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Uffici ed efficienza energetica: Italia in forte ritardo

di TMNews giovedì 30 marzo 2023
3' di lettura

Milano, 30 mar. (askanews) - Immobili ed edifici vecchi inquinano e danneggiano l'ambiente: il settore edilizio è infatti responsabile del 40% del consumo energetico mondiale e del 39% delle emissioni globali di CO2. E a pesare sono soprattutto gli uffici: più di 600 mila immobili in Italia, la maggior parte con classe energetica compresa tra G ed E.

"Purtroppo il nostro stock è uno stock obsoleto che per il 60% ha più di 50 anni, e quindi è un patrimonio su cui è determinante riuscire a intervenire per migliorare i consumi e di conseguenza le emissioni, come ci stanno chiedendo le istituzioni - spiega ad askanews il Prof. Andrea Ciaramella, Dipartimento ABC Politecnico di Milano -. Le tecnologie ci sono, le potenzialità anche. E' il momento di agire: abbiamo aspettato fin troppo, adesso è il momento in cui su questo patrimonio bisogna mettere mano con beneficio diciamo dei conduttori e anche dei grandi proprietari".

La fotografia scattata da uno studio del Politecnico di Milano sul patrimonio immobiliare italiano a tipologia uffici è allarmante: soltanto l'8,4% sono certificati con classe energetica A. La parola d'ordine dei massimi esperti del settore - riuniti a Milano per una giornata di dibattiti e confronti promossa da CBRE Global Workplace Solutions - è decarbonizzare:

"Migliorare le prestazioni energetiche dei nostri edifici ha un impatto immediato sulla decarbonizzazione. Pensate - sottolinea ancora Ciaramella - che un immobile classificato F o G ha emissioni corrispondenti in kg su mq annuo a 60-63, un immobile in classe A meno di 10. Quindi è evidente che migliorare le prestazioni energetiche è il primo passo per un impatto positivo sulla bolletta e un impatto assolutamente positivo sulle emissioni di Co2".

Dalla riqualificazione delle superfici, alla coibentazione degli ambienti, dall'eliminazione dei combustibili fossili all'elettrificazione degli impianti di climatizzazione, fino alla massimizzazione delle aree per impianti fotovoltaici: un futuro a zero emissioni per il settore edilizio è un traguardo ambizioso ma possibile, grazie a una serie di soluzioni hi-tech di ultima generazione.

"Innanzitutto - chiarisce Andrea Bernardi, responsabile del settore PMS in Italia per CBRE GWS - iniziamo a capire la tipologia di impianti che abbiamo di fronte, quindi iniziamo con la misura dei dati principali per dedurre i consumi energetici del nostro edificio e di conseguenza proponiamo i sistemi di punta per il controllo e il monitoraggio degli edifici come i sistemi BMS o Data Analytics, con intelligenza artificiale che ci aiuta poi a dedurre delle strategie di efficientamento energetico che e ottenere i risultati che tutti ci siamo posti"

Un ruolo da protagonista lo vuole giocare il settore bancario: sono sempre più massicci gli investimenti stanziati dai colossi del credito per l'efficientamento energetico di enormi patrimoni immobiliari.

"Abbiamo degli obiettivi di decarbonizzazione fondamentali e importantissimi all'interno del nostro piano strategico aziendale, con forti investimenti sia dal punto di vista delle risorse umane, quindi persone dedicate a questo argomento, che dal punto di vista di risorse finanziarie, dedicate ad investimenti che vanno nella direzione della riduzione delle emissioni di C02", sottolinea Davide Messina, direttore immobili Credit Agricole Italia, che puntualizza: "I tempi di ritorno dell'investimento sia da un punto di vista di beneficio economico che da un punto di vista di beneficio ambientale, lo abbiamo visto adesso dai numeri, ovviamente sostengono la bontà dell'investimento. Direi che ci stiamo arrivando tardi, secondo, me negli anni come paese, però è una necessità ed è giusto farlo, è giusto seguire questa direzione".

