. Oggi spendiamo il 93% dei fondi per la cura, ma abbiamo bisogno di aumentare la consapevolezza in tutti i cittadini dell'importanza della prevenzione e dell'utilizzo di corretti stili di vita, da cui dipende quasi la metà delle malattie."

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