CATEGORIE

Nell'Ucraina occupata: "Così ci impongono il passaporto russo"

di TMNews venerdì 26 maggio 2023
2' di lettura

Zaporizhzhia (Ucraina), 26 mag. (askanews) - Passaporti russi imposti agli ucraini nelle aree occupate, con minacce e per necessità. Sono tante le storie di cittadini come Victoria, fermata per strada a Zaporizhzhia e spinta a procurarsi un documento russo, pena l'essere espulsa o non poter vivere la sua quotidianità.

"Anche il mio certificato di nascita dice che sono una cittadina ucraina - racconta la donna di 43 anni - nata nel 1980, in Unione Sovietica, ma sono ancora una cittadina ucraina. Le persone hanno vissuto più di 30 anni in Ucraina, l'Ucraina le ha nutrite, ha dato ai loro figli istruzione e lavoro". "Se non fosse stato per il bisogno di ottenere l'auto e la casa, non avrei mai voluto il passaporto russo", aggiunge.

Mosca ha imposto i suoi passaporti nel tentativo di giustificare l'occupazione e di rafforzare il suo controllo, ma, secondo molti esperti, anche per minare l'identità ucraina.

"Non abbiamo bisogno di sapere quanti passaporti russi sono stati rilasciati con la forza - dice Mykhailo Fomenko, avvocato del gruppo di aiuto Donbass Sos - sappiamo che la maggior parte di queste persone ha ottenuto questi passaporti sotto l'influenza di minacce e violenze, azioni comunque illegali da parte degli occupanti".

Dall'inizio dell'offensiva russa è partita la corsa ai passaporti. Molti residenti spiegano che bisogni di routine, come ricevere sussidi governativi, trovare o mantenere un lavoro e richiedere cure mediche, richiedono ormai documenti rilasciati in Russia. Ad aprile Putin ha firmato anche un decreto in base al quale gli ucraini delle aree occupate possono essere espulsi se non ottengono un passaporto russo entro il primo luglio 2024.

tag

Ti potrebbero interessare

Meloni: non a mio agio se leader religiosi fanno ciò che dicono politici

Verona, 14 apr. (askanews) - "Quello che ho detto è quello che penso, che le dichiarazioni in particolare sul Pontefice fossero inaccettabili". Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando al suo arrivo al Vinitaly.

"Ho espresso e esprimo la mia solidarietà a Papa Leone - ha aggiunto - francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici, diciamo non in questa parte del mondo, per cui non sono stata d'accordo e ve l'ho detto".

"Il rapporto dell'Italia con gli Stati Uniti è un rapporto che va avanti da qualche anno, non riguarda il singolo governo. Noi cerchiamo di fare il nostro meglio chiaramente a contesto dato, considerando gli Stati Uniti un nostro alleato strategico e prioritario, però quando si è amici e quando si ha degli alleati, particolarmente se sono strategici, bisogna anche avere il coraggio di dire quando non si è d'accordo, che quello che io faccio ogni giorno - ha sottolineato - Quando sono d'accordo dico di essere d'accordo, quando non sono d'accordo dico di non essere d'accordo perché credo che questo faccia bene all'Europa, agli Stati Uniti e all'occidente in generale".

TMNews

Meloni: stop patto stabilità aiuterebbe, errore muoversi troppo tardi

Verona, 14 apr. (askanews) - La sospensione del patto di stabilità "potrebbe aiutare". Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal Vinitaly a Verona, ribadendo quanto già dichiarato nei giorni scorsi.

"Chiaramente bisogna vedere come va nei prossimi giorni, ma penso che l'Europa non dovrebbe sottovalutare l'impatto che questa crisi può avere nei prossimi mesi, penso che farebbe un enorme errore di valutazione se considerasse di muoversi troppo tardi, quindi noi stiamo ponendo una serie di questioni in Europa, anche di prendere in considerazione una sospensione del patto di stabilità. non intesa come misura che può essere fatta verso il singolo stato membro ma come misura generalizzata", ha detto.

"Chiaramente la situazione internazionale è una situazione sulla quale bisogna continuare a lavorare per mandare avanti negoziati di pace, fare ogni sforzo possibile per stabilizzare la situazione e riaprire lo stretto che per noi è fondamentale - ha sottolineato - chiaramente non solo per i carburanti ma anche per i fertilizzanti, altro elemento fondamentale per il settore del quale parliamo oggi".

