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Internazionale a Ferrara, Zerocalcare ci racconta il nuovo libro

di TMNews domenica 4 ottobre 2020
1' di lettura

Ferrara, 5 ott. (askanews) - "Esce il 15 ottobre, si chiama Scheletri ed è un noir, un libro un po' più efferato degli altri, che racconta cose vere, però successe ormai una ventina d'anni fa a Roma e parla di tutta quella zona grigia che sta in mezzo alle narrazioni sulla Roma super criminale e la Roma bene. In verità, in termini di violenza nei rapporti umani esiste tutto un pezzo tra queste due Rome che si sovrappone, e io racconto proprio quella zona". Così Zerocalcare, il fumettista romano al secolo Michele Rech, ha raccontato ad askanews il suo prossimo libro, durante il festival Internazionale a Ferrara.

"Sicuramente - ha aggiunto - è una decostruzione di tutta quella retorica che vuole le periferie romane come il luogo del degrado assoluto in cui vige soltanto la legge del più forte oppure quella specie di mito del buon selvaggio in cui tutti sono buoni e si vogliono bene perché non è arrivato il denaro a corromperle".

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"Chiaramente - ha sottolineato - io capisco le diversità, le difficoltà, i vincoli costituzionali che hanno gli altri, come gli altri tentano di venire incontro a quelle che sono le specificità italiane. Ci si deve trovare a un certo punto, sicuramente io non trovo una chiusura nel senso di dire, 'non ci interessa', tutti capiscono che in ogni caso quando il problema impatta anche su alcuni Stati membri solamente, alla fine, siccome le nostre economie sono interconnesse, arriva anche dagli altri. Questo lo capiscono tutti, quindi chiaramente si parte anche da posizioni che sono leggermente distanti, ma si sta cercando di avvicinarsi".

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La commemorazione arriva mentre Armenia e Turchia hanno provato negli ultimi anni a normalizzare i rapporti, dopo decenni di ostilità legate ai massacri della Prima guerra mondiale e al sostegno di Ankara all'Azerbaigian nel conflitto con Erevan. Ma tra molti armeni il disgelo resta un tema ancora molto sensibile.

"Penso che ogni Paese dovrebbe riconoscerlo - dice Vrej Kiledjian, comandante del movimento scout armeno di Erevan - perché è molto importante. Altrimenti le conseguenze saranno ancora peggiori. Perché, sapete, la Turchia in questo momento non si comporta molto bene".

Una parte della società armena continua a vedere con diffidenza anche l'ipotesi di apertura del confine con la Turchia, mentre altri ritengono che il riavvicinamento possa avere effetti positivi, a patto di non cancellare memoria e identità.

"Una parte degli armeni - dice Araksya Zakaryan, dentista e madre di due figlie - pensa che le frontiere con la Turchia dovrebbero aprirsi, mentre un'altra parte pensa di no. Capisco questa preoccupazione: temono che gli armeni possano essere assimilati da altre nazioni. Ma noi siamo armeni, lo siamo sempre stati e lo resteremo. Penso che l'apertura delle frontiere sarebbe utile sia sul piano economico sia su quello politico; dobbiamo solo continuare a crescere i nostri figli come armeni".

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