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Top utility, rapporto di Althesys: investimenti a 6,6 mld

sabato 22 febbraio 2020
3' di lettura

Milano, 20 feb. (askanews) - Con oltre sei miliardi e seicento milioni di investimenti, per un incremento del 18,7% nel 2018, il settore italiano delle utility si conferma perno dell'economia italiana: il solo valore degli investimenti, infatti, equivale allo 0,3% del Pil; pari alla crescita complessiva della nostra economia. E' uno dei dati più rilevanti evidenziati nell'ottava edizione del rapporto Top Utility, presentato a Milano Althesys, che traccia il quadro delle maggiori 100 utility pubbliche e private nei settori gas, luce, acqua e rifiuti. "Il settore delle top utility si inquadra in un contesto nazionale sostanzialmente stabile, se non fermo - dice Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys - Invece le top utility continuano a essere in movimento: quindi c'è da aspettarsi un cambiamento nella struttura industriale, un continuo progresso per quanto riguarda gli aspetti tecnologici, e anche un cambiamento in quella che è la relazione con il cliente per cui la digitalizzazione porterà anche trasformazioni importanti non solo nei processi, ma anche nel rapporto con i consumatori". A sostanziare questa fase di cambiamento, come visto, il forte incremento degli investimenti, e all'interno di questi, la quota dedicata alla ricerca e sviluppo, cresciuta del 47%. Ma dove puntano questi investimenti? Alla presentazione dei dati è intervenuta, tra gli altri, Rse, Ricerca di Sistema Energetico, realtà richiesta dalle imprese - utilities, e provider di tecnologie - anche proprio per far luce sulle direttrici future di investimento, approfondendo scenari e tecnologie. "Ricerca e innovazione sono un punto importante per guidare gli investimenti, specie in alcuni settori critici che stanno avendo un successo crescente - spiega Maurizio Delfanti amministratore delegato di Rse - Ne cito uno su tutti: la mobilità sostenibile, dove c'è un bisogno di infrastrutture crescenti che sta diventando anche urgente. Un'altra specialità di questo settore è che si sta ragionando sulla possibilità che ci sia un supporto pubblico questi investimenti, specialmente in alcune aree che vengono definite 'a fallimento di mercato'. L'insieme di queste cause fa sì che ci sia molta attenzione da porre su questo settore; e noi come Ricerca sul sistema energetico siamo molto attenti e vicini agli operatori per indirizzare e accompagnare le loro scelte nella maniera il più possibile coerente con l'innovazione che è in corso". Dati e tendenze emerse dal rapporto vanno anche inquadrate nello scenario delle grandi sfide climatiche e ambientali poste al settore, che si trova in una vera e propria 'transizione verso la sostenibilità, come ha detto Stefano Besseghini presidente di Arera, l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Il presidente di Arera, però, sottolinea come il compimento della transizione richieda il coinvolgimento anche dei cittadini e dei consumatori, soprattutto per quanto riguarda poi l'attuazione specifica, concreta, fino al singolo condominio, delle soluzioni necessarie a dare senso alle scelte di 'innovazione sostenibile'. "Quello che forse caratterizza questo nuovo approccio è che la quantità degli investimenti è abbastanza facilmente definita; la modalità con cui esprimerli sulle diverse dinamiche che impattano sui settori è invece molto più articolata - aggiunge, poi, Besseghini - Questo perché da una parte gli investimenti sono naturalmente necessari in infrastrutture. Tuttavia questa transizione, diffusa e distribuita, richiede anche tanti piccoli investimenti strutturali che coinvolgono non soltanto agli operatori tradizionali, ma anche i comuni cittadini, i consumatori, che devono attrezzarsi per vivere questa fase di transizione. Questo rende il ruolo delle utility e dei soggetti che sono territorialmente più vicini agli utenti assolutamente centrale". Le cento top utility italiane hanno generato nel 2018 un valore della produzione di 114 miliardi, pari al 6,5% del Pil, un più 2,8% rispetto l'anno precedente. Un segnale di dinamismo importante se si considera che il settore continua a essere frammentato tra pochi grandi operatori: solo 11 quelli che superano il miliardo di fatturato, mentre oltre la metà sono sotto i 100 milioni di fatturato.

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