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Legacoop: "La cooperativa torni al centro dell'agenda del Paese"

di TMNews sabato 4 marzo 2023
3' di lettura

Roma, 4 mar. (askanews) - Rimettere l'impresa cooperativa al centro dell'agenda politica del Paese. Dignità del lavoro e servizi pubblici di qualità. Superare i meccanismi di massimo ribasso delle gare, che scaricano i problemi su aziende e lavoratori. Il tutto in un quadro in cui, nonostante le incertezze, il mondo delle cooperative può e vuole riprendere un percorso di crescita.

Sono alcuni dei messaggi chiave del 41esimo Congresso nazionale di Legacoop, l'associazione che riunisce oltre 15mila imprese cooperative. Il presidente uscente, Mauro Lusetti, spiega le prospettive che in questa fase le associate si trovano di fronte.

"Noi riteniamo che complessivamente l'economia può avere una sua una sua tenuta anche nel 2023 ci sono viviamo nell'era dell'incertezza e della discontinuità su questo versante non abbiamo la possibilità come chiunque di fare delle pianificazioni di lungo periodo, però nel breve vediamo che c'è una grande volontà da parte delle nostre cooperative di riprendere un percorso di crescita, attraverso l'innovazione, attraverso gli investimenti e attraverso lo sviluppo di nuova occupazione e nuova cooperazione delle parti e meno interessante del Paese"

Alla due giorni di lavori, venerdì 2 e sabato 3 marzo all'Auditorium Parco della Musica a Roma, oltre a un gran numero di associati sono intervenuti diversi esponenti di primo piano di governo e opposizione. Il ministro del Lavoro, Marina Calderone ha riconosciuto la centralità di questo settore.

"Io credo che la cooperazione sia fondamentale in tutti quelli che sono oggi i processi di transizione che noi stiamo affrontando all'interno del mondo del lavoro. La cooperazione parla anche di impegno sociale, quindi di responsabilità, noi come ministero del Lavoro e delle politiche sociali abbiamo temi importanti in discussione, che ovviamente attengono a quelle che saranno anche le fasi di transizione mercato di lavoro ma ancor di più anche il sostegno, l'ausilio e la vicinanza alle persone in condizione di difficoltà. E io guardo al mondo della cooperazione, intesa anche come impresa sociale, impresa che in questo senso può darci un importante e utile supporto in tutte quelle strategie territoriali in cui la prossimità dev'essere accompagnata anche da una solidarietà diffusa che, attraverso la cooperazione, poi diventa qualcosa di strutturato di importante".

La densa agenda dei lavori ha visto alternarsi i dibattiti con le testimonianze di lavoratori e imprese, esempi concreti di cooperazione che hanno ispirato il confronto in sala tra associati, esponenti politici e sindacali.

L'Assemblea nazionale segna anche il passaggio di consegne alla guida di Legacoop, per cui il candidato unico è Simone Gamberini. "Pensiamo di essere una opportunità soprattutto per chi lavora nelle nostre cooperative, per avere un lavoro dignitoso, ben pagato, con rispetto dei contratti nazionali di lavoro. Un lavoro che non può essere povero e su questo cercheremo di rilanciare le condizioni per un nuovo modello di partenariato pubblico-privato, che parta da condizioni diverse. Oggi non c'è fiducia nel rapporto fra tra pubblico e privato nella gestione di servizi e questo ha generato un sistema che ha scaricato, in realtà, i risparmi del dello Stato sui lavoratori delle nostre Cooperative. Noi abbiamo bisogno di scrivere quello schema di dire no agli appalti al massimo al massimo ribasso, che purtroppo caratterizzano oggi, più o meno mascherati, la maggior parte dell'organizzazione degli appalti dei servizi nel nostro Paese. E solo attraverso una riscrittura che passa attraverso la coprogettazione, la co programmazione dei servizi ed un'idea di sistema di servizi riusciremo a dare dignità a chi lavora e nostre cooperative, uno stipendio equo ma anche servizi di qualità".

"Siamo l'unica forma di impresa che riesce a essere sostenibile e inclusiva e che fa l'interesse della della comunità. In questo pensiamo di essere un'opportunità che va accolta e sfruttata dal paese e faremo di tutto per mettere al centro le nostre proposte dell'agenda politica del Paese".

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"Inside the experience" di Haier alla Milano Design Week

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Andare all'Haier Hub, significa immergersi in un percorso guidato dalla luce, con ambienti pensati per sorprendere e ispirare. C'è una ricca programmazione tra eccellenza, sport, gaming e cultura del cibo, con il coinvolgimento di chef, influencer e protagonisti del mondo dello sport e del design: "A me piace definire la tecnologia Haier una tecnologia invisibile. E' quella tecnologia che aiuta il consumatore nelle esigenze di tutti i giorni. Noi ci mettiamo al servizio del consumatore ed è quello che, grazie a Design Week, grazie alle installazioni in Via Bergognone, quest'anno riusciamo a trasferire. Certamente, le partnership che abbiamo in essere quest'anno, ci aiuteranno tanto in questa missione" ha continuato Garofalo.

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'È così bello fare la pasta che non siamo pronti a lasciar perdere'. Potrebbe diventare uno slogan, un motto. A tavola tutto si risolve: cucinare è un atto d'amore e se lo si fa insieme, tutto acquista un senso. Ad accoglierci nel suo laboratorio è Marilena Finizza in Rutland, italiana al 100%, sposata con un cittadino americano, trasferitasi in Alabama, nella capitale dello stato, Montgomery, e poi a Fairhope, sulla baia di Mobile, nota per il suo centro artistico, le strade fiorite e i tramonti mozzafiato.

"È tradizione. All'inizio avevo un posto piccolissimo, erano appena 65 metri quadrati, perché non sapevo come sarebbe stata presa questa idea. I miei genitori erano sconvolti: per loro da italiani, lasciare un posto fisso, come manager da 18 anni, per insegnare la cucina italiana era inconcepibile. E invece sta già accadendo. Piace, perché c'è bisogno di nuove esperienze. Poi a chi è che non piace l'Italia? Per me è un circolo che si chiude, specialmente adesso che ho due ragazze all'università per cui sono diventata 'empty nester' (il termine si riferisce a un genitore i cui figli sono cresciuti e se ne sono andati di casa, il che spesso porta alla cosiddetta "sindrome del nido vuoto", ndr) e non mi è piaciuta assolutamente quella solitudine. Mi ha fatto riflettere: perché sono arrivata qua in Alabama? Deve esserci un motivo! Non voglio pensare che ci sia solo capitata", dice.

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