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La proiezione come elemento fisico: il mondo di Trisha Baga

sabato 22 febbraio 2020
2' di lettura

Milano, 19 feb. (askanews) - Una decostruzione ironica degli elementi e degli schemi della cultura di massa, condotta attraverso l'osservazione delle trasformazioni tecnologiche e dei cambiamenti sociali che queste poi innescano inevitabilmente (e mai come oggi questa correlazione è vera e per molti versi preoccupante), che poi genera un mix di contenuti diversi e su più livelli del discorso che porta a nuove possibilità di interpretazione del reale. In Pirelli HangarBicocca a Milano ha aperto la mostra personale di Trisha Baga, artista americana di origine filippina che utilizza principalmente lo strumento del video, intitolata "the eye, the eye and the ear". Con riferimenti a parti del corpo che sono anche elementi decisivi per addentrarsi nello strano mondo dell'esposizione. "Il mio lavoro con video astratti - ha detto Baga ad askanews - vuole attivare nuove forme di leggibilità. Penso a questa mostra come una sorta di diverso adattamento di Frankenstein e penso al corpo cinematico come un forma che crea il film insieme alla narrazione delle immagini in movimento e lo uso come una metafora del corpo umano". Un corpo che si scompone e si ricompone, che vive di presenza diretta e di metafora, un ibrido insomma che fa pensare ad alcune delle più interessanti lezioni della filosofia radicale, ma che anche racconta con leggerezza un'idea di arte e di visione, che ha nella sua forma tecnica un elemento decisivo pure per la componente semantica. Fiammetta Griccioli è una delle due curatrici della mostra in HangarBicocca. "Trisha Baga - ci ha spiegato - è una delle artiste più interessanti a essere emerse alla fine degli anni Duemila nel lavorare con le immagini in movimento e con il medium del video. In particolare lei si interessa dell'aspetto fisico e tridimensionale della proiezione, e come questa instaura delle relazioni con lo spazio. Questo l'ha portata nel corso del tempo a lavorare con la tecnologia 3D, in una versione low tech, sovrapponendola spesso a proiezioni 2D che fungono da elemento live all'interno delle sue installazioni e come luci di scena attirano e catturano in qualche modo l'attenzione dello spettatore". Uno dei motori del meccanismo linguistico della mostra a noi appare essere proprio la sovrapposizione dei piani, l'innesto, verrebbe da dire riprendendo l'immagine di Frankenstein, di strutture diverse in un'unica prospettiva narrativa. Ne abbiamo parlato con Lucia Aspesi, altra curatrice del progetto espositivo: "Insieme allo schermo, insieme all'immagine proiettata - ci ha raccontato - l'installazione si popola di oggetti di scena, che a volte entrano e si ritrovano all'interno delle immagini, ma contestualmente creano una scena dentro la quale i limiti tra realtà e virtuale sembrano sfaccettarsi". Uno sfaccettamento che diventa la nuova dimensione, diventa il nuovo oggetto significante, insomma diventa il cuore della mostra. E la scelta di usare il nome di un organo umano è voluta. Per chi volesse addentrarsi in questo spazio che vede convivere Madonna e El Nino, i corpi e la tecnologia, l'esposizione in Pirelli HangarBicocca è aperta al pubblico fino al 19 luglio.

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