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Una falena su Torino: la grande inaugurazione di OGR

sabato 11 novembre 2017
3' di lettura

Torino (askanews) - Una falena brilla nel cielo di Torino. Non si tratta però di un oggetto volante non identificato, bensì della grande mostra che inaugura lo spazio OGR - Officine Grandi Riparazioni: "Come una falena alla fiamma". Un'esposizione magnetica, realizzata in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che ne ospita anche una parte, e che nasce ispirandosi al palindromo titolo latino dell'ultimo film di Guy Debord, poi ripreso anche in un neon circolare di Cerith Wyn Evans: "In Girum Imus Nocte et Consumimur Igni", "Andiamo in giro di notte e siamo consumati dalle fiamme". Un indovinello, a cui si può rispondere, appunto, indicando la falena. Ma la mostra, curata da Tom Eccles, Mark Rappolt e Liam Gillick, è molto di più, è la costruzione che percorre il tempo e lo spazio di un'immagine di Torino attraverso le opere presenti nella città, come ci ha spiegato Nicola Ricciardi, direttore artistico di OGR. "Volevamo trovare - ha detto ad askanews - un modo non convenzionale di raccontare Torino, di fare un ritratto della città attraverso le sue collezioni, i suoi collezionisti e la sua idea di collezionare: in questa città ci sono in effetti tantissime storie legate al collezionismo". Collezionismo che, ovviamente è quello contemporaneo della Fondazione Sandretto, ma anche quello archeologico del Museo Egizio e del Museo di Arte Orientale, oppure quello barocco di Palazzo Madama. E la contaminazione che si crea negli spazi di OGR, tra una testa colossale egiziana, una Bibbia del Duecento, una scultura di Pawel Althamer o le farfalle, ancora loro, di Damien Hirst, è in molti casi stupefacente ed esalta ulteriormente il luogo, oltre 35mila metri quadrati dedicati alla produzione culturale e alla sperimentazione realizzato con il decisivo sostegno di Fondazione CRT, rappresentata dal segretario generale Massimo Lapucci. "Quello che abbiamo voluto fare nella restituzione di questo luogo alla società, non solo alla città - ci ha spiegato - è anche un po' il recuperare il concetto di un'officina, che passa da quella che era la sua tradizione, ossia la costruzione e la riparazione dei treni, quindi qualcosa di tangibile, fisico, materiale, a qualcosa che oggi riparerà in forma diversa, in forma intangibile, quindi da qui l'arte, la cultura in senso ampio, la musica, l'innovazione il fare impresa, anche il buon cibo, perché no?" La mostra ricostruisce questa pluralità attraverso un percorso che è scandito da salti e confronti, che dedica ampio spazio alle opere video e che si concentra su quelle ossessioni individuali che poi danno forma all'identità collettiva. Negli spazi della Fondazione Sandretto, poi, la mostra si fa ancora più dura e politica, con lavori di Hans-Peter Feldmann, Barbara Kruger e soprattutto con un drammatico Thomas Hirschhorn. E il tutto è stato reso possibile dalla collaborazione forte delle istituzioni culturali torinesi intorno a un progetto di grande ambizione. "Io credo che a Torino - ha concluso Nicola Ricciardi - ci sia un tessuto virtuosissimo di relazioni tra le varie istituzioni che corre sotto la città. Noi non solo abbiamo voluto mettere in sinergia queste istituzioni, ma anche abbiamo voluto dare l'opportunità di lavorare in uno spazio nuovo, perché sicuramente le OGR sono una pagina bianca su cui scrivere una nuova storia. e questo facilità anche le relazioni tra le istituzioni, perché qua tutti si sono sentiti un po' a casa propria". Una casa instabile, scomoda, affascinante e in certi momenti ipnotica, come è giusto che avvenga in una città piena di mistero, ma oggi molto brillante nel panorama inquieto del contemporaneo, quale è - nonostante tutto - la Torino del 2017.

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