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Elezioni, dibattiti e confronti tra leader al Tpi Fest di Bologna

di TMNews mercoledì 14 settembre 2022
2' di lettura

Bologna, 14 set. (askanews) - A due settimane dalle elezioni politiche The Post Internazionale chiama a raccolta a Bologna i principali partiti in corsa per approfondire le proposte dei loro programmi e discutere i temi chiave della campagna elettorale. Questi sono gli obiettivi di Tpi Fest organizzato per la prima volta nel capoluogo emiliano-romagnolo, alla "Tettoia Nervi" in Piazza Lucio Dalla, il 15,16 e 17 settembre 2022. Lo ha spiegato il direttore Giulio Gambino.

I contenuti principali delle tre serate, che saranno anche l'occasione per festeggiare il primo anniversario della nascita del settimanale di Tpi, saranno: "L'agenda sociale del paese","La destra al potere?" e "Una nuova visione del mondo". Lo slogan del Tpi Fest è "Fatti un'idea. La tua".

All'evento interverranno, tra gli altri: il presidente del Movimento 5 Stelle ed ex premier, Giuseppe Conte, il co-fondatore di Fratelli d'Italia, Guido Crosetto, il leader di Articolo Uno-Mdp, Pier Luigi Bersani, il sindaco e la vicesindaca di Bologna, Matteo Lepore ed Emily Clancy, il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, l'ex deputato del Movimento 5 stelle, Alessandro Di Battista, l'ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, la senatrice del PD, Roberta Pinotti, la ministra per le Politiche Giovanili, Fabiana Dadone, il leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, il costituzionalista Michele Ainis e l'ex ministro delle Finanze della Grecia Yanis Varoufakis.

L'ingresso è libero e gratuito. Il programma aggiornato e lo streaming dell'evento sono disponibili sui canali social di Tpi. Nelle tre sere si alterneranno anche artisti e rappresentanti delle realtà territoriali, con musica e performance di vario genere, e il sabato si terrà un evento congiunto con il BikePride, in occasione della settimana europea della mobilità.

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"Il principe e l'autista", storia di un'impresa epica

Torino, 17 apr. (askanews) - Si è tenuto, al Museo Nazionale dell'Automobile, un incontro dedicato alla presentazione del libro "Il principe e l'autista. Il raid Pechino-Parigi del 1907", scritto da Andrea Gentili, che racconta una delle imprese più straordinarie della storia dell'automobile.

Al centro del racconto, il celebre raid Pechino-Parigi del 1907, una sfida epica che attraversò continenti e culture, contribuendo ad affermare l'automobile come simbolo di progresso e modernità. Protagonisti dell'impresa il principe Scipione Borghese, il giornalista Luigi Barzini e il meccanico Ettore Guizzardi, figure che nel libro diventano il filo conduttore di un racconto tra avventura, innovazione e contesto geopolitico.

L'incontro si è sviluppato come un dialogo tra l'autore e i rappresentanti del museo. Un'occasione unica per osservare da vicino il veicolo e scoprirne le caratteristiche tecniche, grazie all'intervento del conservatore Davide Lorenzone.

Nel corso dell'evento abbiamo raccolto anche le parole di Massimo Di Tore, che ha sottolineato il valore culturale e narrativo di iniziative come questa, capaci di unire memoria storica e divulgazione contemporanea.

"Noi oggi siamo ospiti qui del MAUTO, che ha organizzato questo evento per la presentazione del libro di Andrea Gentili sul Raid Pechino-Parigi, questa impresa storica compiuta, nel 1907, con un'Itala dal principe Scipione Borghese. Ma invece, il 18 di maggio, avremo un nostro evento di presentazione, di quello che sarà il nuovo corso di Itala, attraverso la presentazione dei modelli che comporranno la nuova gamma Itala. Un progetto di revamping importante, che prevede il ritorno a vita di questo marchio iconico, storico" ha dichiarato il Dr Automobiles Groupe Communication & Marketing Director.

Ad arricchire la serata, anche l'esposizione della storica Itala Pechino-Parigi, appartenente alla collezione del museo, protagonista assoluta del raid.

"Ovviamente, per noi, è una grande emozione poter ridare vita a questo brand iconico, storico. Fa parte del patrimonio automotive italiano e sentiamo anche un po' la responsabilità e il peso, di questo progetto di revamping. Però ci crediamo molto e sarà un progetto Made in Italy, perché prevede il coinvolgimento dell'indotto automotive italiano" ha concluso Di Tore.

