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'Ndrangheta, in arresto anche parroco e capo della Misericordia

sabato 20 maggio 2017
2' di lettura

Isola Capo Rizzuto (askanews) - 'Ndranghetisti e imprenditori collusi con la cosca Arena che, di fatto, usava il Cara di Isola Capo Rizzuto, più grande d'Europa, come fosse un 'bancomat'. Il centro "Sant'Anna" era in mano alla 'Ndrangheta da almeno dieci anni. E' quanto è emerso dall'indagine dei carabinieri del Ros e dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Crotone che hanno proceduto al fermo di 68 persone per associazione mafiosa, malversazione ai danni dello stato, truffa aggravata, ricettazione, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale. Su 103 milioni di euro di fondi Ue, che lo Stato ha girato dal 2006 al 2015 per la gestione del centro dei richiedenti asilo di Crotone, 36 sono finiti alla cosca degli Arena. In manette anche Leonardo Sacco, il capo dell'associazione di volontariato "Fraternità di Misericordia" di Isola di Capo Rizzuto, nonché presidente della Confraternita Interregionale della Calabria e Basilicata e un parroco, Don Edoardo Scordio, della Chiesa di Maria Assunta che, solo nel corso del 2007, per servizi di assistenza spirituale resi ai profughi, ha ricevuto 132mila euro. La cosca Arena, proprio attraverso l'operato di Leonardo Sacco, si è aggiudicata gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per la gestione dei servizi - in particolare quello di catering - affidati in sub appalto a favore di imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di 'ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all'accoglienza dei migranti. Le indagini hanno documentato come le società di catering riconducibili ai cugini Antonio e Fernando Poerio, nonché ad Angelo Muraca, dal 2001 abbiano ricevuto la gestione del servizio mensa del centro di accoglienza isolitano. Non solo, grazie a Sacco la 'ndrangheta sarebbe riuscita a mettere le mani sui fondi girati dal governo non solo per la gestione del Cara calabrese e di due Spraar aperti nella medesima zona, ma anche per quella dei centri di Lampedusa. Un affare da 30 milioni di euro: i cibi da preparare, gli operatori chiamati a lavorare nel centro, le lavanderie industriali per pulire lenzuola e tovaglie. Tutto era in mano ai clan.

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