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Morto durante un fermo, Ilaria Cucchi: "So già come va a finire"

di AdnKronos domenica 20 gennaio 2019

2' di lettura

Roma, 19 gen. (AdnKronos) (di Giorgia Sodaro) - "Dava in escandescenza? Questi fatti sono tutti uguali e sappiamo già come andrà a finire. La quarta sezione della Cassazione dirà che non c'è nessun colpevole". Lo dice all'Adnkronos Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, commentando la morte del 32enne tunisino avvenuta a Empoli (Firenze) durante un fermo di polizia. In merito alle prime ricostruzioni di quanto accaduto, da cui emerge che l'uomo sarebbe morto per arresto cardiocircolatorio, Ilaria Cucchi sottolinea: "Come Magherini". A novembre scorso i giudici della quarta sezione penale della Corte di Cassazione hanno assolto i tre carabinieri accusati di omicidio colposo per la morte di Riccardo Magherini, quarantenne ex calciatore della giovanili della Fiorentina, avvenuta durante un arresto il 3 marzo 2014. Sulla morte a Empoli del giovane tunisino, Luigi Manconi, direttore dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, si rivolge alla Procura di quella città per chiedere che siano svolte indagini tempestive e accurate. "La vittima - afferma Manconi - aveva, oltre che le manette ai polsi, le caviglie legate e si trovava, di conseguenza, in una condizione di totale incapacità di recare danno ad altri e a sé. Come è potuto accadere, dunque, che in quello stato abbia perso la vita e che non si sia trovato modo di prestargli soccorso? Sappiamo che le forze di polizia dispongono di strumenti per limitare i movimenti della persona fermata, ma mi chiedo se la corda usata per bloccargli le gambe sia regolamentare oppure occasionale, se fosse in quel momento strettamente indispensabile o se non vi fossero altri strumenti per contenere l’uomo". "In altre parole, non si può consentire che vi siano dubbi sulla legittimità di un fermo o sulle modalità della sua applicazione. Tanto più qualora riguardi chi si trovasse, secondo testimoni, in uno stato di agitazione dovuto all’abuso di alcol, e tanto più che, negli ultimi dieci anni, sono state numerose le circostanze che hanno visto perdere la vita persone fermate in condizioni simili e con metodi analoghi. Peraltro, vi è qualche testimone che parla di una condizione di relativa calma del giovane tunisino e anche quest’ultimo fatto impone una indagine, la più rapida e incisiva", conclude Manconi.

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