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New Cold: rivoluzione green per la logistica per il freddo

di TMNews giovedì 16 marzo 2023
3' di lettura

Milano, 16 mar. (askanews) - Inaugurato a Fiorenzuola D'Arda, in provincia di Piacenza, il nuovo magazzino automatizzato per la catena del freddo di NewCold, primo nucleo di quello che è destinato a diventare entro pochi anni l'hub logistico automatizzato del food più importante al mondo.

NewCold - player mondiale della logistica con quartier generale a Breda, nei Paesi Bassi, con 15 sedi in tre continenti e circa 1.600 dipendenti diretti - ha investito per la costruzione del primo magazzino da 75 mila posti pallet circa 70 milioni. L'intero sviluppo prevede entro il 2027 la realizzazione di altri tre magazzini per un totale di 250mila posti pallet e un investimento di circa 200 milioni. "Il nostro modello di business si basa su tre pilastri fondamentali - racconta Luca Quaresima, country manager per l'Italia di NewCold - Il primo è l'innovazione: NewCold crea e sviluppa innovazione nel mercato della logistica del food, e non la insegue, non la copia. Il secondo pilastro è il nostro know-how logistico per cui l'automazione è al servizio della logistica e non viceversa. Il terzo pilastro fondamentale è il concetto di partnership: noi lavoriamo con clienti con contratti decennali; e che ci seguono nei vari mercati dove di volta in volta andiamo ad aprire nuove strutture perché si fidano del nostro modello e instaurano con noi una relazione di partnership che va aldilà del mero contratto logistico, ma è una vera e propria fusione tra la produzione dell'azienda e il servizio della logistica".

A conferma del ruolo strategico, e della sua efficacia, che caratterizza il modello di partnership sviluppato con da NewCold con i clienti c'è il tasso di occupazione dei posti pallet nel magazzino di Fiorenzuola d'Arda che ha raggiunto l'85 per cento su contratti decennali dopo soli pochi mesi di operatività.

"I nostri clienti, grazie al nostro modello di business, possono contare su un vantaggio competitivo importante - prosegue il country manager di NewCold - Vantaggio che deriva dalla consolidazione di importanti volumi nello stesso magazzino che hanno il fine di efficientare il route to market e il route to client per ridurre per ridurre i costi di trasporto".

l modello di hub di grandi dimensioni e i servizi automatizzati connessi, ma forniti anche a clienti tra loro in competizione - sottolinea poi Quaresima - consentono ai marchi una riduzione dei costi di trasporto e lo sviluppo di un mercato più razionale e efficiente. Una prospettiva che però in Italia deve ancora svilupparsi in pieno.

"La logistica ha marginalità molto basse, quindi non ha senso per i produttori farsi concorrenza sulla logistica; meglio farla invece sullo scaffale - prosegue Quaresima - Negli altri Paesi europei, o negli Usa o in Oceania, i competitor già viaggiano sullo stesso camion proprio perché hanno capito questo concetto. E colgo l'occasione per invitare tutti i produttori del food italiano a promuovere queste sinergie, abbandonando un modello obsoleto di concorrenza sulla logistica, per concentrare la competizione in altre fasi del ciclo di vita del prodotto".

Altro elemento caratterizzante del nuovo magazzino è la forte riduzione delle ricadute ambientali, al confronto con i magazzini tradizionali, che la struttura automatizzata e le soluzioni tecnologie proprietarie adottate garantiscono.

"Il nostro modello, le nostre soluzioni, ci consentono magazzini automatizzati sviluppati in altezza, fino a oltre i 40 metri - conferma Quaresima - Questo ci permette di avere un impatto sul suolo del 70% in meno rispetto la logistica tradizionale con un risparmio energetico del 65% al confronto di altre strutture. E questo fa sì che i nostri magazzini siano tra i più green al mondo".

I progetti in Italia di NewCold prevedono, inoltre, entro pochi mesi il raddoppio della capacità del magazzino di Borgorose, in provincia di Rieti, e l'apertura entro il 2024 di un terzo polo logistico a Ferentino, vicino Frosinone.

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"Purtroppo abbiamo assistito davanti ai nostri occhi all'intera strage - ricorda Jonathan Potts, tra i soccorritori - poi abbiamo capito che avremmo potuto dare una mano quando la sparatoria fosse finita, alcuni sono corsi fuori subito, poi quando è finita, un gran numero di noi, 40 o 50, abbiamo preso tutta l'attrezzatura di primo soccorso che siamo riusciti a trovare nel club siamo andati ad assistere le vittime".

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