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Cronache dalla Biennale, la Svizzera e l'assenza di Giacometti

sabato 20 maggio 2017
2' di lettura

Venezia (askanews) - C'è un'assenza al centro del Padiglione svizzero alla 57esima Biennale d'arte di Venezia. Un'assenza importante, perché è quella di Alberto Giacometti, il grande artista elvetico che si è sempre rifiutato di rappresentare il proprio Paese alla Biennale nel padiglione costruito, tra l'altro, dal fratello Bruno nel 1952. Intorno a questa vicenda, poco nota, il brillante curatore Philipp Kaiser ha costruito la narrazione della mostra "Women of Venice". "Per me - ci ha spiegato - il fatto che il padiglione era stato costruito da suo fratello e che Alberto Giacometti aveva rifiutato di esporvi per 12 anni è stato un interessante punto di partenza per arrivare a un progetto molto specifico che doveva avere a che fare con l'assenza di Giacometti, ma la cosa più importante era creare qualcosa che fosse altamente specifico e che potesse succedere solo alla Biennale di Venezia e in nessun altra manifestazione artistica". Molto forte e coinvolgente il lavoro del duo svizzero-americano Teresa Hubbard/Alexander Birchler, che presentano l'installazione filmica "Flora", dedicata alla storia d'amore tra Giacometti e Flora Mayo, artista americana ormai dimenticata che negli anni Venti studiò e visse a Parigi. Oltre al film, Hubbard/Birchler presentano anche la ricostruzione di un busto di Giacometti, realizzato dalla Mayo e andato distrutto, ma di cui è sopravvissuta una fotografia. La seconda posizione artistica nel padiglione della Svizzera - uno di quei luoghi dove le cose succedono sul serio, basti pensare alla piscina di Pamela Rosenkranz due anni fa oppure alla grande installazione di Christian Kerez per la Biennale di architettura 2016 - è rappresentata questa volta dal lavoro di Carol Bove, artista statunitense nata a Ginevra che ha modellato le sue sculture sulle figure del tardo Giacometti, che nel 1956 aveva portato, ma nel Padiglione francese, il gruppo scultoreo "Femmes de Venise". "Giacometti - ha concluso Kaiser - è come se fosse una base storica o un'eco per tutto quello che è stato prodotto nel padiglione, per il film di Hubbard/Birchler, ma anche per le sculture di Carol Bove". E quando l'arte affronta il tema dell'assenza, vale sempre la pena di provare ad ascoltare.

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