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In "Punta Sacra" la comunità dell'Idroscalo e la sua battaglia

di TMNews giovedì 22 ottobre 2020
2' di lettura

Roma, 22 ott. (askanews) - È il racconto sensibile e discreto di una realtà a molti sconosciuta: circa 500 famiglie che vivono all'Idroscalo di Ostia, ultimo triangolo di spazio abitabile alla foce del Tevere, un'area legata per lo più alla memoria di Pier Paolo Pasolini, ucciso a pochi metri da lì. In anteprima italiana ad Alice nella città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, dedicata ai giovani, "Punta Sacra", film-documentario di Francesca Mazzoleni, già vincitore di riconoscimenti internazionali tra cui il premio più importante di Visions du Réel, uno dei maggiori festival internazionali dedicati ai documentari.

La giovane regista voleva mostrare da vicino un luogo particolare della sua città, Roma, e la comunità dell'Idroscalo le ha aperto le porte, dandole fiducia; ora chi ci abita ha ribattezzato la zona "Punta Sacra", come il film. Francesca Mazzoleni: "Tutte le situazioni che si vedono vengono dalle persone, noi abbiamo usato un filtro molto cinematografico, c'è una cura estetica che per me era molto importante, ma le situazioni sono tutte reali, ho preso molto dalle persone con cui ho lavorato, andavo in giro con loro e gli chiedevo: oggi cosa succede? Cosa possiamo raccontare? Anche per togliere un po' questa etichetta che l'Idroscalo ha da anni legata al degrado e alla criminalità, stando lì poi scopri che è una realtà che accoglie chiunque, bellissima, in cui ci stanno romani dagli anni '60 e ho voluto mostrare le loro vite e la loro battaglia per restare in una zona che abitano ormai da tantissimi anni".

C'è la storia della famiglia di Franca, tutta al femminile, e ci sono soprattutto i giovani che nonostante i problemi, tra rischio di inondazioni e di sfratto per portare avanti altri progetti urbanistici continuando l'operazione iniziata anni fa, sono legatissimi al lembo di terra in cui vivono, come una comunità a sé. "È una comunità di case autocostruite negli anni '60 ormai si usa dire abusivo, il loro legame come comunità tra loro e il territorio è fortemente radicato e questo è un discorso però universale e più ampio: l'importanza di preservare le radici, il senso di appartenenenza che ha a che fare con l'identità di un individuo. Sradicarli, come si vocifera da tempo, e portarli in un'altra zona, rischia di disgregare le identità delle persone e nessun giovane che vive lì lo vorrebbe".

Dopo l'anteprima del 23 ottobre presso la Sala Alice TIMVISION Nuvola, il film uscirà nelle sale in autunno.

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