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Bufera su Salvini per le frasi sull'aborto

sabato 22 febbraio 2020
2' di lettura

Roma, 17 feb. (askanews) - Bufera sul leader della Lega Matteo Salvini, per le dichiarazioni contro l'aborto rilasciate durante una manifestazione al Palazzo dei Congressi dell'Eur a Roma. "Non entro nel merito - ha sottolineato il leader leghista riferendosi in particolare alle donne immigrate - di scelte che competono solo alla donna: non è compito mio nè dello Stato dare lezioni di etica o di morale a chiunque, ed è giusto che sia la donna a scegliere per se stessa e per la sua vita. Però non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione per uno stile di vita incivile per il 2020". Dichiarazioni che hanno sollevato molte polemiche: "Salvini la spara ogni giorno più grossa perché è in difficoltà - ha commentato il segretario del Pd Nicola Zingaretti - Con offese, teorie stravaganti e numeri a casaccio. Per fortuna nei pronto soccorso italiani non ascoltano le sue provocazioni. Giù le mani dalle donne. Giù le mani dalla sanità italiana." "Parole gravissime, come sempre strumentali, contro le donne - ha commentato Beatrice Brignone, segretaria di Possibile - di fronte a consultori sempre più depotenziati, all'aumento dei medici obiettori, alla mancanza di politiche per le famiglie, Salvini decide di fare un'uscita così: ignorando la legislazione in vigore, colpevolizzando chi non vuole affrontare una gravidanza, mettendo in discussione il diritto di scelta". In Italia, in cui l'aborto è regolamentato dalla legge 194 del 1978, in realtà non si effettuano interruzioni di gravidanza volontarie in Pronto soccorso, ma è previsto un percorso, in consultori, strutture socio-sanitarie, con colloqui e visite mediche, "nel rispetto della dignità e della libertà della donna", recita la legge. Secondo gli ultimi dati del Ministero della salute le interruzioni di gravidanza sono in calo in Italia, mentre aumentano i medici obiettori di coscienza: il 68,4% tra i ginecologi e il 45,6% tra gli anestesisti, con punte del 96% in Molise e oltre l'80% in Basilicata, Bolzano e Sicilia.

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