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Pubblica amministrazione e fantascienza, una raccolta di racconti

di TMNews giovedì 22 gennaio 2026
2' di lettura

Milano, 22 gen. (askanews) - "In questa antologia, io e gli altri autori cerchiamo di immaginare cosa possa avvenire nel futuro della pubblica amministrazione, nei rapporti con i cittadini, con le imprese, con i valori e i sentimenti, in una società sempre più governata da algoritmi e dalla robotica" Così Marco Carlomagno, segretario generale di FLP (il sindacato dei lavoratori pubblici e delle pubbliche funzioni) introduce "Zona d'ombra" il racconto fantascientifico che ha scritto per la raccolta "PAntascienza al Potere - 15 racconti sui governi del futuro" edito da Edizioni Themis, da un'idea di Andrea Tironi e a cura di Francesco Grasso. Una storia distopica ambientata nel porto di Genova del 2075, in un mondo del lavoro governato dalle macchine artificiali, dove i diritti umani non sono più tutelati. Qui, i tre protagonisti, Ada, Luisa e Moreno si occupano di quel poco che ancora è delegato alla "revisione umana", vivendo nella paura che anche il loro momento di essere messi da parte arriverà presto. Un mondo in cui "è il mercato a decidere" e dove gli esseri umani sono "trattati come appendici". Eppure, il ricordo di un sindacato coraggioso, che anni prima aveva provato a dare dignità al lavoro e ai lavoratori attraverso la contrattazione del pubblico impiego, il diritto alla salute sul lavoro e il benessere mentale, è la miccia che dà la forza ai protagonisti di tornare a lottare per i propri diritti. "Con gli amici e colleghi che si sono cimentati in questa avventura - continua Carlomagno - cito Antonio Naddeo, cito Francesco Grasso, Giovanni Manca, tutti esperti di pubblica amministrazione, noi raccontiamo le sfaccettature di questioni che molto spesso i cittadini si trovano costretti a vivere senza capire il perché. L'idea è provare a immaginare che cosa invece debba essere una pubblica amministrazione efficace, una pubblica amministrazione che lavora al servizio dei cittadini".

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Il regista russo Serebrennikov: racconto la guerra che disumanizza

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La storia è raccontata dal suo punto di vista, ma non è un film su di lui, dice Kirill Serebrennikov: "Le cose terribili della Seconda Guerra Mondiale sono state spesso raccontate dal punto di vista delle vittime, il che è giusto, ma per me era interessante spostare la camera su Mengele, entrare nella sua testa, capire come è stato possibile tutto questo, in un certo senso vedere la genesi di un criminale di guerra".

"Questo è un film su un'intero sistema che ha creato Mengele. Lui sarebbe forse stato solo un medico qualsiasi senza la guerra, la propaganda nazista, le leggi che giustificavano la persecuzione degli ebrei e di chi era contrario al sistema. È stata la guerra a renderlo sadico a tirare fuori questo suo lato". L'artista russo, apertamente critico del governo di Mosca e in passato arrestato con l'accusa di truffa, vive in esilio a Berlino da alcuni anni. "Non voglio considerarmi una vittima di questi circostanze - dice - ma è una parte della mia vita. Non è semplice, ma mi piace la nuova vita che sto vivendo". E sulla guerra in Ucraina che sembra non arrivare mai a una svolta, afferma:

"Tutto prima o poi finisce, tutte le guerre finiscono, la guerra russa è una cosa terribile, ma questa è una delle idee del nostro film: far vedere non solo il lato terribile della guerra, anche l'inerzia, il suo lento finire, perché la guerra disumanizza velocemente le persone ma tornare a essere umani è un processo molto lento e ci vogliono anni".

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Il ricordo di Donatella Versace: Valentino un genio dal cuore d'oro

Roma, 22 gen. (askanews) - "Valentino è stata la prima persona che ho visto quando mi hanno annunciato che mio fratello era morto, lui e Giancarlo sono venuti subito da me, aveva un cuore d'oro e era un genio". Così Donatella Versace ricorda Valentino, uscendo dalla camera ardente dello stilista.

"Era simpatico, gli piaceva stare bene, divertirsi, soprattutto pensava molto agli altri", ha aggiunto, spiegando che si è vestita di rosso per l'occasione "perché era il suo colore e oggi mi sono vestita di rosso per lui".

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Roma, 22 gen. (askanews) - "Il ricordo più bello è quello in cui ci siamo incontrati professionalmente: io mi sono presentato con una foto di quando avevo cinque anni e c'erano lui, Guiammetti e mia madre. Poi ricordo la prima e l'ultima sfilata. Io venivo da altri mondi più industriali e da lì ho imparato. Lavorare accanto a Valentino, e a Giammetti più che altro, è stato complicato ma ne sono molto orgoglioso e onorato". Questo il ricordo dell'imprenditore Matteo Marzotto di Valentino, parlando davanti all'ingresso della Fondazione in cui è stata allestita la camera ardente a Roma.

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