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"Girl" di Shu Qi vince la 23esima edizione di Asian Film Festival

Roma, 17 apr. (askanews) - E' andato a "Girl" di Shu Qi, nota e bellissima attrice taiwanese che firma il suo esordio alla regia, presentato in concorso a Venezia 82, il premio come Miglior film della 23esima edizione di Asian Film Festival, che si è concluso (il 15 aprile) con una cerimonia di premiazione al Cinema Farnese di Roma, appuntamento storico che da oltre vent'anni porta nella Capitale il meglio del cinema asiatico contemporaneo. Il direttore del festival Antonio Termenini, "felice" di questo vincitore, anche perché - ha ricordato - Asian Film Festival è nato inizialmente come Taiwan Film Festival:

"La 23esima edizione è andata molto bene, grazie alle collaborazioni anche con le ambasciate e gli istituti di cultura, siamo stati molto contenti della presenza del regista giapponese Fukada Koji, che quando era qui ha saputo di essere in concorso al prossimo festival di Cannes", ha raccontato ad askanews.

L'edizione 2026 di AFF ha presentato 36 lungometraggi - 18 in concorso, 9 nella sezione Newcomers, 9 fuori concorso - oltre a 10 cortometraggi, offrendo una panoramica cinematografica che attraversa Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Filippine, Malesia, Cina, Vietnam, Singapore, Cambogia, Hong Kong e Taiwan.

Che cosa attrae lo spettatore italiano verso il cinema asiatico?

"In alcuni casi ci può essere un interesse verso i Paesi, non solo verso il cinema, ma conoscere di più Malesia, Indonesia etc., in alcuni casi probabilmente uno specifico interesse verso il cinema, verso alcune storie, anche perché ci sono delle similitudine con la letteratura e altre forme di espressione artistica", ha aggiunto.

"Il mio film preferito di questa edizione 'Gods are watching', film cinese-malese, che spero possa essere presto riproiettato", ha concluso.

Dopo la premiazione dei vincitori, la serata è proseguita con le proiezioni di due titoli di grande richiamo: "She Has No Name" (2024) del maestro hongkonghese Peter Chan, autore a cui il Festival aveva dedicato una retrospettiva nel 2011, e "The Ugly" (2025) di Yeon Sang-ho, thriller coreano che suggella un'edizione all'insegna della varietà e della ricerca.

Questi gli altri vincitori dell'Asian Film Festival 2026: nella sezione Newcomers vince "Falling into silence" di Yuto Shimizu, Menzione speciale per "Unint - Love on Trial" di Koji Fujada; il premio Film più originale è andato ex aequo a "Two Voices into an eco" di Kim Kyung-rae e a "Siapa Dia" di Garin Nugroho. Vince il premio come Miglior Attrice la tailandese Prapamonton Eiamchan per "Human Resource" di Nawapol Thamrongrattanarit, premio Miglior attore va al cambogiano Piseth Chhun per "Becoming Human" di Polen Ly.

Tra gli ospiti internazionali che hanno partecipato: Koji Fukada, tra i nomi più prestigiosi del cinema giapponese contemporaneo; Isabel Sandoval, tra le voci più interessanti del nuovo cinema filippino; e Lee Kwang-kuk, tra i talenti più raffinati della scena coreana contemporanea.

Quest'anno la giuria era composta da Gianluca Arcopinto, produttore cinematografico, Francesco Maesano, giornalista del TG1, e Martina Barone, selezionatrice del Torino Film Festival e critica cinematografica. Accanto alla giuria ufficiale, presenti anche tre giurie studentesche: quella dell'Università LUMSA attribuirà il premio al miglior film della sezione Newcomers, la giuria della RUFA - Rome University of Fine Arts, assegnerà il premio al miglior cortometraggio in concorso e quella degli studenti UNINT si occuperà del premio menzione speciale.

Asian Film Festival è realizzato con il patrocinio

dell'Ambasciata delle Filippine, con il sostegno dell'Ambasciata della Malesia, dell'Ambasciata dell'Indonesia, dell'Ambasciata della Thailandia, dell'Istituto Culturale Coreano e dell'Istituto Giapponese di Cultura. Partner istituzionali sono il MIC - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e la Regione Lazio. Con il sostegno di Credem Euromobiliare PB.

Servizio di Stefania Cuccato

Montaggio Carla Brandolini

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Libano, bandiere di Hezbollah tra le macerie di Beirut

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Moda, il 66% delle aziende italiane investe in arte e cultura

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"Il rapporto tra moda e arte è un rapporto che risale all'inizio dei tempi. Quello che cambia oggi è che le aziende del settore moda investono in arte e lo considerano un investimento strategico, quindi non più parallelo e avulso dal loro core business, ma integrato nella strategia e lo fanno seguendo due filoni principali - ha spiegato Barbara Tagliaferri, Head of Arts & Culture di Deloitte - Il primo che è un investimento nella cultura del mestiere, nell'artigianalità. Il secondo invece che è un investimento nelle vere proprie iniziative di cultura quali fondazioni, partnership e investimenti in progettualità di arte e cultura."

