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L'odissea di Moses, in fuga dalla Sierra Leone nel video di Oxfam

sabato 11 novembre 2017
3' di lettura

Milano (askanews) - Moses era un operatore umanitario in Sierra Leone, costretto a scappare, in seguito alle minacce subite per aver denunciato l orrore delle mutilazioni genitali femminili nel suo paese. Il lunghissimo viaggio attraverso Guinea, Burkina Faso, Mali, Niger lo ha portato in Libia, dove è rimasto intrappolato per quattro mesi senza un motivo. Una volta sbarcato in Italia ha sperimentato tutti e tre i modelli del nostro sistema di accoglienza: il CARA di Mineo (Centro di accoglienza per richiedenti asilo); un CAS in Toscana (Centro di accoglienza straordinaria); e infine uno SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) a Pergine Valdarno (in Provincia di Arezzo), nell ambito di un progetto di Oxfam Italia, dove finalmente vive e studia. La sua odissea è raccontata nel video di Oxfam, l'organizzazione no profit che si occupa di lotta alla povertà e inclusione sociale e che nel nuovo rapporto "La lotteria Italia dell accoglienza", mette in evidenza gli elementi di debolezza e irrazionalità del sistema italiano. Segno della mancata lungimiranza nel governo dei flussi migratori, ancora gestiti con logiche emergenziali. "Una volta arrivati al CARA di Mineo - racconta Moses nel filmato - ci hanno messo tutti insieme in una stanza enorme, costringendoci a dormire in due su un materasso buttato per terra. Anche mangiare era una lotta, se al momento dei pasti non correvi subito, non trovavi più nulla". "I richiedenti asilo che arrivano nel nostro Paese sono sottoposti a una vera e propria lotteria - ha detto la Presidente di Oxfam Italia, Maurizia Iachino - spesso sono vittime di processi di identificazione sommari, di una burocrazia inefficiente che li destina a casaccio in un centro o in un altro, in una città o nell altra, semplicemente sulla base della disponibilità momentanea di posti letto". In Italia vengono accolti 3 richiedenti asilo ogni 1.000 abitanti. Un numero che non giustifica l allarme invasione evocato a ogni nuovo sbarco, soprattutto se si considera che il rapporto in Germania è di 8 a 1.000. E nemmeno giustifica una gestione sostanzialmente emergenziale, che moltiplica i centri di accoglienza straordinaria (CAS), a detrimento del sistema ordinario rappresentato dagli SPRAR, con un affidamento ormai totalmente casuale dei richiedenti asilo all uno o all altro. A marzo del 2017 le persone arrivate via mare o via terra nel nostro paese, e successivamente inserite nel sistema di accoglienza, erano 174.356. Un numero che rappresenta il 3,5% della popolazione straniera in Italia e lo 0,29% dell intera popolazione. Un trend che si è mantenuto costante anche dopo gli sbarchi della scorsa estate. A questi numeri affatto straordinari corrisponde invece una gestione del tutto straordinaria: 136.477 migranti, pari al 78% del totale, vivono nei 7.000 CAS (grandi alberghi, ex caserme, appartamenti, luoghi spesso isolati), sparsi in tutta Italia con livelli e qualità di accoglienza fortemente disomogenei; 13.302 nei CARA e 895 posti in centri hotspot. Solo 23.682 persone invece sono affidate agli SPRAR, che fuori da logiche emergenziali, garantiscono - in coordinamento con gli enti locali - un processo di accompagnamento e integrazione con corsi di italiano, inserimento nelle scuole, formazione professionale e orientamento al lavoro.

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