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Guerra in Medio Oriente, Iran sotto pressione su più fronti

di TMNews mercoledì 18 marzo 2026
1' di lettura

Washington, 18 mar. (askanews) - Il conflitto in Medio Oriente entra in una fase più ampia e incerta, con attacchi che si estendono su più fronti e coinvolgono direttamente l'Iran. Secondo l'analista dell'International Crisis Group Naysan Rafati, Stati Uniti e Israele stanno colpendo obiettivi militari e apparati di sicurezza iraniani, mentre cresce la pressione sul sistema interno del Paese.

In questo scenario, fra tensioni nello Stretto di Hormuz e decisioni politiche ancora in evoluzione, resta aperta la durata del conflitto e il rischio di un'escalation con effetti ben oltre la regione.

"La guerra, in questo momento, si sta combattendo su più fronti. Stati Uniti e Israele continuano a colpire obiettivi militari iraniani e gli apparati di sicurezza, come i Basij e i Guardiani della Rivoluzione", afferma Jensen Huang, presidente e Ceo di Nvidia.

"Penso che tutta la tensione attorno allo Stretto di Hormuz e il fatto che gli iraniani possano ritenere che un cessate il fuoco non sia ancora nel loro interesse - aggiunge - mentre gli israeliani potrebbero pensare di dover continuare a indebolire il più possibile le capacità dell'Iran, insieme alle decisioni del presidente Trump, rendano questa situazione tale per cui il conflitto potrebbe esaurirsi in pochi giorni oppure durare mesi".

"Il conflitto - conclude Huang - sta producendo effetti ovunque, dai mercati alimentari alle deroghe sulle sanzioni alla Russia fino al possibile trasferimento di munizioni da una regione del mondo all'altra. E in questo senso siamo solo alla terza settimana, ma più a lungo andrà avanti, più l'impatto sarà significativo".

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Luiss, presentato il libro "Il prezzo della guerra"

Roma, 18 mar. (askanews) - L'Europa e l'Italia sono davvero riuscite a mantenere la stabilità economica auspicata da Mario Draghi, scongiurando la cosiddetta "economia di guerra"? È questo l'interrogativo al centro del libro "Il prezzo della guerra", presentato al Campus di Viale Pola dell'Università Luiss.

Andrea Bignami, coautore dell'opera insieme a Paolo Balduzzi, ha spiegato le ragioni e l'urgenza del progetto: "C'eravamo resi conto che la guerra ha un prezzo altissimo per le generazioni che la vivono e per le generazioni future. Abbiamo cercato di scrivere quanto faccia bene all'economia la pace, anche se ci sono dei momenti della storia - e questo sembra uno di questi - in cui bisogna comunque prepararsi alla guerra".

L'incontro ha rappresentato un'occasione per analizzare in chiave macroeconomica gli ultimi accadimenti geopolitici: dalle nuove crisi in Medio Oriente e in Iran al conflitto russo-ucraino, dalla politica dei dazi statunitensi al caro energia, indagando come le strategie di difesa e il massiccio piano d'investimenti europeo ReArm stiano condizionando i mercati e la crescita dei Paesi UE. Ad aprire e moderare l'incontro, il Rettore della Luiss Paolo Boccardelli, che ha dichiarato: "Il libro arriva puntuale in un momento in cui ci stiamo domandando come questa guerra possa riconfigurare il sistema economico. C'è un tema di impatto sull'energia, sul commercio internazionale, oltre che sull'incremento delle spese militari in tutti i Paesi. Non c'è dubbio che l'investimento nella difesa è necessario per garantire la sicurezza alla regione del mondo in cui viviamo e il mantenimento di un assetto democratico in cui noi tutti crediamo e che vogliamo preservare".

Al tavolo dei relatori anche Emma Marcegaglia, Presidente e CEO di Marcegaglia Holding, che ha commentato: "I prezzi del gas e dell'energia elettrica sono sostanzialmente raddoppiati in modo immediato, i prezzi dei noli sono aumentati del 50/60%. Stanno aumentando anche i tassi di interesse. Quella che prima era una prospettiva di riduzione dei tassi, adesso sta diventando una prospettiva di aumento. Una volta che l'inflazione si insinua nelle catene del valore e ci sono queste strozzature, anche una ripresa immediata e una riapertura dello stretto di Hormuz non vuol dire che poi tutto ritorna alla normalità".

In un contesto in cui la pace non è solo un valore etico ma la condizione necessaria per la tenuta del sistema produttivo, il lavoro di Balduzzi e Bignami lascia aperta una sfida cruciale: come costruire un'Europa che sappia essere sicura senza rinunciare alla propria vocazione di prosperità economica.

