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La Catalogna rilancia a Madrid la sfida dell'indipendenza

sabato 9 settembre 2017
2' di lettura

Roma, (askanews) - Una nuova sfida al governo centrale di Madrid, ma questa volta con un vero e proprio referendum di autodeterminazione che in caso di voto affermativo - secondo i suoi promotori - avrebbe la conseguenza giuridica di rendere la Catalogna un nuovo Stato, indipendente dalla Spagna. A lanciarla è stato il Parlamento della Catalogna, la regione autonoma che, con una lingua e identità nazionale propria, negli ultimi anni ha visto crescere esponenzialmente l'indipendentismo. A favore di una separazione dal resto della Spagna, secondo i sondaggi, sarebbe ormai circa la metà della popolazione catalana, che conta sette milioni e mezzo di abitanti, mentre circa il 75% vorrebbe potere votare in un referendum sull'indipendenza. La legge per organizzare il referendum è stata approvata con 72 voti a favore e 11 astensioni su 135, mentre i deputati dell'opposizione "unionisti" hanno abbandonato l'aula lasciando sugli scranni una triste fila di bandiere mute, spagnole e catalane. Carles Puigdemont, presidente del governo autonomo della Catalogna, ha annunciato: "Convochiamo quindi i cittadini del nostro paese a decidere in che modo vogliono orientare il futuro della Catalogna: se sul cammino attuale dell'autonomia e di uno statuto diminuito, oppure su una nuova strada come stato indipendente in forma di Repubblica. E' una decisione che spetta alla gente, non a qualche tribunale o consiglio dei ministri e non a un tribunale costituzionale, di scarsa legittimità e prestigio dato che è politicizzato a livelli non propri di una democrazia". Un referendum, secondo la costituzione spagnola, potrebbe essere indetto soltanto dal governo centrale e inoltre avrebbe valore solo consultivo. A Madrid il capo del governo conservatore Mariano Rajoy ha convocato con urgenza il consiglio dei ministri per affrontare la crisi politica in atto, e ha incontrato i leader delle opposizioni nazionali, fra cui i socialisti del Psoe. Rajoy ha anche confermato che governo chiederà l'intervento della Corte Costituzionale perché annulli la legge approvata dal Parlamento catalano, mentre i sindaci dei comuni catalani saranno avvertiti del loro obbligo di "impedire o bloccare" ogni tentativo di far svolgere il voto. "Questa consultazione, ancorché si cerchi di imporla in modo precipitato, raffazzonato e illegale, non si celebrerà. Non ci sarà un referendum di autodeterminazione perché ciò presuppone privare l'insieme degli spagnoli del diritto di decidere il loro futuro. Come si capirà, né il governo né i tribunali possono tollerarlo in alcun modo". La Procura generale spagnola ha nel frattempo annunciato di voler perseguire penalmente tutti i componenti del governo regionale catalano e anche i responsabili del Parlamento regionale che hanno facilitato l'adozione del provvedimento che regola l'organizzazione del voto. Un approccio di gestione per via giudiziaria di questa vicenda politica già adottato in passato con la condanna all'interdizione per due anni dai pubblici uffici dell'ex presidente catalano Artur Mas, giudicato colpevole per aver organizzato una consultazione informale e non vincolante sull'indipendenza nel 2014.

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