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Assobiotec: "Ripensare legge su conservazione cordone"

Staminali
domenica 19 novembre 2017

2' di lettura

Milano, 16 nov. (AdnKronos Salute) - "E' tempo di ammettere che, per garantire a tutti di conservare i cordoni donati, occorra ripensare alla legge che in Italia vieta di immagazzinare privatamente le staminali cordonali, creando, come accade in altri Paesi, una partnership pubblico-privata che consenta di salvare questo patrimonio mettendolo, a seconda delle scelte della partoriente, a disposizione dei figli o di chiunque altro ne avesse necessità". Lo afferma Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec, in occasione della Giornata mondiale del cordone ombelicale che si è celebrata il 15 novembre. Per il numero uno dell'Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, parte di Federchimica, "il sangue del cordone ombelicale rappresenta una fonte preziosa di cellule staminali utili per la cura di numerose malattie. Le staminali prelevate dal cordone ombelicale dal 1988 ad oggi sono state utilizzate principalmente per la ricerca e la cura nell'ambito delle patologie ematiche e neurologiche. Si tratta quindi di un'opportunità enorme, che anche l'Italia oggi deve poter cogliere. Per far sì che le cellule staminali possano essere utilizzate - ricorda Palmisano - è necessario conservare i cordoni ombelicali al momento del parto". Ma "da un sondaggio commissionato da Assobiotec a Ispo-Istituto per gli studi sulla pubblica opinione, è emersa la mancanza di consapevolezza da parte della cittadinanza sull'importanza della conservazione di questa miniera d'oro per la salute umana. Occorre quindi agire informando in modo più capillare la popolazione". Riguardo al ripensamento normativo auspicato, "l'obiettivo - precisa il presidente di Assobiotec - è quello di potersi appoggiare su biobanche all'avanguardia che raccolgano in maniera centralizzata i campioni provenienti dalle strutture ospedaliere e che siano in funzione 24 ore al giorno e 7 giorni su 7. Oggi accade che di fatto oltre il 95% dei cordoni disponibili non viene utilizzato, e anche quelli che riescono ad arrivare nelle banche cordonali pubbliche sono oggetto di una valutazione così stringente che circa l'80% non viene utilizzato". "Tale valutazione stringente non è determinata da reali motivi tecnici o sanitari - sostiene Palmisano - ma dal fatto che la capienza delle banche pubbliche è ormai ridotta al minimo. A tutto ciò si somma la questione legata all'orario del parto e alla formazione del personale sanitario: è impensabile che in alcune strutture ospedaliere d'eccellenza le speranze della conservazione siano legate al turno di lavoro dell'unica ostetrica formata in materia, o che si debba partorire solo in alcuni orari per avere la speranza che il proprio materiale possa essere preso in considerazione".

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