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La ricerca allo Spallanzani: il vaccino italiano e le monoclonali

di TMNews mercoledì 30 dicembre 2020
2' di lettura

Roma, 30 dic. (askanews) - Mentre in Italia si distribuiscono le prime dosi del vaccino Pfizer anti Covid e si aspetta di sapere se e quando sarà approvato il vaccino AstraZeneca, anche la ricerca italiana si muove: l'Istituto Nazionale per le malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma sta lavorando da agosto a un suo vaccino, con la speranza se tutto va nel migliore dei modi di averlo entro un anno.

Enrico Girardi, epidemiologo dello Spallanzani: "La sperimentazione ha concluso l'arruolamento di fase uno: abbiamo arruolato due gruppi di volontari, uno più giovane e uno più anziano, provando tre dosi di vaccino. A giorni si concluderà la prima fase di osservazione di queste persone e saremo in grado di dire quale di queste tre dosi funziona per far produrre anticorpi sia nella popolazione giovane che in quella più anziana. Questa è la premessa indispensabile per una fase molto più ampia che dovrebbe iniziare all'inizio dell'anno prossimo. Se tutto va come speriamo dovremmo avere un vaccino somministrabile alle persone entro il 2021".

Spiega ancora Girardi: "Questo vaccino ai fini della sperimentazione è prodotto da una piccola società di biotecnologie che si chiama ReiThera e ha la sua sede nel Lazio con laboratori di sviluppo e di produzione in piccola scala, nell'ordine delle migliaia di dosi. E' chiaro che se si dovesse andare a produzione su larga scala bisognerebbe trovare partner industriali in grado di produrre non migliaia ma milioni di dosi".

Altro filone di ricerca, le terapie monoclonali: cioé la produzione di anticorpi, ricavati da persone guarite, da iniettare già pronti all'uso in certe categorie di pazienti, soprattutto gli immunodepressi. Allo Spallanzani si sta lavorando a varie sperimentazioni; una è in allestimento, alcune più avanzate di società straniere devono passare alla fase clinica. "Per questi anticorpi monoclonali il problema è organizzare la sperimentazione al di fuori degli ospedali: ci aspettiamo che siano efficaci soprattutto se somministrati in una fase precoce dell'infezione e soprattutto in persone che non hanno una situazione grave; dovrebbero servire proprio a prevenire una evoluzione verso la gravità" spiega Girardi.

Servizio di Alessandra Quattrocchi

Montaggio di Carlo Molinari

Immagini a cura di askanews

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