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Altroché oro e gioielli, le donne ora danno in pegno abiti e accessori griffati

In tempi di crisi
domenica 20 maggio 2012

2' di lettura

Roma, 18 mag. (Ign) - Non più solo oro e gioielli. In tempi di crisi aumenta chi dà in pegno borse, abiti e accessori griffati pur di racimolare qualche soldo. Un piccolo business che, secondo una ricerca della National Pawnbrokers Association, lo scorso anno ha visto un incremento del 15%. Borse Hermes o Chanel, tacchi di Christian Louboutin, vestiti di Armani o Valentino, sono solo alcuni dei capi da cui le donne, spesso a malincuore, si separano per sostenere spese impreviste o più semplicemente arrivare alla fine del mese. In Inghilterra il fenomeno è in espansione e anche online si possono trovare siti che offrono prestiti per abiti e accessori firmati. Il direttore di pawnbrokeronline.co.uk ad esempio, spiega che "spesso le donne scoprono nei armadi beni ben più preziosi dei gioielli. Una volta - racconta - una cliente che aveva urgente bisogno di un intervento ai denti diede in pegno cinque paia di scarpe Chanel, tutte in ancora nella scatola e con le ricevute originali. Un altra impegnò invece la sua collezione di borse Versace, Chanel e Louis Vuitton per affrontare le spese del trasloco". Da Oltremanica all'Italia il passo è breve. Le difficoltà economiche degli abitanti del Bel Paese sono infatti sempre maggiori ed è facile che presto anche qui qualche fashion victim sarà costretta a dar fondo al proprio guardaroba. Al momento tuttavia, i banchi di pegno italiani continuano ad accettare solo gioielli, orologi e pellicce. "Quello della moda è un settore molto labile, tutti gli articoli hanno una durata anche quando sono degli 'evergreen'", dice a Ign, testa online del gruppo Adnkronos, un impiegato del Monte di Pietà di Roma. In pratica un banco dei pegni deve avere la certezza che se un prestito non viene rimborsato, può vendere il prodotto e recuperare il denaro. Una cosa che negli ultime tempi avviene sempre più spesso. "Abbiamo notato un incremento delle richieste di vendita del bene", continua l'impiegato spiegando che "la gente non riscatta più l'oggetto dato in pegno, ma chiede che venga messo all'asta per poter prendere la differenza del prezzo di vendita che torna tutto nella disponibilità del cliente. Se, ad esempio, un orologio per il quale abbiamo erogato un prestito di 100 euro viene venduto all'asta a 500, il proprietario riceverà l'intera somma meno il prestito e gli interessi".

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