TMNews

Deloitte: mercato dell'arte recupera nel 2025, ma resta incertezza

Milano, 14 apr. (askanews) - Il mercato dell'arte globale nel 2025 è tornato a crescere dopo un biennio in frenata, ma le prospettive restano incerte: è quanto emerge dal report "Il mercato dell'arte e dei beni da collezione" di Deloitte Private Italia, che è stato presentato a Milano. L'anno passato, comunque, è stato contraddistinto da un primo semestre difficile e da grande ripresa nei secondi sei mesi, ma cosa c'è dietro a questo andamento a due velocità? "Soprattutto l'elemento dazi di Trump - ha spiegato ad askanews Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader - che aveva caratterizzato il primo semestre, è stato poi assorbito e diciamo riconosciuto dal mercato come meno pesante rispetto all'iniziale impatto e conseguentemente sono aumentate le transazioni e si è ripreso il mercato fino ad arrivare a una situazione in cui la crescita è stata del 15% rispetto a due posizioni di stasi di decrescita del 2023 e del 2024. Probabilmente le nuove incertezze geopolitiche che si sono affacciate alla fine del 2025 e all'inizio del 2026 potranno avere degli impatti negativi come è stato nella nella prima parte dell'anno".

Le grandi case d'asta, con il loro fatturato, hanno segnato la fase di ripresa e hanno confermato il trend positivo i cosiddetti Passion Asset, come per esempio il design, gli orologi o i vini da collezione. Ma la grande arte la fa ancora da padrona. "Il 2025 - ha aggiunto Pietro Ripa, private banker di Fideuram ed esperto di finanza dell'arte - è stato un anno con un mercato a due velocità, nella misura in cui c'è stato un primo semestre piuttosto fiacco e poi c'è stato un secondo semestre particolarmente brillante, arricchito dalla vendita di alcune opere di grande valore su cui spicca assolutamente il Klimt, venduto per 236 milioni di dollari. Per il futuro è difficile, chiaramente, oggi capire: c'è una guerra in atto che inevitabilmente condizionerà quello che potrebbe essere anche l'evoluzione di tutti i mercati dell'economia reale finanziaria, e quindi anche il mercato dell'arte. Tuttavia è anche un mercato che ha ancora offre delle grandi opportunità".

Per quanto riguarda l'Italia un ruolo importante lo ha giocato la riduzione dell'IVA al 5% sulle opere d'arte, che ha equiparato il nostro Paese alla maggior parte delle nazioni europee. "È un segnale di grande attenzione da parte di questo governo nei confronti della categoria - ha spiegato Clarice Pecori Giraldi, consigliere del gruppo Apollo e art advisor - e di tutti gli stakeholder del mercato dell'arte, per cui dal fotografo al doratore, dal restauratore, all'antiquario, al gallerista, all'artista, al collezionista. E questo secondo me è veramente un segnale inaspettato, ed è un segnale molto importante di fiducia, particolarmente in questi momenti di incertezze così violente, almeno su questo sappiamo che possiamo contare".

L'evento milanese si è concluso nella nuova Galleria Deloitte, nella chiesa sconsacrata di San Paolo Converso, dove è esposta l'installazione audio-video "Liturgica" dell'artista Giuseppe Lo Schiavo.

TMNews

Sanchez a Pechino: la Cina può aiutare a fermare la guerra

Pechino, 14 apr. (askanews) - Pedro Sanchez indica nella Cina un interlocutore importante per cercare una via diplomatica alla guerra in Medio Oriente, dopo il fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Da Pechino, al termine dell'incontro con Xi Jinping, il premier spagnolo afferma che servono iniziative dei Paesi che hanno canali aperti con le parti in causa e non hanno preso parte direttamente al conflitto.

Nelle stesse ore anche Xi ribadisce che la Cina vuole svolgere un "ruolo costruttivo" per favorire i colloqui di pace e chiede il rispetto della sovranità degli Stati della regione.

"Credo che la Cina possa svolgere un ruolo importante nel trovare strade diplomatiche che fermino questa guerra - ha detto Sanchez - e contribuiscano alla stabilità e alla pace. Perché, in definitiva, l'ho detto molte volte e lo ripeto ancora: questa guerra non la sosteniamo, ma le famiglie, le imprese e l'industria in Europa, nel mondo e in Spagna cominciano già ad avvertirne le conseguenze".

"Qualsiasi sforzo possano fare tutte le nazioni, in particolare e soprattutto quelle che hanno interlocuzione e non hanno partecipato attivamente a questa guerra illegale, credo sia non solo benvenuto, ma anche molto necessario", conclude il premier spagnolo.

TMNews