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Cronache dalla Biennale, il Padiglione Cina e il cambiamento

sabato 20 maggio 2017
2' di lettura

Venezia (askanews) - E' dei mercati più dinamici anche nel mondo dell'arte, ma questo dinamismo coinvolge pure chi l'arte la fa, oltre a chi la commissiona o la compra. La Cina continua a essere un Paese interessante e lo dimostra anche il padiglione "Continuum - Generation by Generation" alla 57esima Biennale d'arte di Venezia. Una mostra curata da un artista, Qiu Zhijie, che si propone come obiettivo quello di catturare l'energia del continuum per ritrovare nella vitalità del fare arte oggi il valore della rigenerazione di cui parlano i testi classici. "L'idea di immortalità per i cinesi - ci ha detto Qiu Zhijie - è basata sul cambiamento, per questo noi abbiamo un testo classica che si chiama proprio Il libro dei cambiamenti, perché il cambiamento è alla base della nostra cultura, dobbiamo cambiare sempre". Pertanto nel padiglione gli scenari cambiano spesso, e si passa dai grandi video, alcuni davvero ipnotici, che aprono l'esposizione, e che in qualche modo danno conto, anche fisico, della vastità della Cina, fino a opere vecchie di mille anni. Il tutto con uno spirito collettivo che ci è sembrato essere uno dei punti di forza del padiglione. "In questa mostra - ha agginto il curatore - noi sottolineiamo decisamente la collaborazione tra gi artisti, non creazioni individuali, ma essere parte di un movimento più grande, di un'energia più grande. Per questo c'è un confronto con gli antenati, ma anche con gli artisti venuti prima e dopo di noi". E non importa se dopo di noi verranno presenze inquietanti, o la natura tornerà a fare da padrone. Quello che importa, almeno nel microcosmo dello spazio cinese all'Arsenale, è la sensazione di una ricerca d'armonia pur nelle differenze. "Questa idea di un curatore da una parte e di un artista dall'altra è molto capitalistica - ha concluso Qiu - in Cina le persone si muovono continuamente da un ruolo all'altro". Perché, anche qui, quello che conta è la capacità di cambiare.

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