Un appuntamento che ha unito letteratura, storia e cultura industriale, confermando il ruolo del museo come luogo di narrazione e valorizzazione della grande tradizione automobilistica italiana.

TMNews

"Girl" di Shu Qi vince la 23esima edizione di Asian Film Festival

Roma, 17 apr. (askanews) - E' andato a "Girl" di Shu Qi, nota e bellissima attrice taiwanese che firma il suo esordio alla regia, presentato in concorso a Venezia 82, il premio come Miglior film della 23esima edizione di Asian Film Festival, che si è concluso (il 15 aprile) con una cerimonia di premiazione al Cinema Farnese di Roma, appuntamento storico che da oltre vent'anni porta nella Capitale il meglio del cinema asiatico contemporaneo. Il direttore del festival Antonio Termenini, "felice" di questo vincitore, anche perché - ha ricordato - Asian Film Festival è nato inizialmente come Taiwan Film Festival:

"La 23esima edizione è andata molto bene, grazie alle collaborazioni anche con le ambasciate e gli istituti di cultura, siamo stati molto contenti della presenza del regista giapponese Fukada Koji, che quando era qui ha saputo di essere in concorso al prossimo festival di Cannes", ha raccontato ad askanews.

L'edizione 2026 di AFF ha presentato 36 lungometraggi - 18 in concorso, 9 nella sezione Newcomers, 9 fuori concorso - oltre a 10 cortometraggi, offrendo una panoramica cinematografica che attraversa Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Filippine, Malesia, Cina, Vietnam, Singapore, Cambogia, Hong Kong e Taiwan.

Che cosa attrae lo spettatore italiano verso il cinema asiatico?

"In alcuni casi ci può essere un interesse verso i Paesi, non solo verso il cinema, ma conoscere di più Malesia, Indonesia etc., in alcuni casi probabilmente uno specifico interesse verso il cinema, verso alcune storie, anche perché ci sono delle similitudine con la letteratura e altre forme di espressione artistica", ha aggiunto.

"Il mio film preferito di questa edizione 'Gods are watching', film cinese-malese, che spero possa essere presto riproiettato", ha concluso.

Dopo la premiazione dei vincitori, la serata è proseguita con le proiezioni di due titoli di grande richiamo: "She Has No Name" (2024) del maestro hongkonghese Peter Chan, autore a cui il Festival aveva dedicato una retrospettiva nel 2011, e "The Ugly" (2025) di Yeon Sang-ho, thriller coreano che suggella un'edizione all'insegna della varietà e della ricerca.

Questi gli altri vincitori dell'Asian Film Festival 2026: nella sezione Newcomers vince "Falling into silence" di Yuto Shimizu, Menzione speciale per "Unint - Love on Trial" di Koji Fujada; il premio Film più originale è andato ex aequo a "Two Voices into an eco" di Kim Kyung-rae e a "Siapa Dia" di Garin Nugroho. Vince il premio come Miglior Attrice la tailandese Prapamonton Eiamchan per "Human Resource" di Nawapol Thamrongrattanarit, premio Miglior attore va al cambogiano Piseth Chhun per "Becoming Human" di Polen Ly.

Tra gli ospiti internazionali che hanno partecipato: Koji Fukada, tra i nomi più prestigiosi del cinema giapponese contemporaneo; Isabel Sandoval, tra le voci più interessanti del nuovo cinema filippino; e Lee Kwang-kuk, tra i talenti più raffinati della scena coreana contemporanea.

Quest'anno la giuria era composta da Gianluca Arcopinto, produttore cinematografico, Francesco Maesano, giornalista del TG1, e Martina Barone, selezionatrice del Torino Film Festival e critica cinematografica. Accanto alla giuria ufficiale, presenti anche tre giurie studentesche: quella dell'Università LUMSA attribuirà il premio al miglior film della sezione Newcomers, la giuria della RUFA - Rome University of Fine Arts, assegnerà il premio al miglior cortometraggio in concorso e quella degli studenti UNINT si occuperà del premio menzione speciale.

