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Tra lavoro e utopia: Elisabetta Benassi in Collezione Maramotti

sabato 13 maggio 2017
2' di lettura

Reggio Emilia (askanews) - La storia dell'arte contemporanea talvolta coincide con quella delle polemiche sorte intorno a essa. Ed è partendo da una di queste, legata alla cifra pagata dalla Tate Gallery di Londra negli anni Settanta per un'opera in mattoni di Carl Andre, che Elisabetta Benassi ha costruito il progetto "It starts with the firing", realizzato per la Collezione Maramotti di Reggio Emilia e presentato in occasione del festival di Fotografia Europea. Una serie di lavori che, come ci ha spigato la direttrice, Marina Dacci, tengono conto anche della storia industriale del luogo che ora ospita la Collezione. "Elisabetta Benassi ha fatto un excursus sulla storia della fabbrica e del luogo dove poi ha realizzato questa mostra, e in parallelo ha fatto una ricerca sulla storia dell'arte, e attraverso l'archivio della Tate sul lavoro di Carl Andre che suscitò all'epoca parecchie polemiche". La mostra si apre infatti con una stiratrice industriale a vapore che qui veniva usata nella fabbrica di Max Mara, ma che astratta dal contesto del suo impiego reale diventa un oggetto quasi magico, testimone del tempo. Stesso destino riservato ai tappeti, anch'essi legati alla casa di moda, che Elisabetta Benassi ha utilizzato come elementi di un muro. "Ricercando un collante tra cinque grandi installazioni che occupano tutto lo spazio della Collezione in questa mostra - ha aggiunto Marina Dacci - il vero collante è una riflessione sul lavoro, che parte da elementi della memoria, che è il tema del festival Fotografia europea di quest'anno, ma arriva fino alla ricerca anche d'archivio sulla documentazione come utopia". Il caso della polemica su Carl Andre e dell'utilizzo delle citazioni della stampa dell'epoca, che Benassi ha trasformato anche in un libro d'artista, è una dimostrazione di come la documentazione possa diventare soggetto d'arte, nonché spunto per lavori che sanno citare la storia, ma soprattutto provare a rinnovarla. "In tutta la poetica di Elisabetta Benassi - ha concluso la direttrice della Collezione Maramotti - c'è l'uso di materiali comuni o la riscrittura, in qualche modo, della storia di questi oggetti, o del modo in cui questi oggetti hanno attraversato alcuni momenti storici, è questo è topico, molto importante". La mostra resta aperta a Reggio Emilia fino al 17 settembre.

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