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Rackete, Cassazione: fu giusto non convalidarne l'arresto

sabato 22 febbraio 2020
2' di lettura

Milano, 20 feb. (askanews) - Carola Rackete, il capitano della nave Sea Watch 3 che il 29 giugno 2019 forzò il blocco imposto dall'allora ministro dell'Interno, Matteo Salvini per approdare a Lampedusa e sbarcare 40 migranti dopo 17 giorni in mare, rispettò le regole del soccorso ai naufraghi. Sono queste le motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha ritenuto corretta la decisione del Gip di Agrigento di non convalidare l'arresto della donna che, subito dopo l'arrivo in porto fu fermata con l'accusa di "resistenza e violenza a nave da guerra" perché, durante la manovra di approdo, urtò la motovedetta della Guardia di Finanza che, per impedire l'attracco, si era frapposta fra la nave e la banchina. Per i giudici della Corte Suprema, infatti, "l'obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell'atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l'obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro". Inoltre, "le navi della Guardia di finanza sono certamente navi militari, ma non possono essere automaticamente ritenute anche navi da guerra". Sulla vicenda è intervenuto anche lo stresso Matteo Salvini. "Nel provvedimento della Cassazione ci sarebbe scritto - ha detto durante una conferenza stampa a Chieti - che lei non ha commesso reato perché al comando della nave non c'era un ufficiale della Marina Militare ma un semplice maresciallo della Finanza, quindi se c'è un maresciallo della Finanza ti posso spiaccicare contro il muro". In realtà i giudici hanno ribadito che Carola Rackete, anche per l'errore di manovra che la portò a toccare con la Sea Watch la motovedetta italiana, ha agito in adempimento di un dovere e in maniera "giustificata" dal rischio di pericolo per le vite dei migranti a bordo della sua nave e questo, per lo stesso codice penale italiano, art. 51, la rende "non punibile". Sempre la Legge, l'art. 29 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, stabilisce che "per nave da guerra si intende una nave che appartenga alle Forze Armate di uno Stato... posta sotto il comando di un Ufficiale di Marina al servizio dello Stato".

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