Asian Film Festival è realizzato con il patrocinio

dell'Ambasciata delle Filippine, con il sostegno dell'Ambasciata della Malesia, dell'Ambasciata dell'Indonesia, dell'Ambasciata della Thailandia, dell'Istituto Culturale Coreano e dell'Istituto Giapponese di Cultura. Partner istituzionali sono il MIC - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e la Regione Lazio. Con il sostegno di Credem Euromobiliare PB.

Servizio di Stefania Cuccato

Montaggio Carla Brandolini

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Libano, bandiere di Hezbollah tra le macerie di Beirut

Milano, 17 apr. (askanews) - I sostenitori di Hezbollah sventolano bandiere del gruppo appoggiato dall'Iran tra i cumuli di macerie nel sud di Beirut, un'area della capitale libanese pesantemente colpita dai bombardamenti israeliani. Nella notte tra giovedì e venerdì è entrato in vigore un cessate il fuoco di dieci giorni tra Libano e Israele. A Beirut, allo scoccare della mezzanotte, nei sobborghi meridionali della città sono risuonati anche spari di festeggiamento.

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Moda, il 66% delle aziende italiane investe in arte e cultura

Milano, 17 apr. (askanews) - Non più solo stile, ma anche cultura. La moda italiana investe sempre di più nell'arte. Secondo una ricerca Deloitte il 66% delle aziende di moda è impegnato in attività culturali e artistiche, mentre il 68% investe su heritage e artigianato. Se ne è discusso a Milano, negli spazi della Galleria Deloitte, all'evento "Mecenati di moda" ha riunito artisti, designer e imprese, nella settimana di Miart: tra i protagonisti Michelangelo Pistoletto, Fabrizio Plessi, Antonio Marras e Angela Missoni, insieme a istituzioni e operatori del settore.

"Il rapporto tra moda e arte è un rapporto che risale all'inizio dei tempi. Quello che cambia oggi è che le aziende del settore moda investono in arte e lo considerano un investimento strategico, quindi non più parallelo e avulso dal loro core business, ma integrato nella strategia e lo fanno seguendo due filoni principali - ha spiegato Barbara Tagliaferri, Head of Arts & Culture di Deloitte - Il primo che è un investimento nella cultura del mestiere, nell'artigianalità. Il secondo invece che è un investimento nelle vere proprie iniziative di cultura quali fondazioni, partnership e investimenti in progettualità di arte e cultura."

Fondazioni, musei d'impresa e partnership diventano strumenti chiave, con effetti che vanno oltre il branding e toccano sostenibilità e territorio. Ma cresce anche la necessità di misurare l'impatto. "L'investimento in arte, ed in supporto alla cultura - ha spiegato Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader - può essere valorizzato dando delle indicazioni non soltanto qualitative di quello che è lo sforzo effettuato dal brand della moda sul territorio, ma anche misurandone gli impatti con degli indicatori che diano un chiarimento effettivo di quello che è stato il valore dell'investimento nel supporto dell'iniziativa culturale sostenuta".

Le collaborazioni tra artisti e brand aumentano, ma richiedono regole chiare. "Sicuramente le partnership che hanno al centro la creatività hanno la necessità di strutturare fin dall'inizio una buona relazione e formalizzarla, sia sotto il profilo della cessione e utilizzo dei diritti d'autore, sia sotto il profilo della responsabilità e di tutti gli aspetti legali e normativi che circondano la relazione - ha sottolineato Ida Palombella, Global Lead Fashion & Luxury di Deloitte - Siamo a un punto intermedio perché sicuramente quello degli artisti non è il settore più sensibile agli aspetti regolamentari ma notiamo anche una crescente consapevolezza che questi aspetti sono determinanti proprio per far funzionare al meglio la relazione".

Un'evoluzione che spinge la moda verso un ruolo sempre più vicino all'arte. "In questo momento la moda, che ha bisogno di essere riconosciuta sempre di più - ha spiegato Fabiana Giacomotti, responsabile de "Il Foglio della Moda" - si affianca al settore che le è più affine, quello appunto dell'arte, non a caso per tanti anni, per secoli, la moda si è definita un'arte applicata, quindi cerca di essere meno applicata, di essere più arte. E in tutto questo aiuta anche il pubblico a conoscere l'arte perché per quanto si possa dire il brand ha comunque un valore di riconoscimento".

Secondo Deloitte, la moda italiana si sta trasformando in un ecosistema culturale integrato, capace di unire valore economico e creativo.

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