Per anni ci hanno raccontato che la vanità fosse un difetto. Peggio ancora se maschile. L’uomo doveva essere possibilmente disinteressato allo specchio. Un po’ manager, un po’ operaio, un po’ atleta. Purché non innamorato della propria immagine. Poi è successo qualcosa. Lasciando da parte narcisisti e “piacioni” l’uomo, quello tutto d’un pezzo, investe sulla propria immagine con consapevolezza. E Pitti Uomo 110 alla Fortezza da Basso di Firenze con 740 marchi provenienti da oltre 30 Paesi, racconta questo cambiamento. La moda maschile sta tornando a un concetto che avevamo quasi dimenticato: l’eleganza. Non quella rigida e impettita dei vecchi consigli di amministrazione. Non quella esibita dei loghi grandi quanto un cartellone pubblicitario. Ma quella che nasce dalla qualità. Dalla leggerezza. Dal piacere. «Vestirsi era un piacere», ricorda Brunello Cucinelli, e nelle sue parole c’è molto più di una riflessione sulla moda. C’è una fotografia culturale. Una volta gli abiti si compravano con i primi stipendi e si conservavano per anni. Oggi consumiamo vestiti come contenuti digitali. Pitti sembra voler invertire questa rotta. Non è un caso che la parola più ascoltata nei corridoi della Fortezza sia leggerezza. Leggera è la giacca. Leggero è il tessuto. Leggera è la costruzione. Leggero deve apparire persino lo sforzo dell’eleganza. Perché l’uomo oggi vuole sembrare naturalmente impeccabile.
E qui si apre il capitolo più interessante. Per anni la moda maschile ha inseguito lo streetwear. L’illusione che bastasse vestirsi come un adolescente per sentirsi eternamente giovani. Oggi il pendolo sta tornando indietro, non verso il formalismo, verso la maturità. Lo si vede nelle silhouette più morbide, nei pantaloni che si allungano, nelle giacche destrutturate che sfiorano il corpo senza costringerlo. Lo si vede nella riscoperta della cravatta e nella voglia di sartorialità che attraversa perfino i marchi più sportivi. L’uomo non vuole più scegliere tra comfort ed eleganza. Vuole entrambe. È il principio che guida Tombolini, che a Pitti porta la sua idea di “Wellness tailoring”. Una giacca che pesa appena 250 grammi, quasi un oggetto filosofico prima ancora che sartoriale. Tombolini nel suo stand a Firenze ha ospitato l 'evento "Stile tra campo e mondo" riunendo sportivi, giornalisti (foto in alto) in una conversazione informale dedicata ai temi dell'eleganza quotidiana e del rapporto tra performance e stile.
La stessa filosofia - del comfort e dell'eleganza insieme - attraversa Manuel Ritz, Lubiam, KNT e molte delle collezioni presenti a Firenze. Persino il casual si fa colto e il relax raffinato. La moda maschile sta cambiando linguaggio. Non si parla più di lusso ostentato. Si parla di tessuti, costruzioni, manifattura. Di quel patrimonio invisibile che continua a rendere il Made in Italy un riferimento mondiale. È una sorta di rivincita dell’intelligenza sartoriale. Lo racconta Woolrich che, dopo il passaggio sotto l’orbita BasicNet, rilegge la propria eredità americana attraverso lino, cotone e volumi più fluidi. Lo racconta Barbour, che alleggerisce il proprio heritage outdoor senza tradirlo. È come se tutta la moda maschile stesse cercando un nuovo equilibrio.