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Due bellissimi cuccioli di tigre malese nati allo zoo di Praga

sabato 18 novembre 2017
1' di lettura

Roma, (askanews) - Lo zoo di Praga ha presentato due splendidi cuccioli di tigre malese, specie fortemente minacciata di estinzione. Un esemplare maschio e un'esemplare femmina nati appena sei settimane fa. Il loro custode, Pavel Brandl: "La Tigre malese è molto rara negli zoo d'Europa, attualmente si contano 17 esemplari adulti, e anche le nascite sono rare, solo due zoo sono riusciti a far nascere una tigre malese fino ad oggi". "Purtroppo, le tigri sono parte della medicina tradizionale del Sud-est asiatico, quindi c'è grande richiesta delle parti del corpo delle tigri". Attualmente nel mondo sono rimaste circa 3.000 tigri e tra queste solo un centinaio di maschi adulti di tigre malese". I cuccioli, che non hanno ancora un nome, sono nati da Banya e Johann, che sono stati insieme per circa un anno. "I maschi tendono ad essere molto aggressivi - conclude il custode - attaccano le femmine, questo è il motivo per cui ci è servito quasi un decennio per avere una coppia in grado di riprodursi".

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Il titolo del nuovo romanzo è ispirato a un celebre libro irlandese, e l'Irlanda, con il suo conflitto, è stato uno degli scenari in cui Chalandon ha lavorato come inviato, ma una parte importante l'ha avuta anche il Medio Oriente. Gli abbiamo chiesto come si passa dalla scrittura giornalistica a quella letteraria. "Sono stato corrispondente di guerra per 25 anni - ci ha riposto - e non mai potuto dire io di fronte ai massacri, sotto le bombe, mai. Non ho mai potuto piangere nel mio giornale, non potevo odiare, non potevo dire che stavo impazzendo di fronte alla violenza inaudita che mi circondava. Non potevo mai dire io, non ne avevo il diritto. L'unico modo per me per dire io era il romanzo. Aggiungo una aneddoto: sono a Sabra e Shatila, sto assistendo a quello che sappiamo, mi siedo dietro un muro e piango. Mi si avvicina un collega de Le Figaro, un amico, e mi dice: Sorj devi trasformare le tua lacrime in inchiostro, ecco, nel mio romanzo trasformo le mie lacrime in inchiostro".

La violenza è il sottotesto di tutta la conversazione, l'indicibile che passa sotto gli occhi del reporter e poi arriva fino alla pagina dello scrittore. "Una cosa importante - ha concluso Chalandon - è che io non scrivo per guarire, non scrivo per stare meglio, non scrivo per dimenticare, scrivo per condividere. Io sono stato segnato dalla violenza e ancora oggi mi lacera per via dei bambini morti. Di notte a una cert'ora mi sveglio, mi alzo e vado in camera delle mie figlie, per vedere se sono vive oppure morte".

Fino al 21 marzo il festival Dedica presenta incontri, appuntamenti, proiezioni, spettacoli legati al lavoro dello scrittore francese. Giunto alla 32esima edizione è anche parte del progetto Verso Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027.

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