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Immigrati: Milano, irregolari 30% donne in centri ospedaleri per migranti

domenica 20 ottobre 2013

2' di lettura

Milano, 18 ott. (Adnkronos Salute) - Sono due 'fari' per le donne e mamme migranti e per i loro bebè. Centri attivi in due ospedali di frontiera nella periferia di Milano: il San Paolo e il San Carlo. Dal 2000 a oggi sono passate in 10.800 da questi avamposti della sanità metropolitana, tagliati su misura per gli stranieri; 10 mila anche i bebè seguiti. Irregolare un terzo di chi ha bussato a queste porte. Perché nei Centri di salute e ascolto per le donne migranti e i loro bambini, gestiti dalle due aziende ospedaliere e da una cooperativa del privato sociale, la Cooperativa Crinali, ad accogliere le pazienti ci sono sì figure sanitarie come ginecologi, ostetrici e pediatri, ma anche assistenti sociali e psicologi formati in transculturalità e un team di mediatori linguistico-culturali. "Per capire al meglio le esigenze di chi si ha davanti", spiega all'Adnkronos Salute la ginecologa Graziella Sacchetti, in occasione di un convegno a Milano, dedicato alla memoria del ginecologo milanese 'paladino' dei diritti delle donne straniere e non, Mauro Buscaglia, morto a dicembre 2012. Ai centri - che si alternano con le aperture, ciascuno 3 mezze giornate alla settimana - si rivolgono mamme col pancione, donne con situazioni difficili che devono affrontare un'interruzione di gravidanza o hanno un bisogno non solo sanitario, ma anche psicologico e sociale, e ancora famiglie con bambini. Il percorso è graduale: "Il primo contatto è ad accesso libero. Le accogliamo e le ascoltiamo, se rileviamo un'urgenza le visitiamo subito, altrimenti si prenota insieme un colloquio nei giorni successivi - spiega Sacchetti - Nel caso di donne incinte le prendiamo in carico e facciamo loro conoscere bene l'ospedale in cui partoriranno. Quando ci troviamo di fronte casi particolari prendiamo contatto con l'équipe della struttura in cui avverrà il parto". Succede. Sotto gli occhi dei medici scorrono le storie di queste donne, anche storie di miseria e sofferenza. Sui lettini si sono stese donne incinte infibulate, con mutilazioni genitali. Per loro il parto è un evento più delicato. E allora gli 'angeli col camice' al lavoro nei due centri hanno contattato gli staff degli ospedali dando indicazioni su come affrontare dal punto di vista psicologico, morale e tecnico l'assistenza al parto, "che non deve essere per forza un cesareo", sottolinea Sacchetti. (segue)

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