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A Parigi la premiere mondiale di "Bridgerton 4" con i protagonisti

di TMNews giovedì 15 gennaio 2026
2' di lettura

Parigi, 15 gen. (askanews) - Una giornata-evento a Parigi, con centinaia di fan che si sono ritrovati per vedere i loro beniamini e immergersi nelle atmosfere della serie prodotta da Shonda Rhimes, tra duchi, contesse, ventagli e abiti sontuosi. In Piazza della Borsa, nel centro di Parigi, i festeggiamenti clou per la premiere mondiale di "Bridgerton 4", che arriverà su Netflix dal 29 gennaio con la prima parte.

Tra amori contrastati, intrighi, pettegolezzi, balli dell'alta società, la serie promette il solito mix di ingredienti che tanto piace, e in Francia sono arrivati alcuni dei protagonisti, tra cui Luke Thompson, attore franco-britannico che interpreta il ruolo di Benedict Bridgerton e l'australiana, con genitori sudcoreani, Yerin Ha, che interpreta Sophie Baek, su cui si concentrerà la stagione 4. Benedict, il secondogenito dei Bridgerton, artista tormentato, la incontrerà a un ballo in maschera e la loro storia sembra essere come un omaggio alla fiaba di Cenerentola.

Luke Thompson ha detto di amare il suo personaggio un po' ribelle che non sembrava trovare pace in amore. "Ciò che è innovativo in Benedict è che la sua sessualità è più simile a una forza che è dentro di lui, ma non sembra necessariamente giocare un ruolo importante in termini di senso di sé e di identità. E penso che sia piuttosto innovativo, cosa che non vale per molti personaggi maschili. Quindi penso che sia molto bello avere qualcosa di diverso, lui avrebbe potuto finire con chiunque, credo" ha raccontato a Parigi.

E la new entry ha svelato: "Direi che è un po' una Cenerentola con una svolta, non è proprio Cenerentola, c'è una lotta di classe e una storia d'amore proibita". "È la prima volta che in Bridgerton vediamo davvero il mondo dei domestici, quindi non ci limitiamo a guardare la classe nobile, perché Sophie è una cameriera, e l'intera trama si sviluppa grazie al suo personaggio, si racconta come due persone provenienti da mondi diversi cercano di farcela".

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Roma, 15 gen. (askanews) - Ai Musei Capitolini il progetto "Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva" - in mostra dal 15 gennaio al 12 aprile 2026 - un approfondimento inedito sul processo creativo di alcuni dipinti incompiuti conservati presso la Pinacoteca Capitolina.

L'esposizione - organizzata dall'Accademia di Belle Arti e dalla Pinacoteca Capitolina all'interno del Progetto EAR (Enacting Artistic Research, finanziato dall'Unione Europea (NextGenerationEU, con fondi a valere sul PNRR) - rivela le fasi di ideazione e realizzazione delle opere, mettendo in luce ripensamenti, modifiche e soluzioni tecniche adottate dagli artisti e invisibili all'occhio umano.

La curatrice Costanza Barbieri (coordinatrice del Work Package 2 di EAR - Enacting Artistic Research e docente dell'Accademia di Belle Arti di Roma) nella Sala VI, dedicata interamente a Guido Reni, ha spiegato:

"Si passa da opere cinquecentesche, come Garofalo, il cosiddetto Raffaello di Ferrara, a Jacopo Palma Il Vecchio, un contemporaneo di Giorgione e Bellini, fino a Guido Reni che rappresenta il nucleo più significativo di tutti i non finiti della Pinacoteca", ha spiegato.

"Come abbiamo approcciato il tema del non finito? Intanto coinvolgendo gli studenti dell'Accademia, alcuni hanno partecipato con delle macrofotografie, esperti di fotografie e video hanno realizzato delle indagini specifiche su alcuni particolari dell'opera", ha aggiunto la docente.

E così l'incompiuto di Benvenuto Tisi detto il Garofalo, è stato messo a confronto con un'analoga opera proveniente dalla Galleria Cantore di Modena e tramite delle cornici digitali si può sfogliare in modo virtuale le fotografie del disegno preparatorio. E ancora "Cristo e l'adultera" di Jacopo Palma il Vecchio rappresenta un caso di studio particolare: più che a un semplice non finito, siamo davanti un'opera ridipinta per modificarne l'originario significato.

"Un percorso di scavo, quasi fosse uno scavo archeologico, che ci permette di comprendere, strato per strato, come è stata realizzata l'opera", ha concluso Barbieri.

L'altro curatore, Claudio Seccaroni (ENEA), all'ingresso della Pinacoteca dove si trova il Sarcofago strigilato con i busti dei coniugi, ha rivelato:

"Come molti altri sarcofagi di epoca romana le figure dei defunti hanno il ritratto abbozzato, proprio perché venivano 'preconfezionati' in botteghe in Asia Minore e poi una volta acquistati venivano personalizzati ad hoc".

Il progetto è promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzato dall'Accademia di Belle Arti di Roma nell'ambito del Progetto EAR - Enacting Artistic Research, finanziato dall'Unione europea - NextGenerationEU, con fondi a valere sul PNRR. I servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura. Catalogo edito da Artemide Edizioni.

Il progetto espositivo rappresenta uno dei principali risultati del progetto EAR - ENACTING ARTISTIC RESEARCH (Work Package 2, diretto da Costanza Barbieri), finanziato dal Ministero dell'Università e della Ricerca attraverso i fondi PNRR destinati a partenariati strategici e alla promozione dell'internazionalizzazione della ricerca nel sistema dell'Alta Formazione Artistica e Musicale del Ministero dell'Università e della Ricerca. Il progetto EAR riunisce le Accademie di Belle Arti di Roma (capofila) Firenze e Brera, i Conservatori di L'Aquila e Roma, in partenariato con la sezione INFN dell'Università di Roma Tre e con l'Università Politecnica delle Marche, con l'obiettivo di promuovere l'interazione fra ricerca artistica e ricerca scientifica.

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Omicidio di Nada Cella, Anna Lucia Cecere condannata a 24 anni

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Lo stesso Soracco è stato condannato a due anni di reclusione per favoreggiamento. Al momento del pronunciamento della sentenza di primo grado, Anna Lucia Cecere non era presente in aula, mentre era presente il commercialista Soracco. Per la Cecere è stata riconosciuta l'aggravante dei futili motivi ma non quella della crudeltà.

Silvia Cella, cugina di Nada, subito dopo la lettura della sentenza che ha condannato Anna Lucia Cecere a 24 anni di reclusione per il delitto di 30 anni fa:

"Hanno lavorato sulle stesse cose gli investigatori e la Procura e hanno fatto un lavoro epocale, immenso, perché, sentire le persone dopo 30 anni, i ricordi svaniscono, si ricordano cose diverse, è difficilissimo".

"Giustizia è fatta. Speravo ma non me l'aspettavo. Non ho ancora capito quello che è successo, Nada non torna più ma giustizia è fatta".

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