Fondazioni, musei d'impresa e partnership diventano strumenti chiave, con effetti che vanno oltre il branding e toccano sostenibilità e territorio. Ma cresce anche la necessità di misurare l'impatto. "L'investimento in arte, ed in supporto alla cultura - ha spiegato Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader - può essere valorizzato dando delle indicazioni non soltanto qualitative di quello che è lo sforzo effettuato dal brand della moda sul territorio, ma anche misurandone gli impatti con degli indicatori che diano un chiarimento effettivo di quello che è stato il valore dell'investimento nel supporto dell'iniziativa culturale sostenuta".

Le collaborazioni tra artisti e brand aumentano, ma richiedono regole chiare. "Sicuramente le partnership che hanno al centro la creatività hanno la necessità di strutturare fin dall'inizio una buona relazione e formalizzarla, sia sotto il profilo della cessione e utilizzo dei diritti d'autore, sia sotto il profilo della responsabilità e di tutti gli aspetti legali e normativi che circondano la relazione - ha sottolineato Ida Palombella, Global Lead Fashion & Luxury di Deloitte - Siamo a un punto intermedio perché sicuramente quello degli artisti non è il settore più sensibile agli aspetti regolamentari ma notiamo anche una crescente consapevolezza che questi aspetti sono determinanti proprio per far funzionare al meglio la relazione".

Un'evoluzione che spinge la moda verso un ruolo sempre più vicino all'arte. "In questo momento la moda, che ha bisogno di essere riconosciuta sempre di più - ha spiegato Fabiana Giacomotti, responsabile de "Il Foglio della Moda" - si affianca al settore che le è più affine, quello appunto dell'arte, non a caso per tanti anni, per secoli, la moda si è definita un'arte applicata, quindi cerca di essere meno applicata, di essere più arte. E in tutto questo aiuta anche il pubblico a conoscere l'arte perché per quanto si possa dire il brand ha comunque un valore di riconoscimento".

Secondo Deloitte, la moda italiana si sta trasformando in un ecosistema culturale integrato, capace di unire valore economico e creativo.

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Sydney, Harry e Meghan a Bondi Beach tra sopravvissuti della strage

Roma, 17 apr. (askanews) - Il principe Harry e la moglie Meghan Markle durante il loro viaggio in Australia hanno visitato anche Bondi Beach, a Sydney, celebre spiaggia di surfisti e teatro della sparatoria di massa in cui sono state uccise 15 persone, 40 ferite, il 14 dicembre 2025, durante una festa ebraica.

Il Duca e la Duchessa, dopo aver camminato sulla spiaggia, hanno incontrato alcuni dei sopravvissuti e i soccorritori del Bondi Beach Surf Lifesaving Club che sono intervenuti per dare i primi aiuti.

Elon Zizerb è stato colpito più volte mentre cercava di proteggere i suoi figli. "Siamo passati da una splendida giornata estiva a una tragedia terribile, che ha quasi ucciso me e i miei figli - ha raccontato - hanno sparato e me e a mia madre. Mi hanno sparato sei volte, mia madre è stata colpita tre volte. Ma siamo qui, siamo vivi, siamo grati. Ed è un onore incontrare il Duca e la Duchessa".

"Purtroppo abbiamo assistito davanti ai nostri occhi all'intera strage - ricorda Jonathan Potts, tra i soccorritori - poi abbiamo capito che avremmo potuto dare una mano quando la sparatoria fosse finita, alcuni sono corsi fuori subito, poi quando è finita, un gran numero di noi, 40 o 50, abbiamo preso tutta l'attrezzatura di primo soccorso che siamo riusciti a trovare nel club siamo andati ad assistere le vittime".

È l'ultima tappa del viaggio di Harry e Meghan in Australia, dove hanno ricevuto un'accoglienza calorosa, anche se alcuni hanno criticato i soldi spesi per garantire la sicurezza alla coppia. È la loro prima visita nel Paese dalla frattura con la famiglia reale britannica nel 2020. Il padre, Re Carlo III è anche sovrano e capo di Stato dell'Australia.

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