CATEGORIE

Città del Messico, torna alla luce un ciclopico tempio azteco

sabato 10 giugno 2017
2' di lettura

Città del Messico (askanews) - Il calcio ha antenati illustri, il principale dei quali presenta però riflessi assai oscuri. Il che forse serve a spiegare molte cose... Come illustra un importante ritrovamento archeologico nel cuore di Città del Messico. Si tratta di un ciclopico tempio azteco dedicato al dio del vento oltre a un campo dove questo popolo precolombiano, stanziato nel Messico attuale ma proveniente dalla California, era solito disputare gare di ullamaliztli, la versione locale del gioco della palla, una pratica agonistica praticata per oltre 3.000 anni dai popoli mesoamericani e dai forti connotati rituali che prevedeva anche sacrifici umani. Gli aztechi vedevano infatti nel gioco la lotta tra il sole e le forze della notte, guidate dalla luna e dalle stelle. Gli archeologi messicani hanno scoperto i resti del tempio semicircolare di Ehecatl-Quetzalcoatl dopo intense campagne di scavo. Oggi rimane solo parte delle strutture originarie dello stadio, resti di una scalinata e delle gradinate, ma dai reperti i ricercatori hanno stimato che il campo aveva una lunghezza di 50 metri. Il tempio, invece, imponente e costruito a emiciclo, si ergeva sopra una struttura rettangolare più grande ed era largo 34 metri e alto quattro. Il conquistador spagnolo Hernan Cortes nel 1528 fu il primo occidentale a vedere dal vivo l'ullamaliztli, invitato in tribuna d'onore da Montezuma, l'ultimo imperatore azteco, il cui regno avrebbe alla fine distrutto. Secondo gli storici, il gioco imponeva ai giocatori di colpire con le anche le stupefacenti palle rimbalzanti, realizzate grazie all'albero della gomma diffuso nelle zone tropicali. Gli archeologi hanno riportato alla luce gruppi di ossa del collo che corrispondono ai resti di 32 vittime sacrificali decapitate come parte del rituale legato al gioco. "Abbiamo trovato 32 gruppi di vertebre cervicali" spiega l'antropologo Raul Barrera, "molto probabilmente decapitati nell'ambito del rituale". Curiosa, in questa ottica, la dinamica che ha portato alla scoperta del sito. Su quelle rovine infatti prima si ergeva un albergo, crollato nel 1985 a seguito di un catastrofico terremoto che uccise migliaia di persone. Fu allora che il proprietario si accorse dei resti archeologici sottostanti, allertando l'Istituto nazionale di antropologia e storia.

tag

Ti potrebbero interessare

Cosa lasciano le Paralimpiadi? Se ne è parlato all'Istituto dei Ciechi

Milano, 13 mar. (askanews) - "Siamo qui nella cornice dell'Istituto dei Ciechi, un palazzo meraviglioso a Milano, per parlare del lascito delle Paralimpiadi Invernali, grazie a una ricerca fatta da SWG, che abbiamo sostenuto come Coca Cola Italia, abbiamo cercato di tracciare un bilancio di come gli italiani hanno percepito questi Giochi. Sono stati sicuramente un appuntamento per celebrare la massima espressione della performance sportiva, olimpica e paralimpica. Noi come Coca Cola supportiamo da sempre i Giochi paralimpici perché condividiamo i valori di questo grandissimo evento": così Cristina Camilli, direttrice relazioni istituzionali, comunicazione e sostenibilità di Coca Cola Italia, a margine dell'Incontro "Giochi Paralimpici Invernali: un'eredità di inclusione", presso la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano.

"Abbiamo creato un piccolo codice per persone ipovedenti e non vedenti, per permettere a chi ha difficoltà visive di accedere al contenuti delle etichette dei prodotti", ha spiegato la responsabile.

L'incontro è stato promosso congiuntamente da Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) e CocaCola: un momento di confronto dedicato al valore dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 come occasione concreta per rafforzare una cultura dell'accessibilità e dell'inclusione, anche oltre lo sport. Ad aprire i lavori Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), e Rodolfo Masto, Presidente della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano.

TMNews

"La torta del Presidente", tra commedia e dramma nell'Iraq anni '90

Roma, 13 mar. (askanews) - Hasan Hadi ha vinto la Caméra d'Or e il Premio del Pubblico alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes raccontando una storia drammatica ma piena di vitalità e di umorismo ambientata nell'Iraq degli anni Novanta. La protagonista de "La torta del Presidente", nei cinema del 19 marzo, è una bambina che mentre il Paese lotta per sopravvivere a guerra e carestia è obbligata a preparare una torta per festeggiare il compleanno di Saddam Hussein. Lamia, 9 anni, arriva in città, dove è impossibile trovare zucchero e farina, e con il suo amico Saeed e il suo gallo va incontro a mille peripezie.

La storia raccontata da Hasan Hadi parte dai suoi ricordi di infanzia. "Io credo che la corruzione, i problemi che abbiamo oggi in Iraq nascano proprio in quel periodo, che è stato una specie di buco nero, perché eravamo completamente isolati, da Saddam e dalle sanzioni economiche. - ha detto il regista - Quando ero bambino, come Lamia, mi ricordo che vivevamo in un Paese di cui eravamo orgogliosi, che era il luogo di nascita delle più antiche civiltà, ma allo stesso tempo c'era una delle dittature più brutali. Allo stesso tempo ho anche ricordi bellissimi delle persone, della mia comunità".

Il regista mostra la realtà quotidiana della sua gente attraverso gli occhi vivacissimi della protagonista, celebra il potere dell'amicizia, sempre tenendo un grande equilibrio tra dramma e commedia. "E' qualcosa che impari in quelle situazioni, ridicolizzare la tragedia è il tuo strumento di sopravvivenza" ha concluso Hadi.

TMNews

Il momento in cui un raid israeliano colpisce edificio sud del Libano

Roma, 13 mar. (askanews) - Immagini di AFPTV mostrano il momento in cui un attacco israeliano colpisce un edificio nel villaggio di Abbasiyeh, nel Sud del Libano, vicino a Tiro. Secondo il ministero della Salute libanese, gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 773 persone dal 2 marzo, mentre Israele ha promesso che il Libano pagherà un prezzo sempre più caro in termini di danni alle infrastrutture.

TMNews

Paolo Borgia, nunzio apostolico in Libano in visita nel sud del Paese

Roma, 13 mar. (askanews) - Fedeli cristiani dei villaggi del Libano meridionale hanno accolto calorosamente l'arcivescovo Paolo Borgia, nunzio apostolico in Libano, pochi giorni dopo la morte del sacerdote Pierre Rai, ucciso dal fuoco dell'artiglieria dell'esercito israeliano.

TMNews