(Adnkronos) - Stavolta il magistrato palermitano va oltre la sua storia professionale, oltre la memoria dei suoi maestri, di cui pure si avverte, nel volume, traccia profondissima. Perfino oltre i delitti e le stragi. E ragiona sul ruolo di Palermo nelle vicende d'Italia, sulle tinte 'cariche', come dice lui, di una storia sempre sospesa fra la tragedia e la speranza. Dove passano seminando morte i poteri illegali della nazione, ma dove si trovano anche gli slanci piu' generosi, le profezie di liberta' o di una nuova moralita' pubblica. Palermo e' protagonista nella difficile partita giocata dal Paese "'contro' o 'per' la vittoria del principio di legalita'". Nel libro traspare anche l'Italia che Ingroia incontra nei suoi viaggi, nei dibattiti, nelle scuole, per trarne accenti di speranza, per comunicarci un Paese che in televisione non si vede, ma che ha una sua specifica e crescente vitalita'. Non piu' solo il sud che si occupa di mafia, ma anche il nord. Non piu' solo le scuole, ma tutte le generazioni. Non piu' solo domande da spettatori-tifosi, ma interrogativi e richieste da aspiranti giocatori. "Palermo" e', pero', anche un concentrato di emozioni e ricordi, che affondano nell'adolescenza e nella giovinezza, illuminando il rapporto molto intenso stabilito con la propria citta' da un magistrato sempre 'sotto attacco', da un pubblico ministero in processi cruciali (da Contrada a Dell'Utri). I ricordi di studente universitario, di frequentatore dei cineforum, del jazz e del centro "Peppino Impastato", danno un senso piu' radicale e profondo alla sua scelta di servitore della legge, di "partigiano della Costituzione", come ama chiamarsi, in quel luogo di dolore e rivolta. Una citta' che, da qualche settimana, sente il vento di una nuova stagione.