TMNews

Ritratti di energia, Marco Garofalo presenta il suo libro e una mostra

Milano, 18 mar. (askanews) - "L'energia è dappertutto. Come raccontare l'energia e l'accesso all'energia? È quel che ho cercato di fare, raccontando una ventina tra i progetti più importanti di Banco dell'Energia lungo tutto il nostro Paese: Milano, Brescia, Bergamo, Torino, Cagliari , Roma, Napoli , Potenza e Foggia. Ho raccontato e ho scattato le fotografie ma soprattutto la prima cosa che ho fatto è stata quella di rallentare la mia percezione delle cose per allinearmi con quello che le persone che stavo andando a incontrare avevano da raccontarmi". Così il fotografo Marco Garofalo racconta il volume fotografico "Ritratti di energia" voluto da Fondazione Banco dell'energia, curato dal critico Nicolas Ballario e edito da Moebius. Il libro nasce per celebrare 10 anni di iniziative contro la povertà energetica. "Il mio obiettivo - prosegue Garofalo - era quello di fotografare nel modo più sensibile e profondo possibile la povertà energetica, declinata poi in un tema di giustizia energetica con un'attenzione per le fasce più deboli della popolazione. Ma non solo, c'è anche un impegno forte che si può misurare con un'energia, quella che non si misura nei contatori, ma quella interiore, delle relazioni , dell'aiuto e dell'attenzione per queste persone". Fino al 26 aprile 30 degli 80 scatti contenuti nel volume sono in mostra a Milano lungo via Dante.

TMNews

Coppa d'Africa, Marocco campione a tavolino: tifosi Senegal sotto choc

Dakar, 18 mar. (askanews) - L'incredibile finale di Coppa d'Africa fra Senegal e Marocco non smette di riservare sorprese: a quasi due mesi dalla caotica partita vinta alla fine dai senegalesi, la giuria d'appello della Confederazione Africana di Calcio (Caf) ha revocato il titolo dichiarando vincitore a tavolino il Marocco per 3-0. Uno choc per i tifosi senegalesi.

"Sono sbalordito. Il calcio non esiste più. Questo non è calcio. Nessuno qui capisce o accetta questa decisione della Caf. Siamo scioccati. Alla fine ha vinto la corruzione.", dice un tifoso da Dakar.

"In realtà, la squadra migliore ha vinto il torneo, quindi non credo che il Marocco, per quanto orgoglioso possa essere, festeggerà questo titolo, tra virgolette, vinto con fatica e sudore. Credo che la squadra migliore abbia vinto in campo e anche fuori, e questo va rispettato", afferma un altro.

Ma cosa è successo la sera del 18 gennaio durante la tesa finale sul campo di Rabat? Con le squadre ancora sullo 0-0, i giocatori del Senegal lasciano il campo in segno di protesta quando alla squadra di casa viene assegnato un rigore, nel recupero del secondo tempo. Momenti di caos, finché il loro capitano Sadio Mané li convince tutti a rientrare e si procede col rigore. Lo tira Brahim Diaz che prova "il cucchiaio", cioè un tiro poco potente centrale e a palombella per provare spiazzare il portiere, ma viene parato. Si va ai supplementari e Pape Gueye segna il gol decisivo incoronando il Senegal campione d'Africa per 1-0.

Poi però il ricorso, vinto dal Marocco. I giudici hanno spiegato di aver applicato il regolamento in cui è prevista la sconfitta a tavolino per la squadra che lascia il campo.

Intanto il Senegal ha già annunciato un contro ricorso. La storia non è ancora finita.

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Iran, torna nazionale di calcio femminile, due ragazze in Australia

Roma, 18 mar. (askanews) - La nazionale femminile iraniana di calcio torna in Iran, quasi al completo, dopo che diverse componenti della delegazione hanno ritirato le richieste di asilo presentate in Australia.

Sette erano state le richieste dopo che le giocatrici erano state bollate come "traditrici" in patria per essersi rifiutate di cantare l'inno nazionale durante la partita d'esordio della Coppa d'Asia femminile, con il conflitto in corso con Usa e Israele. Ora solo due sono rimaste in Australia.

Le ragazze sono atterrate in serata in Turchia, a Istanbul, con un volo dall'Oman, per poi ripartire per Igdir, dove sono arrivate poco dopo mezzogiorno. Con la tuta della nazionale iraniana, sono state viste lasciare l'aeroporto prima di dirigersi verso il valico di Gurbulak-Bazargan per rientrare in Iran.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno accusato Teheran di esercitare pressioni sulle atlete all'estero, minacciando i loro familiari o i loro beni in caso di defezione o se si fossero espresse contro la Repubblica islamica.

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